III DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
At 19,1b-7; Sal 106; Eb 9,11-15; Gv 1,29-34
Spesso, i nostri occhi si fermano all'aspetto di persone e cose senza percepirne la bellezza nascosta da ciò che brilla troppo e che subito cattura tutta la nostra attenzione. Giovanni Battisti indicandoci Gesù, invita a guardare oltre le apparenze, invita a ad avere lo sguardo di colui che vuole comprendere, vuole sondare la profondità degli esseri e degli eventi. In questo sforzo, la Grazia guida la nostra libertà e con il suo Spirito, fa vibrare ciò che all'inizio non significava nulla per noi; poi il Volto contemplato fa scendere nelle profondità del nostro mistero così da aprirci all'Altro fino a far nascere una nuova vita che dia significato e potenza ai nostri stupori. E chi è quest'uomo intravisto che restituisce la vita, che con noi porta miserie, angoscia, povertà? Dove cercarlo? Come trovarlo? Giovanni Battista vede Gesù venire verso di lui, ma è un vedere che cambia la realtà oggettiva, lui vede in quella Person la figura dell'Agnello di Dio che si carica del peccato del mondo. Sarà solo una prima indicazione che però diventa rivelazione della ricchezza d’amore di dio: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Dicendo che non lo conosce, il Battista prova di fatto, che Dio è la ricchezza insondabile che l'uomo non può conoscere o scoprire a prima vista; Sant'Agostino diceva di Dio: "Se pensate di capirlo, non è lui". Gesù Cristo è sempre al di là dell'immagine che proiettiamo su di lui: agnello e pastore, re e servo, glorioso e tuttavia presente nei più deboli tra noi; è sempre impossibile riuscire ad "afferrarlo" con le nostre sole capacità, è Dio che in Gesù Cristo, si dona per attirare sempre la nostra attenzione e incoraggiarci a cercarlo. Per conoscere meglio Dio, sembra proprio dirci il Vangelo, dobbiamo avvicinarci a Lui con la fede di chi si apre ad una speciale esperienza personale.
La sola ragione non può bastare perché porterebbe alla delusione. La fede porta all’umiltà di riconoscersi, come il Battista, impreparati su questo aspetto: «Io non lo conoscevo prima», così da diventare il punto di partenza di una vera ricerca motivata dalla speranza. E Dio, in Gesù Cristo, si rivela sempre a tutti coloro che Lo cercano con un cuore sincero, umile e puro. Ma il Vangelo non si ferma qui, ci dice ancora di più; ci dice che Dio ci precede sempre nei nostri cammini perché prima di noi, Lui è. Questo è aspetto non di poco conto; tutti sono chiamati ad andare oltre il visibile, a contemplare, con gli occhi della fede, l’Invisibile presente nella creazione del mondo (cfr. Gv. 1,1 – Pr 8) così che il cuore possa intraprendere la propria ricerca al riparo da ogni possibile distrazione che altre voci corrotte dispongono per fermare questa ricerca. Solo così si potrà avere sempre la direzione precisa, l’orientamento sicuro che conduca all'incontro con Gesù, Colui che libera l'uomo dalla miseria e dalla fragilità che il peccato confina, perché Lui è la fonte della Vita vera quella incorrotta che non tramonta che la Pasqua ci ha aperto. Il mistero dell'Incarnazione ci ha rivelato il Dio dai molti volti: piange con chi piange, condivide la gioia dei convertiti, ravviva la speranza e porta su di sé il peccato della moltitudine accettando il tormento della Croce. Ma soprattutto, Lui è l'Agnello senza macchia in mezzo ai lupi degli accusatori come la mitezza senza difesa, l'innocenza senza ipocrisia, la giustizia senza rivolta, l'amore nella verità, in cui non si può trovare traccia di male. Cristo ha vinto il mondo attraverso l'Amore; ha superato il tormento del calice della Croce attraverso la fiducia nella profonda verità di Amore che è il Padre. Giovanni vede così Colui che si sta avvicinando: l'Amore è stato visto e indicato come risposta alla violenza, al processo ingiusto e alla Passione in cui l'Uomo Gesù è stato sottoposto.
Sembra dirci il Battista che ci vuole l'Agnello al posto del lupo feroce per convincere l'uomo a mettersi in cammino sulla via della conversione. È la mitezza e la temperanza ad indicare le vie di amore, di perdono e di conversione; la mansuetudine attrae, e lo Spirito, sceso dal cielo per dimorare in Cristo, è mite. L’uomo ha bisogno di questo, ha bisogno dell'innocenza dell’Agnello, ha bisogno della mitezza dell’Agnello, ecco perché il Precursore, con insistenza, chiede che il nostro sguardo sia rivolto a Gesù, il Figlio di Dio. È Lui che deve essere servito se si vuole costruire la pace; è Lui che devi amare con tutte le tue forze, con tutta la mente, con tutto il cuore (Dt 6,5); è Lui che ci viene donato dal Padre come Salvatore, come fratello, come viandante sulla nostra strada (cfr. Lc 24); è Lui che dando tutto se stesso senza chiedere nulla, rinnova la nostra dignità di figli. Ciascuno di noi si trova allo stesso tempo tra il Mistero e i suoi fratelli con la consapevolezza che prima di slanciarci nel nostro cammino dobbiamo accettare di ricevere. Questo è il toccare con mano la Pasqua di Cristo; un toccare che poi fa rialzare per camminare con gli altri, verso quel regno che Gesù ha promesso. Non possiamo accostarci a Gesù con l’animo di chi pensa di sapere già, ma con l’animo di colui che ammette la propria inesperienza e si rimette nell’ascolto profondo, proprio come ha fatto Giovanni Battista. Ecco l'Agnello inerme e tuttavia più forte di tutti i potenti che sfida a viso aperto la violenza e la sua logica perché viene per portare a tutti il perdono; portando se stesso, portando il suo cuore dentro di noi, riusciremo anche noi a fissare le nostre croci. «Ecco colui». Eccolo, c’è! Non è una teoria, non è una poesia, non è una filosofia: eccolo, è qui. È qui davanti a me, è qui in questa comunità. Abbiamo solo cominciato ad accostare la ricchezza della Pasqua ed è bello viverla così questa stagione sentendoci un po’ tutti ancora sprovveduti nei confronti del dono del Signore, ma sufficientemente appassionati per dire: voglio incontrarti ancora Signore. Il salmo è preghiera del povero che riconosce di ricevere la salvezza; per questo vive sempre tra la supplica e il ringraziamento, e se anche noi facciamo nostra questa preghiera, anche noi possiamo assaporare aspetti nuovi, cogliere la vera sostanza della relazione che c’è tra il Padre e noi che siamo stati resi figli nel suo Figlio Gesù, perché il Padre «ha saziato un animo assetato, un animo affamato ha ricolmato di bene» (Sal 106). Penso che questo sia davvero il collante che aiuta il nostro cammino anche in questi che si sono fatti bui.










