SfondoPrepariamoLaDomenicaÈ sempre forte il rischio che i discorsi su Dio siano sempre e solo astratti, perché è vero, per parlare di Trinità necessita passare attraverso la strada davvero lunga del dogma della teologia. Ma vi è anche una strada che non è quella dei discorsi accademici che rimangono astratti, ma è quella della vicenda, degli eventi, della memoria. Conosciamo Dio per i nomi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che rende viva la memoria. Ecco, sentiamo nostra la necessità di porre questo mistero; non di volerlo sondare con la presunzione della conoscenza, vogliamo semplicemente metterci di fronte al mistero della Trinità che oggi celebriamo, con la tenerezza di figli che vogliono sempre di più abbracciare l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Essere cioè sempre più pronti e disponibili a comprendere quanto questo Dio, onnipotente nell’amore, si sia adoperato per salvarci e rendere sempre più forte in noi, la percezione che la famiglia divina, Padre Figlio e Spirito Santo, sia la nostra famiglia. Non significa dunque che non possiamo ragionare e porre domande su Dio perché non siamo in grado di fornire risposte, possiamo, ma lo dobbiamo fare in punta di piedi e con tanta umiltà come quella di Mosè al roveto ardente,per avvicinarci al fondamento della nostra fede. Non si può conoscere Dio mediante le sole parole, si può conoscere Dio soltanto accettando di stringere un rapporto, un cammino comune con Lui, attraverso una storia, una alleanza al cui vertice trova il suo compimento la vicenda del Figlio; ed è soltanto attraverso l’invocazione del Figlio e la risposta del Padre al Figlio che noi arriviamo alla verità tutta intera. Abbiamo bisogno della memoria di Gesù, della risposta credente al suo vangelo, della risposta data a quel vangelo non solo con l'assenso delle parole, ma anche e soprattutto con le forme pratiche della vita, per entrare nella verità di Dio. E abbiamo bisogno anche dello Spirito. Soltanto «quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio», ci dice Paolo. Soltanto coloro che hanno ricevuto il dono dello Spirito sono liberi dallo «spirito da schiavi» che sempre e da capo fa «ricadere nella paura». Lo Spirito infatti «rende figli adottivi», e libera dalla paura. E la risposta apre il varco per riuscire a vivere bene e a comprendere la ricchezza del dono di questa festa della Santissima Trinità, che ci fa toccare con mano l'amore incondizionato di Dio che già è un avvicinamento al nome, anzi, ci consente di cogliere qualcosa che sta più in profondità del nome, che è il cuore di Dio. La cosa non è senza significato: si conosce Dio non in astratto, come un oggetto, ma stando in relazione personale con lui. Egli è compassionevole, si lascia cioè toccare nell'intimo dalla vicenda umana. È clemente, disposto alla benevolenza, a fare grazia, a chinarsi sull'uomo e di fronte al suo peccato, impiega molto tempo prima di adirarsi, sa attendere, non è facile all'ira. È autenticamente amante dell'uomo, lo ama di un amore sovrabbondante, ricco, affidabile, fermo, che non viene meno. Se il Nome di Dio già si rivela nell'episodio di Mosè sul Sinai, rivelazione piena ne è Gesù e la sua «opera sulla terra». Quando l'amore col quale il Padre ama il Figlio sarà nei discepoli, allora essi conosceranno il Nome di Dio. Essendo una cosa sola nell'unità del Padre e del Figlio, in quel Nome saranno conservati. La storia della salvezza ce lo testimonia, ma anche la storia di ciascuno di noi e le vicende della nostra comunità. Siamo ciascuno e tutti dentro a questa dinamica infinita dello Spirito che vuole portare tutti “a tutta la verità” ci dice il vangelo di oggi. Quindi anche noi, oggi, siamo in cammino, guidati dallo Spirito di Gesù.

Es 3, 1-15; Sal 67 (68); Rom 8, 14-17; Gv 16, 12-15

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