Redazione

PapaFrancesco2025Alle ore 9:47 di questa mattina, Sua Eminenza, il Cardinale Kevin Joseph Farrell, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, ha annunciato con dolore la morte di Papa Francesco, con queste parole:

“Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco.

Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa.

Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati.

Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l'anima di Papa Francesco all'infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino".

(Fornte: Sala stampa della Santa Sede)

Questa sera, 21 Aprile alle 21, presso la Chiesa del SS.mo Crocifisso in S. Donato, recita del Rosario per Papa Francesco.

Martedì, 22 aprile, alle 17.30, nel Duomo di Milano, Messa di suffragio presieduta dall’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini.
Diretta su Telenova (canale 18 del digitale terrestre), Radio Marconi e in streaming su www.chiesadimilano.it e su Youtube.com/chiesadimilano

La Biografia (da Vatican.va)

Teologo2025L’ultima serata dei nostri quaresimali è affidata al teologo Don Giuliano Zanchi. A lui è affidato il difficile compito di cucire insieme l'esperienza concreta della testimonianza, la riflessione filosofica e il dato della rivelazione. La costellazione di riflessioni che ha guidato la serata erano legate al tema del custodire la vita come dono e come Grazia.
La Grazia precede la vita. Non si entra nella vita per merito, ma la si accoglie come un dono. L' ingresso nel mondo è accompagnato da un gesto di cura e tenerezza, che non si sottomette al criterio meritocratico. Sono amato prima di poter dimostrare il mio valore. Meglio ancora, è proprio l’amore gratuito che mi ha generato e mi tiene in vita, che rende possibile l’espressione del mio valore. In questo, riconosciamo la vita come grazia. Al contrario, l’esperienza del male è ciò che mi fa dubitare dell’esperienza promettente dell’esistenza. L’incontro con il male, nella mia esperienza, sembra negare la vita come grazia.
Fondamentalmente sono due le esperienze con le quali entriamo in contatto con il male. La prima è l’incontro con il male come finitezza. Incrociare questa dimensione del male non dipende dalla nostra libertà, ma dalla nostra natura. Siamo mortali, creature finite, con un termine crudo, ma evocativo, il prof. Zanchi ci ricorda che la nostra cultura odierna non perde occasione per ricordarci che siamo biodegradabili. La consapevolezza di questa finitudine ci fa male. Sembra negare la nostra sete di vita. L’esperienza della malattia, del dolore sembra negare il carattere promettente del vivere. Di fronte a queste esperienze non ci basta mai una spiegazione razionale delle cause. Ci domandiamo sempre: perché a me? Perché ora? Quello che è messo in dubbio è il senso stesso dell’esistere.

la seconda esperienza che facciamo del male è quella di sperimentarlo come scelta morale. Il sentimento della finitudine diventa la giustificazione di una libertà spregiudicata. Il desiderio ferito, umiliato, trova comunque il modo di realizzarsi, pur se in una forma paradossale.

Questo, ci ricorda Zanchi, è il modo in cui siamo toccati dall’esperienza del male. La prima volta ci interroga con la sofferenza che porta con sé, la seconda volta ti trasforma rompendo il legame promettente della vita. Il male fa pensare male. Ci rende increduli, sospettosi e insensibili. La logica del dono e la trasparenza della grazia vengono rese incredibili dal male.

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