Domenica 14 maggio 2017

SfondoPrepariamoLaDomenicaÈ sempre bello leggere la lettera ai Filippesi, perché è una lettera affettuosa, confidenziale. È la lettera di un amico ad altri amici nella quale traspare tutta la gioia di Paolo per quella comunità e in questa lettera Paolo raccomanda ai Filippesi di dedicarsi con assiduità, con rispetto e timore, alla loro salvezza. Tuttavia si coglie come in Paolo sia presente un timore che è reale; come potrà quella comunità, perseverare nella fede senza vedere più l’apostolo? Così anche per gli stessi apostoli, come potranno far progredire la loro fede quando non potranno più vedere materialmente Gesù? I discepoli si sentono come smarriti, sentono che la lontananza del Signore Gesù, renderà impossibile vivere la comunione con Lui così come è stata vissuta per quei pochi anni della loro sequela: «Non sia turbato il vostro cuore», inizia con queste parole il capitolo del vangelo di questa domenica. Per meglio renderci conto di quanto si dice in queste brevissime parole del vangelo tratte dai discorsi di addio di Gesù prima della sua Pasqua, bisogna richiamare il pericolo sempre presente nella nostra vita che è la distanza. Dice un proverbio “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”; sembra che, a poco a poco, la lontananza faccia impallidire le memorie, e renda distante il cuore. Non accadrà anche per noi, che, lontano dagli occhi, Gesù a poco a poco lo allontaniamo anche dal nostro cuore? «Se uno mi ama osserverà la mia parola e il padre mio lo amerà e noi verremo da lui e prenderemo dimora presso di lui», è il progetto di Dio in Cristo su ciascuno di noi.
Gesù ci dice che Dio vuole essere il nostro ospite perché chi ama vuole abitare, chi ama vuole essere abitato, e questa è la richiesta che sempre ci viene fatta con calore. E per essere in sintonia vera con quanto prospettato dal Signore, occorre davvero operare nel senso morale del termine. Se abbiamo questo intendimento nel cuore, il cammino di fede certamente rimane esperienza impegnativa, ma comunque bella, e degna di essere vissuta. Il centurione Cornelio, che troviamo nella pagina degli Atti degli Apostoli, non frequentava la sinagoga, era un pagano non circonciso, non era un giudeo, non era un praticante della legge esteriore, ma praticava le elemosine e la preghiera; è proprio attraverso questa pratica che il centurione diventa un vicino. Pietro, che fatica ad accettare che anche i non giudei possano essere i destinatari della buona notizia che è Gesù, dice: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga». Proprio perché è un uomo in ricerca, Pietro ha capito che la novità del vangelo ridisegna diversamente i confini, le relazioni, i linguaggi e dice: 'io sto rendendomi conto di questo'. Quel movimento, gli permette di incontrare Cornelio e la sua famiglia: un pagano, un romano, in qualche modo un nemico. La buona notizia è davvero per tutti. Tutti hanno la possibilità di accoglierla, di conoscerla, di amarla. Tutti possono amare e in Gesù vivere, muoversi, esistere. Così iniziano ad entrare i pagani nella chiesa. «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama», allora è indispensabile che ci proponiamo di obbedire nell’amare. Di questa meraviglia noi spesso ci dimentichiamo, ed è come un tornare a vivere soli e non nel dono meraviglioso della comunione d’amore con Dio. E per disporre lo spazio, per scavare nel cuore il posto per Dio, per la sua grazia, siamo invitati ad entrare in relazione con la persona dello Spirito, a scoprire la sua azione come indispensabile alla nostra vita di fede e ad invocarne con fiducia la sua venuta ed il suo agire. È solo nello Spirito che abbiamo accesso alla Parola come Vita e alla Vita come Amore; fallo anche oggi Signore, fallo anche per noi.

At 10,1-5.24.34-36.44-48a; Sal 65; Fil 2,12-16; Gv 14,21-24

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