V Domenica di Pasqua – Anno A
At 10,1-5.24.34-36.44-48a; Salmo 65; Fil 2,12-16; Gv 14,21-24

«In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita» (Fil 2,15).

Per entrare nella Parola che la liturgia di oggi ci consegna, conviene cominciare dalle parole che Paolo dalla prigione scrive ai cristiani di Filippi, una comunità rimasta profondamente nel suo cuore. Tutta la Lettera ai Filippesi è uno scritto affettuoso e colloquiale perché è lettera di un amico ad altri amici. Traspare tutta la gioia di Paolo quando con soddisfazione dice: «In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita». Noi che siamo abituati alle luci artificiali delle nostre città che non rendono più concreto il buio della notte, abbiamo forse perso il piacere di contemplare un cielo stellato e restare affascinati da quel trepidare di piccole luci che costellano il cielo e forano il buio della notte. Gli astri sono percepiti vivi e palpitanti come fossero amici, e la loro luce anche se è fioca e lontana, è avvertita profondamente diversa dalla luce delle nostre lampade artificiali che pur dandoci luce, tuttavia non scaldano, non indicano antiche rotte come fanno gli astri che brillano nel cielo e che rimandano a Dio (cfr Sal 8,3). Paolo ci dice che pur essendo nel mondo, noi non siamo del mondo; anzi, già fin da ora siamo autorizzati dal desiderio, di conoscere l’infinito, e questo in virtù dell’operato di Dio che, ci dice Paolo, «suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore».

 

Siamo cioè continuamente esortati ad una responsabilità vera che si faccia frattura rispetto alla mondanità del mondo, e questo mantenendo «salda la parola di vita» che ci chiama a rendere il Vangelo presente là dove viviamo. Allora si può capire lo stupore di Pietro descritto nella pagina di Atti. È pagina che ha una sua freschezza perché ci accorgiamo nel leggerla, che contiene elementi molto concreti di casa, di gente ospitale, di gioia che passa dall’uno all’altro proprio perché persone semplici che si accorgono che sta accadendo loro qualcosa di singolare. Pietro comprende sempre più che i suoi schemi abituali stanno saltando, che il Signore gli chiede passi nuovi che sono quelli di aprirsi anche verso coloro che, anche se ritenuti pagani, nel loro cuore coltivano il desiderio di un ascolto nuovo della Parola di Dio. Il passo che Luca racconta, fotografa la trasformazione che avviene nel cuore e nella vita di Pietro: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone». La Parola di Dio accolta al tempo dei Patriarchi, che ha accompagnato tutto l’Esodo e via via fino a quei giorni, non è più solo esclusiva del popolo ebraico. Pietro, uomo generoso conscio di non conoscere già tutto, sta crescendo nell’esperienza del Vangelo che gli viene dalla Pasqua di Gesù. Sta rendendosi conto di come le distinzioni piccole che gli uomini si danno, la luce del Vangelo dichiara vecchie e ingessate. Questa è la parola della Pasqua che fa guardare in modo diverso la propria vita.

Anche noi siamo chiamati ad “imparare” la Pasqua, renderci cioè conto giorno dopo giorno cosa voglia dire credere in Gesù morto e risorto; credere nel Figlio di Dio che ha voluto condividere fino in fondo l’esperienza e la fatica del cammino dell’intera umanità. Riuscire come Pietro, a riconoscere che stiamo ancora “imparando” il significato di questo Dono; ed è per questo che la nostra vita, quando incontriamo uomini e donne - e quanti ce ne sono di noti o meno noti, di semplici o di autorevoli - quando davvero entriamo in sintonia con quegli «astri» come li chiama Paolo, che sanno vedere, ascoltare e accogliere, la nostra vita acquista sapore nuovo perché proviamo tutto il gusto e il senso profondo del Vangelo. E per far questo vogliamo raccogliere la successione di tre verbi che il Vangelo ci presenta: accogliere osservare, amare la Parola. Questa è la forza interiore di chi si fa discepolo di Gesù; ama il Padre che la Parola ce l’ha dona in Cristo Gesù, la accoglie per viverla pienamente secondo la sua forza. Gesù ci dice: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»; non è soltanto invito a vivere bene quanto il Vangelo ci chiede, ma è invito ad una fraternità ed a una comunione con Lui. Chi ama vuole abitare, chi ama vuole essere abitato; è tutto qui il progetto di Dio su ciascuno di noi: abitare dentro di noi. Qui si capovolge tutto il nostro sapere: non siamo noi che andiamo verso Lui, è Lui che viene e prende dimora presso di noi. Dimorare vuol dire entrare in casa, sedersi, mettersi a tavola insieme che è la condivisione che porta alla comunione. Qui siamo al nocciolo, questa è la parola data nell’imminenza della Pasqua, il testamento che Gesù lascia ai suoi discepoli. E quel dimorare, per noi, deve essere inteso proprio come un “conservare”, uno “stare sempre con”, che è qualcosa di più ricco e più sorprendente che non il semplice abitare. Allora anche ciascuno di noi che si trova a tu per tu con le parole di Gesù, è chiamato a mostrare condivisione che sia capace di far emergere una tensione profonda di comunione, di incontro, di conoscenza proprio perché «il Signore veglia sul cammino dei giusti» (Sal 1,6). E questa è relazione profonda che non si spegne più; il volto di Gesù di Nazaret e il suo Vangelo entrano nel cuore, spinge al cambiamento di vita di ognuno e fa aprire i confini, fa superare schemi che ingessano le nostre azioni e fa ritrovare tanti segni belli e positivi nei cuori di molti.

Possiamo entrare tutti nella Pasqua, nessuno è tagliato fuori; un passo, un atteggiamento, una scelta, un gesto di perdono, un’attenzione vera che fa appassionare anche chi non c’entra con il nostro angolino di vita, di terra, di casa, e ce ne facciamo carico imparando ad adoperarci, a pregare, a voler bene. Questa è la Pasqua e ogni domenica comprese quelle di questo periodo di distanziamento, siamo aiutati dalla parola del Signore a cogliere i suoi segni belli nella nostra vita. Ritorna sempre la prospettiva di una evangelizzazione che passa attraverso la testimonianza. Essa è molto di più dell'operosità, a cui noi siamo spesso votati e portati. L'operosità è attenzione alle persone, ma diventa profondamente testimonianza cristiana, quando si esprime nella gratuita disponibilità verso l'altro, nell'impegno dell’operare al meglio con amore, con responsabilità e competenza. La percezione di una mancanza di questi bei segni allora, deve far maturare un sentimento di ricerca appassionata, e questo movimento è quello che chiamiamo desiderio. Preghiamo che accada davvero, preghiamo affinché il nostro cuore si apra a cammini personali, di gruppo, di comunità. Gesù non lascia mai cadere le promesse che fa, le conduce sempre a compimento: anche oggi Signore, anche per noi.

Gli orari delle messe nel fine settimana

Sabato
ore 18.00

Domenica
Ore 9.00
Ore 11.00
Ore 18.00

Se qlcuno di voi non se la sente ancora di partecipare di persona, trasmetteremo sul canale YouTube la "nostra" messa delle ore 11.00.
Se già ricevi le notizie e comunicazioni della nostra parrocchia su whatsapp, riceverai il link qualche minuto prima dell'inizio della celebrazione, se ancora non le ricevi segui queste istruzioni per riceverle:
http://www.parrocchiapoasco.it/new/index.php/52-contatti-e-social/89-whatsapp

Ci sarà inoltre la possibilità di vedere in TV sul canale 195 la S.messa in diretta dal Duomo alle ore 9.30.

Le celebrazioni si svolgeranno nella nostra nuova chiesa se è bel tempo.

La nostra “nuova” chiesa (cortile dell’oratorio) può contenere 120 persone.

Si deve arrivare per tempo per permettere le procedure d’ingresso: controllo temperatura, igienizzazione delle mani e domande dei volontari. 🕰

Una volta che la messa è iniziata non si potrà accedere al cortile dell’oratorio : evitiamo polemiche inutili per favore...qesta in realtà dovrebbe anche essere una norma di buona educazione a prescindere dall’emergenza attuale😊

Portate un copricapo: se c’è il sole, “il sole picchia” ☀️

Armatevi di pazienza😊

Grazie🌻

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Messaggio del Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede, don Mario Antonelli, indirizzato ai responsabili delle Comunità pastorali, ai parroci, al clero, ai Superiori locali, ai Consigli pastorali e alle Diaconie

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