Solennità del Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo; celebrazione che dice il co-raggio di poterci tuffare nel mistero stesso dell’Incarnazione di Cristo ed attingere la forza che il suo dono ha verso ognuno di noi. Chissà quante cose potremmo dire sull’Eucaristia. Se ci lasciamo guidare dalla Parola che abbiamo ascoltato, potremmo definire l’Eucaristia un abbraccio tra Dio e gli uomini, dato che “alleanza” è la parola chiave che attraversa tut-te tre le letture. Nella prima lettura tratta dall’Esodo, abbiamo ascoltato come la prima al-leanza, che noi chiamiamo antica, aveva come segno visibile il sangue degli animali sparso sull’altare, sparso sulla gente «Quanto ha detto il Signore, noi lo eseguiremo e vi presteremo ascolto», (Es 24,7). Era un’alleanza fondata sulla fedeltà del popolo, ma sappiamo bene che così non è avvenuto. Nella seconda lettura, si parla di un’altra alleanza, la nuova alleanza che però, non è fondata né sul sangue degli animali e nemmeno sulla fedeltà del popolo. È nuova alleanza perché fondata sul sangue di Cristo, e sulla fedeltà di Dio stesso.
Nessun’altra sera dell’anno scende nella storia e sui nostri cuori, con dolcezza appassionata come quella richiamataci da Marco. Scende a suscitare memorie e speranze, pentimenti e promesse, pensieri mesti e palpiti d’amore. È la sera della “cena del Signore”; l’ultima che egli consumò prima di andare incontro al tradimento, alla morte di croce, alla gloria della risurrezione. Con quella cena chiuse l’Antica Alleanza, che veniva celebrata con il banchetto dell’agnello, e con l’istituzione dell’Eucaristia inaugurò la Nuova Alleanza. Questa “eterna nuova alleanza”, Gesù l’ha offerta a tutti; a questa Chiesa fatta di uomini fragili, Gesù Cristo si è consegnato in quel gesto così umano come la frazione del pane.
Quel pane, quel calice sul quale il Signore ha reso grazie, è lì a ricordarci se e come, noi rendiamo grazie a Dio non solo a parole, ma con il cuore e con la nostra vita. Del resto lo confessiamo apertamente, noi diciamo pubblicamente, prima di accostarci alla comunione “Signore non sono degno”, e questa verità è perché infinito è l’amore di Dio e piccolo il nostro; perché infinita è la fedeltà di Dio e fragile la nostra; e tuttavia nonostante le nostre fragilità, questa alleanza, questo “abbraccio tra cielo e terra” (San Giovanni Paolo II), que-sta stretta di mano tra l’uomo e Dio, è nuova ed eterna perché chi è fedele è sempre e pro-prio Dio.
Allora è bello poterci domandare, in questa festa del Corpus Domini “noi quando venia-mo a celebrare l’Eucaristia, riusciamo ad entrare in questo patto di amicizia?”. Quando volgarmente diciamo “vado a Messa”, riusciamo ad entrare nella logica che è Gesù stesso che continua a offrirsi, nella sua fedeltà al Padre, per la salvezza del mondo intero? Pos-siamo dire che, quando ci accostiamo all’altare, arde il nostro cuore? Era così il cuore dei discepoli di Emmaus quando hanno riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. Arde il nostro cuore quando incontriamo la tenerezza di Dio che si fa pane che viene spezzato affinché la nostra vita sia trasformata dall’Eucaristia?
L’Eucaristia trasforma la vita; mi fa percepire, mi fa entrare in profondità il mistero della vita, il mistero dell’amicizia, il mistero della famiglia il mistero dell’amore e anche il mistero della sofferenza se veramente crediamo che sull’altare si fa presente Gesù. Gesù che non vuole rimanere lì nel tabernacolo fisico presente sull’altare, ma vuole entrare nel tabernacolo del nostro cuore, nel tabernacolo della nostra vita per trasformarla. Eucaristia, abbraccio della fedeltà di Dio alla mia vita infedele, amore di Dio che mi sovrasta in quel pezzo di pane. L’Eucaristia è la nuova ed eterna alleanza, e se mi comunico ad essa io so la strada perché solo Cristo è la strada che conduce al Padre; lei mi fornisce gli occhi per vedere il cielo, affinché i suoi pensieri diventino anche i miei pensieri, la sua forza la mia forza, il suo coraggio mi dà coraggio così da vivere la giustizia la pace la carità perché, se per me vivere è Cristo, altro non riesco a guadagnare.
Che bello sarebbe se al termine di questa celebrazione noi potessimo scoprire un po’ di più la presenza di Gesù Eucaristia nella nostra chiesa; potessimo recuperare un po’ di più il nostro desiderio di incontrarci con Lui anche in settimana, potessimo sentire veramente la fame di Dio. Quando si vive l’esperienza di un abbraccio, quell’abbraccio ti resta addosso anche se non lo senti più fisicamente. Ecco cosa è l’Eucaristia: “l’eterna e la nuova alleanza”, il nuovo abbraccio di Dio per noi. Grazie Signore per questo dono che continuamente rinnovi; grazie perché questa tua tenerezza la sentiamo un po’ di più su di noi; grazie perché ti sei fatto pane per il nostro cammino terreno; grazie perché sei un Dio così.

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