SfondoPrepariamoLaDomenicaL’evangelista Luca mette in evidenza come nelle apparizioni post pasquali, il Signore ama sempre mostrarsi con degli atteggiamenti famigliari, pensiamo ai due di Emmaus, lo riconobbero in quel gesto così famigliare dello spezzare il pane o l’apparizione che il vangelo odierno mostra: chissà quante volte Gesù avrà mangiato con i suoi discepoli del pesce arrostito; e poi quelle sue parole: “Pace a voi”, e “perché siete turbati, sono io”, il disorientamento quindi, lo stupore di rivederlo e di rivederlo così, come Colui che era stato realmente il Signore e il Maestro insieme, ma Colui che avevano visto andare a morire tragicamente, Colui del quale avevano trovato spalancato il sepolcro. L'attenzione del Signore a mostrarsi vivo alla sua comunità, fa vedere tutta la fatica di credere ad una cosa che va al di là dei nostri pensieri, perché la risurrezione va al di là di noi. Invece il Signore crocifisso e risorto che si mostra e che continua a compiere gesti famigliari, che prende per mano i suoi discepoli fino quasi a fargli toccare con mano le proprie ferite, ci dice che il mistero della risurrezione è un mistero che coinvolge anche le nostre persone, e questo deve mettere nel cuore, tanta speranza. Non però una speranza utopica, inattuabile, no! La nostra vita un giorno sarà solo comunione, che nessuno potrà portarci via: «Ci ha preceduto nella dimora eterna per darci la sicura speranza che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi sue membra, uniti nella stessa gloria», ci dice il prefazio. E Paolo nella sua lettera agli Efesini, ricorda loro che "è asceso colui che è disceso". È asceso Colui che è disceso nella nostra umanità, facendosi come uno di noi fino a morire di Croce. Lui, Gesù, invita a guardare piedi e mani che portano segni, diremmo, della sua discesa, segni di ferita. Ferita di amore. Porta quei segni anche da risorto. Potremmo dire che sono il segreto della sua e nostra risurrezione. Asceso i cieli, disceso la terra! Solo alla luce della Pasqua, nel riconoscimento di Gesù crocifisso e della manifestazione del Signore risorto, i discepoli hanno potuto ricomprendere pienamente il senso delle parole e dei gesti di Gesù. È vero, la croce di Gesù non è eliminata, essa vale per sempre, ma la risurrezione proclama in modo inequivocabile la vitalità e la ricchezza di una vita, la cui morte non ha avuto l’ultima parola, perché superata. Potremmo dire con un’immagine “non per far sparire la croce, ma per superarla”. L’ascensione di Gesù infatti, ci dice che la polvere della Galilea, che segna l’umanità, è là insieme a Gesù, sempre ed eternamente nella Trinità e non può essere qualcosa che accade fuori dalla Trinità. Il Cristo risorto in questo giorno porta la nostra carne nel cielo, nel grembo di Dio; l’uomo finalmente trova la sua dimora; Gesù, uscito dalla terra dei sepolcri, porta la nostra umanità nella terra di vita eterna, nel grembo dell’Amore che è Dio! Mi rimane nel cuore l'immagine, di quelle mani che portano il segno di ferite, quasi come un segno di riconoscimento e di garanzia. Vi è infatti una lunga benedizione sospesa in eterno tra cielo e terra che è davvero una regalo di grazia. Quella benedizione è la sua parola definitiva: raggiunge ciascuno di noi, non è più terminata, non è mai finita.

At 1,6-13a; Sal 46; Ef 4,7-13; Lc 24, 36b-53

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