Ritta, discosta appena dal legno,
stava la Madre assorta in silenzio,
pareva un’ombra vestita di nero,
neppure un gesto nel vento immobile.
O Madre, nulla pur noi ti chiediamo:
quanto è possibile appena di credere,
e star con te sotto il legno in silenzio:
sola risposta al mistero del mondo.  (D.M. Turoldo)

Domenica delle Palme

Un volto che ha perso la sua bellezza e che è divenuto sfigurato quello del Servo sofferente che, facendo dono di sé, si è preso su di sé il peso e le colpe di tutti. Tuttavia, già nell’antico testo del profeta Isaia che guardava il futuro dell'agire di Dio, appare con evidenza che questo palese racconto di morte, è in realtà una convocazione alla vita, detta e data per i figli dispersi, quasi un invito a riconoscere che tutti, tutti i figli dispersi, in realtà hanno una casa, e questa casa l'ha preparata il Signore, l'ha voluta Lui e ora la offre in dono. C'è come un invito ad entrare a fare Pasqua, perché da quel volto così sfigurato e sofferente di Gesù, scaturisce grazia, perdono, benevolenza, vicinanza di Dio alla nostra debolezza, al nostro dolore, alla nostra fragilità. Ecco, si apre così con questo annuncio, la liturgia della Settimana Autentica, e il gesto dell'ulivo con cui anche noi vorremmo esprimere l'accoglienza da dare al Signore che entra in Gerusalemme, non ci distoglie certo da questo scenario drammatico e insieme bellissimo. Non c'è il tono del trionfo di un vincitore che umilia i nemici, c'è piuttosto il segno di un Re umile e povero, che proprio in forza di questa povertà e di questa umiltà, può essere riconosciuto da tutti come il Salvatore. Paradosso della Pasqua: si accenna ad un intervento e un inizio maestoso di trionfo, ma il volto è sfigurato che ha perso ogni bellezza. Se tu comprendessi, risponde il profeta, non cercheresti di coprirti la faccia; egli infatti “si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori”. Soltanto guardando a Lui si potrà trovare le risorse per dare parola e speranza alle nostre stesse sofferenze
Per questo avvertiamo davvero prezioso ogni segno, ogni simbolo, ogni parola che aiutino ad entrare nel cammino di questa Settimana Autentica che ci condurrà, passo dopo passo, alla pasqua di Gesù. E davvero sono tanti questi doni, come preludio a qualcosa che è bene che accada, non solo nella Chiesa che celebra, ma anche nel cuore e nella libertà di ciascuno di noi, perché la Pasqua è un personale invito a incontrare il Signore. Ci dice il testo conciso ma bellissimo, dal tono augurale della lettera agli Ebrei: «Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù». Per entrare nella Pasqua del Signore, dobbiamo avere un bagaglio agile che non appesantisca il passo, che non addormenti il cuore, e insieme che aiuti a tenere lo sguardo fisso su di Lui, perché è solo guardando a Lui che ritroviamo le convinzioni e le risorse, per celebrare davvero la Pasqua nel Suo nome. Questo è l’invito che la Domenica delle Palme ci mette nel cuore: avere lo sguardo fisso su Gesù tenendolo  in riferimento alla potente pagina della profezia di Isaia, che non a caso verrà proclamata in tutte le lingue del mondo nella liturgia del venerdì santo. E poi, il gesto di Maria di Betania che dà espressione al sentimento giusto, con il quale tutti noi dobbiamo preparare la celebrazione della Settimana Autentica. Questi giorni sono unici, nell’arco dell’anno e dobbiamo temere che essi passino troppo in fretta e troppo leggeri.

 

Giovedì Santo

Nessun’altra sera dell’anno scende sui nostri cuori con la dolcezza appassionata che suscita memorie e speranze, pentimenti e promesse, pensieri mesti e palpiti d’amore. È la sera della “cena del Signore”; l’ultima che egli consumò prima di andare incontro al tradimento, alla morte di croce, alla gloria della risurrezione. Con quella cena chiuse l’Antica Alleanza, che veniva celebrata con il banchetto dell’agnello, e con l’istituzione dell’Eucaristia inaugurò la Nuova Alleanza. “Questo – ci ricorda Gesù – è il mio corpo che è per voi”. In questa realtà, semplice come il più comune alimento e trascendente come l’amore creativo di Dio, possiamo trovare ogni ragione per non vivere a vuoto e ogni energia per costruire liberamente il nostro destino di risposta al Padre e alla sua eterna chiamata. Quel medesimo e unico sacrificio è sempre con noi. Accompagna ogni generazione nel suo difficile cammino; e dunque arricchisce e rianima anche l’umanità che vive “oggi” e “qui”: l’umanità che è sempre oggettivamente bisognosa di perdono, di risurrezione interiore, della verità che vince ogni scetticismo, della speranza che non delude. Nel pane e nel vino misteriosamente consacrato, la Chiesa ha sempre riconosciuto e onorato la presenza reale del Corpo e del Sangue del Signore morto e risorto. È il nutrimento arcano che da duemila anni non è mai mancato sulla mensa della comunità cristiana e non mancherà mai fino al termine della storia.
Esiste però, nella vita di Gesù, una sera carica di indicibili sofferenze fisiche ed interiori, che non trova partecipazione dei discepoli che sono sì accanto a Lui, ma stanchi e dormienti. Anche se sapeva da sempre il suo destino, Gesù avverte tutto l'umano orrore del sangue, lo spavento di una fine atroce e ignominiosa, un vero raccapriccio dell'uomo che si sente braccato e afferrato dalla morte. Questa paura investe anche il corpo, agghiaccia il sangue, sbianca la carne, scuote in un tremito violento tutte le membra. Di conseguenza la ripugnanza, il disgusto, la nausea: Triste è l'anima mia, proprio triste da morire. È una tristezza interiore infinitamente più trafiggente ed esasperante di tutti i tormenti fisici. Umilmente e senza timori Gesù lo confessa ai discepoli anche se loro non riusciranno a comprendere il suo intimo tormento; invoca da loro almeno una lontana volontà di comprensione: Rimanete un poco qui e vegliate con me. Egli vive dentro di sé tutte le paure, tutte le nausee, tutte le tristezze dei morti e dei nascituri, dei perfetti e dei mostri, dei santi e dei dannati. Nessuna nostra crisi può più essere estranea alla crisi del Getsemani; anzi ogni nostra crisi di ieri, di oggi, di domani, non è che un ricordo o una eco di quella. E proprio nel Getsemani il Cristo, il Dio fatto nostro fratello, risucchia e rivive in sé, trasfigurandola, tutta la nostra tristezza. E allora, per la incommensurata tristezza che uccide oggi il mondo, il Getsemani, con il Cristo agonizzante, è ancora l'unico luogo capace di vita. Paradosso della redenzione non la mia volontà sia fatta, ma la tua.

Venerdì Santo

Scende la sera sul giorno del più grande dolore e del più grande amore. A dramma concluso – dopo che si sono spente le voci dell’odio; dopo che si è consumato lo spettacolo della viltà umana (la viltà di Pilato, di Pietro, degli apostoli in fuga); dopo che la madre di Gesù, divenuta la madre di tutti, ha riavuto in grembo quel suo figlio misterioso e affascinante, ormai esangue e preda della morte; dopo che la pietra è stata rotolata sul “sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto” (Gv 19,41), sulla piccola altura del Golgota resta nuda e sola la croce. Resta quasi a dire che è l’approdo, il risultato, l’acquisizione permanente di quel tremendo travaglio. Che cosa ci dice la croce? La croce ci dice che è finita ogni inimicizia con Dio, dal momento che il Figlio suo unigenito lì si è immolato per le nostre colpe ed è spirato chiedendo perdono per noi. Spesso gli uomini sono più ignoranti che cattivi, sono più deboli che malvagi, Egli ha chiesto perdono per il male “spensierato”, che quasi non ha coscienza di sé. Ma più spesso gli uomini scelgono a ragion veduta la strada della prevaricazione, dell’egoismo, della ribellione alla legge divina e alla volontà del Padre. Anche per la realtà assurda e tragica del male consapevole e intenzionale Gesù ha sacrificato la sua vita. Nessuna nostra iniquità è più grande del perdono del Padre in Cristo. Perfino al condannato che muore carico di delitti, crocifisso colpevole accanto al Crocifisso innocente, è stato detto: “oggi sarai con me in Paradiso” (Lc 23,43). Dalla croce questa prospettiva di salvezza è offerta a tutti noi. Ciascuno di noi porti sotto la croce il suo peccato e il suo pentimento, e il suo cuore sperimenterà davvero una grande pace.

Veglia nella Notte

Pasqua di Risurrezione. Proprio nel momento in cui la tenebra della notte scende sul mondo e un confuso silenzio ci avvolge e sembra soffocarci e dirci “non c'è più speranza” perché si smette ogni attesa di salvezza e di novità; proprio quando la marea montante del male ci raggiunge e ci travolge consapevolmente, lucidamente, tanto che non riusciamo più a spremere dal nostro arido cuore un sentimento di pietà e di dolcezza; proprio quando siamo come presi dall'agonia della disperazione; proprio quando stentano a venire alle labbra le parole di pentimento e di conversione, proprio quando Dio appare lontano ed estraneo e Gesù stesso sembra catturato dal nostro universo di colpa e abbandonato al suo fallimento; proprio quando non abbiamo più un desiderio da esprimere e la nostra sorte è solitudine misera, proprio quando pensiamo il Signore Gesù come l'icona del fallimento di Dio e del nostro destino di una libertà chiamata a perdersi nell'Infinito fattosi Uno di noi, proprio quando stiamo recitando il requiem per Dio e per il suo Figlio ammazzato dalle nostre malvagità, proprio allora, ci si svela il cardine della fede cristiana: il Signore Gesù risorge, compie le profezie antiche e dilata il nostro animo alla meraviglia della sua Presenza che ci accompagna, ci afferra, ci trasforma. L'annuncio della Risurrezione si fa augurio di un’esperienza che ancora una volta e daccapo, può iniziare e ricominciare nel segno di una saldezza autentica perché fondata sulla Roccia, Chiesa in cammino, forza mite e semplice di gente che vuole condividere un dono che non può trattenere per sé. Chi ci fa mettere in cammino dietro a Gesù di Nazareth se non la consapevolezza di essere conosciuti per nome, e quindi amati? Per incontrare Gesù risorto occorre comprendere la necessità salvifica della croce. Ciò che muove il coraggio dei passi e della decisione è l'Amore, la “Charis”, l’Amore trinitario che è la chiave di lettura dell'intera vicenda della Pasqua. La croce di Gesù, infatti, non è eliminata, essa vale per sempre, ma la risurrezione proclama in modo inequivocabile, la vitalità e la ricchezza di una vita su cui la morte non ha avuto l’ultima parola, perché superata. Una riabilitazione dell’uomo chiara e solare secondo il pro-getto salvifico di Dio; redenzione dilatata - dalla creazione alla risurrezione finale – da una volontà di comunione già posta nell’eternità del progetto di Dio, che, sola, motiva tutta l’azione salvifica di Gesù: potremmo dire con un’immagine “non per far sparire la croce, ma per superarla”. L’ascensione di Gesù, infatti, ci dice che la polvere della Galilea, che segna l’umanità, è là insieme a Gesù, sempre ed eternamente presente nella Trinità e non può essere qualcosa che accade fuori dalla Trinità. Per questo abbiamo l'Eucarestia per dirti grazie Signore. Il Battesimo è Cristo che ci vuole suoi, l'Eucaristia che ci viene regalata, è l'apice dell'unità con Dio e tra di noi, così che il Dono trasforma la relazione. Si frantuma il ricorso alla disperazione, inizia il canto di gioia, inizia una gioia senza tramonto. Grazie Signore Gesù, aiutaci a essere veramente tuoi, e questo avvenga per intercessione della tua e nostra Madre, la Vergine Maria.

 

Prossimi appuntamenti

No events

Orari Celebrazioni

piazza

 Feriale tranne il venerdì in periodo di Quaresima
ore 18.00

Prefestivo
ore 18.00

Festivo
ore 11.00
ore 18.00

Sgalis

I Sgalis de Poasch e Sorighèe te cùnten su

Le origini del nostro territorio

cielo sole

Il Nocciolo

Scarica l'ultimo numero del bollettino parrocchiale

 

nocciolo whatsup

Il Nocciolo WhatsApp

Scopri come ricevere le notizie della nostra parrocchia su WhatsApp

agenda

Eventi

Tutti gli appuntamenti nella nostra parrocchia e non solo

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy