Sembra esservi un luogo da cui tutti, chi più chi meno, ci teniamo consapevolmente o inconsa-pevolmente alla larga: la nostra interiorità. Ci sono tanti modi per farlo, Che siano la radio o la televisione sempre accesi, che sia il cellulare sempre pronto a squillare a cui ci attacchiamo a vol-te con avidità quasi fosse una specie di biberon per adulti; che sia internet o i vari social net-work, che siano anche le chiacchiere spesso inutili e interminabili. Modi semplici che però non permettono a noi di stare in silenzio o di non lasciarci mai circondare dal silenzio. Altri invece che richiedono la nostra complicità come quella di rinviare al domani le domande fondamentali e le decisioni conseguenti. Forse lo facciamo perché abbiamo paura di trovare il vuoto e di essere così presi da angoscia, oppure perché abbiamo paura di dover prendere finalmente quelle deci-sioni che sappiamo, possono cambiare la nostra vita. E allora, davvero fuori dalla porta della nostra interiorità, appendiamo il cartello che a volte capita di vedere appeso alle porte dei nego-zi: torno subito. Ma quel subito rischia di diventare un tempo indefinito, addirittura diventare un mai. Ecco, la quaresima - tempo di deserto - vuole aiutarci a rendere finalmente vero quel su-bito. E lo fa con alcuni semplici inviti perché il Signore ci tiene a noi, vuole abitare con noi la no-stra interiorità.

Il primo invito è sostenuto dal verbo ritornare che forse potremmo trasformarlo nel verbo rien-trare; un rientrare nella nostra interiorità vincendo la paura del silenzio, il timore della solitudi-ne e forse, l’angoscia del vuoto. Dentro di noi non c’è un vuoto angoscioso, non c’è il buio, non c’è la solitudine; dentro di noi ci siamo solo noi stessi e Colui che è la radice del nostro essere: Dio. Dio è nella mia intimità perché è la fonte del mio essere. Dio è il Padre e io sono figlio, e lo sono grazie al sangue del Figlio suo Gesù Cristo e al dono dello Spirito Santo che è dentro di me.

Un secondo invito è quello alla riconciliazione. Non basta infatti rientrare in noi stessi, ma oc-corre fare, per grazia di Dio, un percorso di riconciliazione interiore, perché siamo sì figli di Dio, ma siamo rovinati dal peccato. Siamo divisi dentro di noi; tirati da una parte e dall’altra, non siamo più persone armoniose ed equilibrate. Abbiamo slanci di bene ma insieme anche inconfes-sabili fremiti al male. C’è quindi bisogno di riconciliazione, c’è bisogno di guarigione, c’è bisogno di ritrovare unità che solo la Parola di Dio (offertaci in questo tempo di quaresima in maniera abbondante), solo l’azione purificante e sanante dello Spirito Santo, solo attraverso la guarigione che ci viene offerta dal sacramento della riconciliazione, permettono a noi di riavvicinarci a noi stessi, a Dio e agli altri.

E poi, terzo invito, quello all’autenticità alla verità di noi stessi; autenticità che non ci fa agire condizionati dall’applauso o dalla critica degli altri. Infatti, anche quando compiamo cose im-portanti dal punto di vista religioso come il digiuno, l’elemosina, la preghiera, se non siamo au-tentici, anche queste cose belle, perdono di spessore e di significato perché legate e condizionate dal giudizio degli altri. Dobbiamo agire per noi, nella verità, facendo ciò che è bene davanti a Dio e alla nostra coscienza, per essere davvero bene anche davanti agli altri.

Diacono Giuliano

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