Torna  di  nuovo  l’Avvento.  Che  scoperta  diremmo;  ma  è  necessario ricordarcelo perché è sempre in agguato il rischio che, ciò che ritorna sempre, finisca poi per non essere un appuntamento e tantomeno un evento,  ma  semplicemente  una  routine  che  ci  lascia  completamente indifferenti, tanto più che oggi, il tempo liturgico non è annunciato da segni visibili che ce ne facciano ricordare l’importanza. Per noi  torna l’attesa del Natale, il Natale vero.

È  importante  prenderne  atto,  come  è  importante  ricordare  che l‘Avvento è un tempo che ricorda in modo molto forte ai cristiani, che la vita è un’attesa: non della festa di compleanno di Gesù, ma del suo ritorno come giudice della storia. La parola di Dio che ci accompagnerà  in  questo  “Tempo  forte”,  non  sarà  per  soddisfare  la  memoria di un fatto accaduto –  per quanto unico, fondamentale e tenerissimo – ma per ravvivare l’attesa, la speranza del suo compimento definitivo: il Figlio dell’Uomo che viene con grande potenza e gloria.

È  il  tempo  di  darci  una  scossa.  Questo  Avvento,  non  è  una  consuetudine da sbrigare, non è quello dell’anno scorso o dei tanti o pochi  anni  passati:  è  nuovo;  è  da  prendere  sul  serio,  è  da  fare entrare  nella  vita  di  ogni  giorno  come  l’olio  nuovo  che  si  mette nel motore dell’auto per ridare potenza e spinta nuove agli ingranaggi intasati e rallentati dalla quotidianità.  E questa scossa non ci arriva da capovolgimenti rumorosi dei nostri impegni, né tanto meno dal tam tam pubblicitario, ma da un invito forte e deciso di Gesù: risollevatevi e alzate il capo.
Non  è  facile  ammetterlo.  I  giorni  che  scorrono  ci  portano  a  curvarci  verso  il  basso,  a  piegare  la  testa  e  guardare  verso  terra,  a cadere  nella  routine  dei  sentimenti  e  dei  comportamenti  non  di rado fino alla banalità  e alla insignificanza, che appesantiscono il cuore  in  dissipazione  delle  capacità,  delle  qualità  del  tempo,  prima  che  dei  beni  materiali.  Ubriachezze  di  valori  di  piccolo  cabotaggio, di relativismo, di idee e comportamenti alla moda, affanni della vita e tutto ciò che da mezzo diventa fine.

Risollevarsi e alzare il capo, ci impegna a rinnovare e rinforzare la speranza che dà energia e significato a tutto, anche alle occupazioni più ripetitive e marginali, nella certezza che niente nella nostra  vita  è  insignificante  perché  troverà  la  pienezza  nell’incontro con  Colui  che  arriva  dall’alto:  il  Figlio  dell’Uomo  che  viene  con grande  potenza  e  gloria.  Cosa  vuole  dire  in  concreto,  risollevarci e  alzare  il  capo?  Ce  lo  dice  San  Paolo:  rinfrescare  la  conoscenza delle regole di vita indicateci dal Signore Gesù che sono apparentemente tante, ma che possono essere riassunte nell’augurio che l’Apostolo fa ai cristiani di Filippi e a noi:
«Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce;  ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.  Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate  alle  opere  delle  tenebre,  che  non  danno  frutto»  (Ef 5,8-11)

È  di  nuovo  Avvento,  non  lasciamolo  passare  inutilmente:  riviviamolo. Ciò che passa e scorre via senza il nostro coinvolgimento ci invecchia, ma ciò che ci interessa e ci coinvolge, ci fa crescere. A tutti auguro un buon cammino di Avvento.

Diacono Giuliano

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