VI Domenica di Pasqua – Anno A
At 4,8-14; Sal 117; 1Cor 2,12-16; Gv 14,25-29

Il Vangelo di oggi è il prosieguo di quello della settimana scorsa, ed è parte della sezione che viene conosciuta come “i discorsi di addio”. La frase che apre questo quattordicesimo capitolo del Vangelo secondo Giovanni, qui viene ripetuta avendo una promessa in più verso i discepoli che Lui ha tanto cari: il dono dello Spirito Santo. Questo sembra essere il cuore di questa domenica in cui la comunione profonda con il Vangelo del Signore diventa qualcosa di amato, di cercato, di atteso. Allora è dentro questo orizzonte che riusciamo ad accogliere le straordinarie parole: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Quando consideriamo la pace, pensiamo a qualcosa di tranquillo in cui trova posto il rispetto fatto di gesti e parole che conducono ad una comprensione e alla possibilità di soluzione di situazioni problematiche e di conflitto. Ma per Gesù la pace è qualcosa di più delle nostre normali attese; «vi do la mia pace» non è mai un riposo, racchiude un’operosità volta al desiderio di Dio di vedere un’umanità pacificata che si vuole bene, una umanità che toglie ogni ostacolo e che condividendo, riesce a chinarsi sul più debole per aiutarlo. È pace quella di Gesù, che fa vivere il senso vero dell’essere figlio nel Figlio, ed è pace che ci è consegnata nel suo Spirito dal trono cruento della Croce: «Non come la dà il mondo, [la pace] io la do a voi». Allora, per chi fa propria nell’intimità del suo cuore quella pace donata che è la Sua persona (ricordiamoci di quel “noi verremo a lui” di domenica scorsa), le fatiche e le prove della vita riescono ad essere affrontate in modo diverso. «Non sia turbato il vostro cuore», è appunto l’invito ad assaporare qualcosa che ci aiuta a recuperare la calma del cuore che spegne l’agitarsi dei turbamenti dell’animo anche in mezzo alle inquietudini che ogni giorno ci avvolgono, e si fa vera ed urgente la necessità di accogliere sempre queste parole dalla bontà del Signore.


«Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Una “staffetta”, un passaggio di consegne. Gesù che custodisce questo dono gelosamente nel suo cuore, nella sua Pasqua lo effonde, lo dona senza riserve. In forza dello Spirito, la storia di Gesù si rivede nei suoi: la sua predicazione, i suoi gesti di cura verso i malati, il suo perdono verso i peccatori, la sua accoglienza verso gli estromessi e, nei martiri, la sua croce. Ciò che Gesù aveva seminato spunta e cresce, ciò che Gesù aveva detto diventa chiaro, ciò che appare agli uomini impossibile, in forza dello Spirito, diventa possibile. Lo Spirito è memoria viva del Risorto, è la possibilità concreta e storica di vivere come è vissuto Lui. Non è soltanto una conoscenza intellettuale, lo Spirito Santo ci permette di avere una memoria affettiva. Lo Spirito ci fa gioire nell’amare facendo vibrare il cuore, ecco perché lo Spirito Santo ci regala la pace. C’è un legame strettissimo tra l’insegnamento di Gesù e quello dello Spirito Santo al punto che lo Spirito è il Cristo stesso nel cuore e nella vita del credente. Gesù vuole abitarlo così il nostro cuore, e facendolo ci accorgiamo che, anche se tutto ci interroga e i problemi ci sollecitano fino ad essere anche ragione di sofferenza, riconosciamo di avere una riserva che non si esaurisce mai ed è la riserva che ci fa scoprire di essere in pace nella pace del Padre, questa è la grazia del Signore Gesù, grazia da invocare sempre. Testo di qualità straordinaria non solo per il contesto in cui si pone (l’imminenza della sua Pasqua), ma anche per la pace interiore che solo Lui può donarci e che permette di vivere la fede dei semplici, lo stupore dei piccoli e dei poveri che hanno la gioia di sentirsi custoditi e che per questo, dicono “che bello averti conosciuto Signore”.
E Paolo ci dice che «noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito». È come se emergesse l’immagine di un fiume placido che nel suo andare verso il mare, via via spegne la sete delle terre che bagna e fa crescere gesti, scelte, testimonianze che non fanno rumore. Sono le azioni del Buon Samaritano che si ferma ai bordi della strada per chinarsi su un malcapitato, sono azioni che mostrano la capacità di riuscire a perdonare o a non perseguire l’accumulo delle cose, di beni, di tesori e avere il cuore sgombro e semplice nel guardare gli altri, le cose, la storia. Non è soltanto Vangelo scritto ma Vangelo vissuto. Ed è bello che Paolo poi faccia notare come sia presente anche il rischio di non riuscire a recepire questo dono: «L’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle». È come se emergesse l’immagine di un torrente in piena che distrugge tutto tanto è presente l’avversione alle parole del Vangelo avvertite con ironia, sarcasmo e giudizio spietato. Se ci pensiamo bene, il comportamento richiesto da tutto il discorso della montagna presente nel Vangelo secondo Matteo e che si può condensare bene nella frase: «amate i vostri nemici» (Mt 5,44), senza la Sapienza dello Spirito e con le sole nostre forze, queste parole passano per malsana follia e fatte oggetto di scherno e irrisione che minano la stessa vita e fanno danni proprio come le acque impetuose erodono gli argini fino a spaccarli.
Se celebriamo consapevolmente la nostra Eucaristia nei modi che ci sono dati di viverla in questo tempo chiamato sospeso, la Parola si fa viva in noi e porta alla vita. E Pietro che è uomo passato attraverso vere tempeste interiori, dopo aver ricevuto lo Spirito, scopre di essere un uomo libero che sta assaporando profondamente il senso della sua vita, la sua pace in Cristo Gesù. Sarebbe stato facile in quel momento sfruttare come successo per se stesso la guarigione di un uomo povero e malato che tutti conoscevano e adesso sta accanto agli apostoli oramai in salute, ma la sua libertà lo porta ad annunciare la Pasqua che poi è origine della guarigione di quell’uomo. Del testo di Atti voglio cogliere la frase che penso sia centrale «nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato». È riconoscere e far constatare come quell’azione di guarigione sia opera di Gesù Cristo, che proprio perché è il Vivente è sempre all’opera e se lo si accoglie confidando nella sua Persona, ogni affanno, ogni difficoltà trova il suo porto sicuro perché «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12). Solo in Lui troviamo lo spazio di dialogo vero con il Padre; portiamolo dunque nel nostro cuore e a nostra volta sentiamoci autorizzati a chiederGli: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio» (Ct 8,6) perché anche questo scaturisce da quel: «vi lascio la pace vi do la mia pace».

Gli orari delle messe nel fine settimana

Sabato
ore 18.00

Domenica
Ore 9.00
Ore 11.00
Ore 18.00

Se qlcuno di voi non se la sente ancora di partecipare di persona, trasmetteremo sul canale YouTube la "nostra" messa delle ore 11.00.
Se già ricevi le notizie e comunicazioni della nostra parrocchia su whatsapp, riceverai il link qualche minuto prima dell'inizio della celebrazione, se ancora non le ricevi segui queste istruzioni per riceverle:
http://www.parrocchiapoasco.it/new/index.php/52-contatti-e-social/89-whatsapp

Ci sarà inoltre la possibilità di vedere in TV sul canale 195 la S.messa in diretta dal Duomo alle ore 9.30.

Le celebrazioni si svolgeranno nella nostra nuova chiesa se è bel tempo.

La nostra “nuova” chiesa (cortile dell’oratorio) può contenere 120 persone.

Si deve arrivare per tempo per permettere le procedure d’ingresso: controllo temperatura, igienizzazione delle mani e domande dei volontari. 🕰

Una volta che la messa è iniziata non si potrà accedere al cortile dell’oratorio : evitiamo polemiche inutili per favore...qesta in realtà dovrebbe anche essere una norma di buona educazione a prescindere dall’emergenza attuale😊

Portate un copricapo: se c’è il sole, “il sole picchia” ☀️

Armatevi di pazienza😊

Grazie🌻

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Messaggio del Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede, don Mario Antonelli, indirizzato ai responsabili delle Comunità pastorali, ai parroci, al clero, ai Superiori locali, ai Consigli pastorali e alle Diaconie

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