Vi sono tanti modi di leggere la storia e le vicende della vita: la “venuta del Signore” (nella storia dell’uomo) e “l’ingresso del Messia” (nella storia dell’uomo) ci svelano che anche Dio ha un progetto che ci riguarda e che Gesù è colui che si è “fatto vicino” e ce lo ha mostrato concretamente. Le Scritture ci dicono anzitutto chi è, in realtà, colui che viene. La Lettura annunzia l’apparizione del «germoglio del Signore» il cui frutto «sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele» (Isaia 4,2). L’Epistola parla di Lui come dell’uomo a cui Dio ha sottomesso «ogni cosa sotto i suoi piedi» (v. 8), mentre al v. 10 lo dichiara come il capo dell’intera umanità alla quale appartiene e con la quale ha in comune «il sangue e la carne» (v. 14) a motivo della sua incarnazione nel seno di Maria.

Egli, pertanto, viene nel mondo per rinnovare i prodigi e le meraviglie della salvezza di Israele (cfr. Isaia 4,5) e che ora riguardano la santificazione dell’intera uma-nità (Ebrei 2,11) e la sua liberazione dal potere del diavolo e della morte (v. 14). Le Scritture, dunque, testimoniano che Gesù è venuto nel mondo dotato di un potere in-vincibile «per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il pote-re, cioè il diavolo, e liberare quelli che per timore della morte, erano soggetti a schiavi-tù per tutta la vita» (Epistola: Ebrei 2,14-15). L’ascolto delle Scritture ci spinge, inoltre, a riflettere sulla peculiare modalità scelta dal Signore per il suo ingresso in Gerusalem-me quale inviato per la salvezza, ovvero come il Messia-Re d’Israele. Modalità che illumina il mistero della sua Natività, del suo ingresso nel mondo e dell’assunzione del «sangue e della carne» (cfr. Ebrei 2, 14) che lo accomuna a ogni uomo. Egli infatti, avanza cavalcando un puledro (Luca 19,30.33), che Matteo precisa essere d’asina (21,2.7), mentre Giovanni parla di un asinello (12,14). Si tratta, comunque, di una cavalcatura di certo non adatta per l’intronizzazione di un re e tantomeno per andare in battaglia. Sic-ché l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, mentre dichiara realizzata l’antica promessa circa l’invio del Messia salvatore, fa comprendere che egli avrebbe compiuto la sua missione in una condizione di mitezza e di umiltà, in aperto contrasto con gli atteg-giamenti mondani dei tanti Messia che si sono avvicendati e tuttora si avvicendano nel-la storia degli uomini e del mondo. Gli avvenimenti che il Vangelo ci racconta, sono ac-caduti presso le mura di Gerusalemme; ma, in verità, la storia si dipana oggi presso mura che chiudono una città ancora più segreta: il nostro cuore. Alle porte di Gerusa-lemme fanno festa a Gesù, non gli abitanti della città; fanno festa e lo accolgono i disce-poli che venivano dalla periferia, e radunandosi dalla periferia, danno modo alla città di Gerusalemme di diventare luogo di accoglienza di Colui che è l’atteso.  

Questa modalità salvifica, presente in tutti i misteri della vita terrena del Figlio di Dio, a partire dalla sua Natività dalla Vergine, è attualizzata nella celebrazione eucaristica nella quale la nostra santificazione, la nostra liberazione, l’anticipo della gloria è signi-ficata negli umili segni del pane e del vino, memoriale perenne ed efficace della morte sofferta dal Signore a «vantaggio di tutti», «a magnificenza e ornamento» non più per i soli «superstiti d’Israele» (Isaia 4,2), ma per l’intera famiglia umana alla quale lui stesso appartiene!

 

Diacono Giuliano

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