SfondoPrepariamoLaDomenica

I vangeli della quaresima parlano di incontri. Il vangelo di domenica scorsa ci ha raccontato l’incontro di Gesù con la donna samaritana che le ha aperto il cuore alla conversione; la pagina di oggi va in senso opposto, facendoci toccare con mano come l’indurimento del cuore tocchi quelli che dicono di credere. La polemica di Gesù è nei confronti di quei Giudei «che gli avevano creduto»; avevano cioè creduto nel Dio di Mosè da sempre, e successivamente avevano creduto anche a Gesù. Lo scontro nasce dalla pretesa dei Giudei di essere veri credenti, e a quei Giudei, Gesù dice: «Se rimarrete fedeli alla mia parola, diventerete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Un liberarsi da orpelli e precetti umani non dati da Dio, ma qui, sorge la risposta tagliente e definitiva - Siamo già liberi - che preclude ogni tipo di relazione. Oggi, noi, in che Dio crediamo? Non è una domanda facile e tantomeno scontata.
È una domanda per chiunque che si trova nel cammino della fede. Sia che si posizioni ai primi passi, a metà, in un momento di fatica, in un momento di rinascita, in un momento di ripresa, in una vocazione già definita oppure ancora in ricerca, la parola di Dio viene data a tutti. Con il cuore disposto ad aprirsi alla parola che oggi ci viene donata, entriamo in questa pagina davvero difficile; pagina che ci mostra come non sia sufficiente udire Gesù che ci parla per credere, perché la conclusione è drammatica: «Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio»

È uno strano modo di accogliere Gesù, è un chiudersi alla novità che il Signore Gesù viene a portare. Gesù propone come mezzo di liberazione la ricerca della verità. In questo lungo e drammatico dialogo con i Giudei, Gesù dice anche a noi oggi, che quella libertà dai Giudei tanto vantata, declamata e quasi urlata, è solamente apparenza di libertà, anzi, in realtà è schiavitù. E se ci esaminiamo bene dentro, comprendiamo che anche noi corriamo questo grosso pericolo: ascoltare Gesù, ascoltarlo tutte le domeniche e poi però, giocare la nostra vita su altre idee, proprio perché riteniamo che siano altri i criteri a cui dover prestare attenzione, così che il nostro cuore non riesce più ad essere meravigliato. Correre cioè il rischio di essere nella condizione di quei Giudei che sono convinti di essere a posto perché popolo eletto, o perché discendenti di Abramo e osservanti della Legge.
C’è la religione, ci sono i codici, ci sono le parole, ci sono i riti, ma non c’è più Abramo! Non c’è più la fede! Quale monito arriva anche a noi: io che ho tutta la cornice religiosa, ho davvero la sostanza che è la fede? Sento di avere Dio per Padre? La libertà vera non è possibile se non nel segno della fede ed è libero soltanto colui che si può “appoggiare” che è traduzione dall’ebraico del verbo credere. Può essere libero soltanto chi sa di potersi appoggiare su una parola sicura, su una relazione sicura, come quella di sentirsi figlio del Padre che è nei cieli. Sentirsi cioè rigenerati dal Padre che solo, è in grado di parlarci con Parola che ha una profondità infinita. La nostra fede di oggi, domani avrà ancora bisogno di cammino. Credere dunque non è un atto, ma un atteggiamento, qualcosa che continua perché per entrare nella Verità del Vangelo, occorrerà praticare lungamente l’obbedienza alla Parola come ha fatto Abramo che ha creduto ed è diventato quel padre che ad ogni figlio - di generazione in generazione - indica la strada della fede per rimanere sempre saldi nel Signore.

Gv 8, 31-59

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