La liturgia oggi ci fa celebrare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che noi sempre invo-chiamo compiendo il gesto umile ma potente del segno di croce. Giornalmente e anche più volte nella giornata invochiamo la Trinità perché in Essa siamo segnati dalla Chiesa che ha risposto fedelmente ad un preciso comando di Gesù: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 28,19). Quel segno potente che ci ricorda la nostra origine e quale sia la nostra meta, pone però la necessità di lasciarci provocare dalla domanda che è fondamentale per la nostra esistenza “chi è Dio per me”. Perché il pericolo sempre presente è quello di continuare a pensare Dio, come il Dio lontano, il Dio che non bisogna disturbare, il Dio al quale dobbiamo offrire le nostre preghiere e i nostri sacrifici per tenercelo buono.   
Chi è Dio? Noi, come ogni domenica, “siamo convocati alla sua presenza” ( III Preghiera Eu-caristica) per incontrare e fare memoria di quanto operato nella storia della salvezza dalla Trinità. La liturgia della domenica in fondo, ci guida  alla comprensione di questo miste-ro. La parola di Gesù ci illustra il cielo, perché è venuto a parlarci del Padre e della relazione che noi abbiamo con il Padre. Ma se nel cuore dell’uomo non c’è la fame e la sete di Dio, se non alberga nel cuore il desiderio di Dio, la Legge, che è l’amore di Dio donato all’uomo, è : «resa impotente a causa della carne» (Rm 8,3).
Gesù infatti, manifesta l’amore di Dio attraverso il suo insegnamento, manifesta Dio attra-verso i segni, le guarigioni prodigiose, le opere, e tuttavia ci dice «Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio» (Gv 14,24). È in verità una sintesi rapida e tuttavia verissima. Gesù fu odiato per le opere buone che faceva. E questo perché gli uomini ave-vano preferito un Dio fermo, ormai addomesticato nei precetti da osservare scrupolosa-mente. Se ci pensiamo bene anche oggi i suoi insegnamenti rischiano di essere sistemati solo nei quadri, nelle nicchie, negli archivi, e forse anche nei catechismi, tenendo Dio lì vi-cino, ma forse “congelato”, mentre Dio è vivo, è famiglia, è relazione, è comunione, Dio è incontro per me, per te. È davvero una grande provocazione di speranza, anche se il mistero della Trinità ci sembra essere sempre distante da come lo viviamo ogni giorno.
Il Dio vivo è un Dio che rompe sempre i nostri schemi che noi abbiamo reso ormai saldi e per questo occorre lasciarsi convertire dalla rivelazione. Dio non può essere visto con gli occhi umani come aveva chiesto Mosè; non è una immagine che si possa catturare a modo di una fotografia; potrà essere conosciuto da chi, credendo alla sua Parola e docile alla vo-ce del suo Spirito, cammina sulla strada da Lui indicata non stancandosi mai di cercarlo attraverso l’obbedienza di tutta una vita. La fede infatti, è sempre in crisi, perché non ha certezze che possano essere assicurate dalla fredda ragione della persona.
La fede è continuo desiderio: «Dall’aurora io ti cerco» (Sal 63), ci dice il salmo di oggi. Oggi, la festa della SS. Trinità sottolinea che in questo mistero inesprimibile, è presente la rela-zione unicamente vera: «io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,10). Il Padre senza solu-zione di continuità ama il Figlio che continuamente lo ricambia, e questo amore tra i due è lo Spirito Santo. Esso non si limita a effondersi, a darsi, ma sa anche riceversi, accogliersi, ascoltarsi, lasciarsi amare da se stesso. Questo amore così intenso e così profondo, conosce l’eccedenza, raggiunge cioè anche noi, perché in questo granitico circolo d’amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo, lì ci sono dentro io e ci sei dentro tu. Se Dio è relazione e comunione, io devo essere relazione e comunione, tu devi essere relazione e comunione. Il mistero trinitario ci coinvolge sempre e, ogni giorno, ha qualcosa di nuovo da dire alla nostra vita.
Allora oggi, vogliamo semplicemente metterci di fronte al Mistero della Trinità che cele-briamo, con la tenerezza di figli che vogliono sempre di più abbracciare l’amore del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Comprendere sempre di più che la Famiglia divina, fonte di unità e di amore, sia la nostra famiglia, perché Gesù, con la sua Pasqua, ha aperto il cuore della Trinità all’ingresso della nostra umanità che certamente non lo meritava.
Chiediamo oggi al Signore che questo mistero della sua identità che rimane comunque mistero, abiti anche in noi per vivere la straordinarietà della Trinità, nei gesti anche semplici che compiano nel corso della nostra vita. Chiediamo di abitare questo mistero, lasciandoci inebriare dalla Parola di Dio accolta quotidianamente. Lasciamoci riempire dalla Parola per contemplare Dio che non è solitudine ma vera relazione d’amore, per essere anche noi, riflesso della Trinità. Re-impariamo a tracciare bene il segno della croce. È un gesto bellissimo da fare all’inizio della giornata, all’inizio del pasto, quando dobbiamo iniziare qualcosa di importante, per concludere le nostre giornate e per ricordare a noi il nostro inizio e quale sia la meta del nostro cammino.

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