Quaresima 2021

Il Vangelo secondo Matteo con i suoi capitoli che vanno dal 5 al 7, ci accompagnerà per un lungo tratto nei giorni feriali della quaresima. Proprio al termine del quinto capitolo, dopo che Gesù ci ha detto di amare anche i nostri nemici, il Vangelo conclude con la frase dal vertice incredibile: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). L’invito di Gesù è un invito ad una tensione mai finita verso la perfezione. Ma tensione verso cosa? Il tempo forte della quaresima è il luogo per individuare la via che ci fa percorrere questa tensione, si tratta di percorrere con i nostri passi le orme del Signore sempre in movimento. La quaresima è sicuramente il tempo del silenzio; il silenzio avvolge i segreti dei nostri cuori, le nostre attese, il nostro essere in continua ricerca di qualcosa, o meglio, di Qualcuno. Molto spesso la nostra ricerca è indirizzata all’avere di più, un avere che qualche volta grava sulle spalle degli altri e se siamo onesti fino in fondo, riconosciamo che quel Qualcuno lo si cerca solo quando riconosciamo di essere insoddisfatti o aver smarrito il senso della vita sentendoci aridi d’amore o privi di sensazioni, di emozioni. Il nostro cercare è, in fondo, un elemosinare: un sorriso, una carezza, una parola. Frequentemente però, cerchiamo fuori di noi ciò che invece abbiamo dentro di noi ma che non riusciamo a riconoscere. Il cammino della Quaresima fatto con Gesù dipanerà questo affannoso ricercare. Saremo invitati a non fuggire il silenzio, a non volgere la nostra attenzione e il nostro sguardo all’esterno di noi stessi riempiendo il silenzio con tante parole vuote. Saremo invitati soprattutto nei nostri momenti di preghiera, a non parlare solo a noi stessi di noi stessi, che ci vincola a rimanere terribilmente chiusi come due gusci di noce ben saldati. Se ci pensiamo bene, l'uomo di oggi vuole vivere nel chiasso giornaliero, il silenzio fa paura; si illude di riuscire a trovare il silenzio con una fuga al mare o ai monti nei fine settimana, ma poi rimanere deluso.
Il deserto proposto è una dimensione più che un luogo; è caratteristica importante e costitutiva per la vita di ogni uomo in cui ritrovare se stessi per rendersi presenti agli altri. Il silenzio non può essere il contrario della Parola divina che è e rimane la sorgente nascosta e liberante; per questo la parola umana, riconoscendosi e accettandosi come parola “finita”, limitata, parziale, è verace nell’indicare l’orizzonte divino. Acconsentire al silenzio così inteso, significa quindi, mettersi in relazione vera con “il tu” di Dio perché il silenzio appartiene alla Parola divina. La quaresima è questo sintonizzarsi, è il tempo in cui ci si accorda su Gesù, Parola del Padre. Ci si isola per poter rispondere alla domanda che Gesù pone ai due discepoli di Giovanni Battista «che cercate?» (Gv 1,38), e la cui risposta è da custodire in continuazione, perché è sempre presente il rischio, nell’esperienza di fede, di “dare per scontate le motivazioni” del cammino di fede e della pratica religiosa. Allora, quale è la nostra risposta oggi? È ancora questo il nostro desiderio? Abbiamo voglia di metterci in gioco come veri discepoli di Gesù e scoprire con Lui dove abita e opera? Oppure, in fondo, troviamo più facile pensare che Gesù abbia dimora solo in un qualche luogo “sacro” circoscritto sia nello spazio (una chiesa, un santuario, una immagine sacra), che nel tempo (quella messa, quel momento di preghiera, quell’occasione di visita al santuario)? Solo facendo esercizio di discernimento, riusciremo in maniera del tutto nuova, ad affrontare la nostra quotidianità.

Un altro aspetto della quaresima è che questo è un tempo sospeso in cui sembra venir meno il sogno sull’oltre e forse mancano anche i sognatori; è questo un tempo nel quale le stesse parole dette, i nostri desideri, mostrano il rimpianto di aver perso qualcosa, ma non si sa bene cosa; è questo un tempo in cui anche la salute potrebbe essere colpita rischiando di farci abbattere sempre di più. È la condizione che, per la paura di non avere più un futuro, fa cedere alla tentazione di isolarsi, e di percorrere strade, nella nostra vita, in solitudine e in condizioni difficili come succede alla Samaritana (cfr Gv 4,4-42), senza essere mendicanti di uno sguardo o di una voce che si rivolga alla nostra vita e dia risposta alle nostre segrete invocazioni. In fin dei conti, cosa è il patimento se non una tenebra? Ma l’esperienza del passaggio dalle tenebre alla luce è resa possibile solo attraverso la relazione con Gesù. Tocca a noi fare ordine nel cuore, evangelizzare i nostri desideri lasciandoci trasformare dalla Sua Parola; tocca a noi rialzarci dai nostri nascondigli e uscire allo scoperto come ha fatto il cieco nato inviato alla piscina di Siloe (Gv 9,7). La Sua è voce che chiama a cui non possiamo resistere. Tocca a noi affrontare quella situazione che continuamente rimandiamo, donare quel perdono atteso o chiarire quella situazione ambigua. Tocca a noi riconoscerci ciechi e lasciarci guidare per essere guariti dalla potenza dello Spirito. «Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9,5), è l’invito ad approfittarne per vedere il Tuo tempo nuovo in questo tempo vecchio e riuscire a vedere ciò che veramente nasce e non fermarci solo su quello che muore.
In fine, in questo silenzio abbiamo l’opportunità di alzare lo sguardo e fissare il Crocifisso. Lì è Dio che dà la vita, che ama fino alla morte, perché Gesù non è il ragioniere che fa il bilancio del dare e avere a seconda del bene e del male da noi fatto, è il Cristo della grazia e della gratuità. Siamo richiamati da quella Pasqua, a ripensare la nostra vita sulla frase posta inizialmente e scoprire che la “perfezione” richiesta, è la misericordia di chi sa lasciare andare il proprio cuore in frantumi per l’altro; non si tratta quindi di una perfezione vista come una recinzione sacra che tende solo verso l’alto, ma che si distende verso il fratello. Il Vangelo delle Beatitudini è il primo Vangelo che incontriamo nelle ferie della quaresima; invita a lasciarci invadere da questa perfezione; soffrire e gioire fin nelle viscere, commuoversi, compatire, sono tutte espressioni che non richiamano una chiusura, ma un’apertura di relazione con l’altro. Siamo noi davvero così? Abbiamo il cuore inquieto perché sentiamo di dover continuamente camminare, continuamente cercare? Allora, se ci mettiamo serenamente e umilmente davanti a Lui, quello che noi proviamo, quello che noi sentiamo, viene da Lui pian piano purificato. Chi è per me, per te Gesù? Facciamo entrare un po’ nel cuore questa domanda, perché sarebbe davvero bello poter rispondere non solo con le nostre parole, ma con la nostra stessa vita: «Tu sei il Cristo»; “Sei il Figlio di Dio”; “Sei la rivelazione del Padre”; “Sei la Parola definitiva”.


Orari celebrazioni

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
Da domenica 31 gennaio la messa delle 17 sarà sospesa per lasciare spazio alla celebrazione delle 16 dedicata ai bambini

Settimanale

Lunedì e venerdì ore 18
martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30

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