Prepariamo la Domenica

SfondoPrepariamoLaDomenicaSe a Babele la confusione è diventava drammatica fino ad scoprire come gli uomini non siano più stati in grado di comunicare e comprendere la lingua dell’altro, anche oggi la storia, la nostra storia, ha tanti segni di confusione che facilmente chiamiamo una Babele. È il dramma di sempre, è la Babele, appunto, ma Babele non è il sogno di Dio, esso è esattamente il contrario. Il sogno di Dio è quello che emerge dal racconto della Pentecoste che Luca ci consegna nel brano degli Atti. Quella mattina di Pentecoste, le diverse culture, le etnie dalle diverse lingue, riescono a ritrovarsi nella comprensione di un'unica parola che affratella, che avvicina, che rompe solitudini. Questa è la Pentecoste e non c'è sfida più grande di questa ovvero la missione più autentica della chiesa nella storia e nel cammino degli uomini, quella cioè di essere sempre segno e luogo che renda possibile la comunione e la favorisca in tutti i modi, affinché davvero, la confusione non domini, la solitudine non dilaghi, l'incomunicabilità non diventi drammatica. E abbiamo bisogno di uomini e donne di comunione, dentro la diversità di vocazioni e di carismi; di persone che in tutti i modi vadano oltre la fatica, la distanza, perché hanno imparato ad amare il sogno di Dio. Perseguirlo come vocazione più importante della loro vita per poi regalare segni solidali nel cammino che il Signore ci chiede di compiere. Paolo lo dice nella forma del “guidato dallo Spirito”, cioè dal vangelo di Gesù e dallo Spirito del vangelo di Gesù, non dalle passioni e dagli interessi, non dai calcoli e dagli interessi, ma dalla limpida parola delle beatitudini del vangelo, così si diventa costruttori di città vivibili, così si diventa costruttori di una comunione e non di una Babele. Paolo ce lo ricorda nel testo della lettera ai Corinzi quando dice sono evidenti le diversità di chiamate, di competenze, di doni, di vocazioni, ma se convergiamo tutti verso un bene che è comune, si edifica il corpo di Cristo e lo si edifica non come il luogo della disgregazione, della dispersione ma come il luogo della fraternità e della comunione, si edifica davvero, ed è vero. E ognuno con il proprio apporto, magari anche con la pochezza e le povere possibilità proprie, ma le gioca, le gioca con una dedizione sincera. E Gesù rende la consegna definitiva; nella pagina del vangelo di Giovanni ci dice che l'accoglienza di questo dono, domanda una profonda obbedienza alla parola del vangelo, “se osserverete la mia parola, rimarrete in me”, e questa è strada maestra, questa è indicazione di vita, questa è la luce della Pentecoste. Il dono dello Spirito è abbinato al nostro amare Gesù, e ad avere fedeltà alla parola che ci ha dato, e questo binomio vorremmo costruirlo nella nostra vita, nella storia di tutti, vorremmo farlo fiorire, per cui la nostra ricerca di amore al Signore è sincera, e questo ci fa pregare: facci dono dello Spirito affinché sostenga le nostre fragilità e le nostre fatiche. Sarà proprio lo Spirito ad attestare la presenza e la vicinanza solidale di Gesù; sarà lo Spirito a ricordare in tutti noi tutto ciò che Gesù ci ha detto; sarà lo Spirito a condurre i nostri passi verso la verità intera. E la sera di Pentecoste spegneremo poi il cero pasquale segno di Cristo risorto, cero che abbiamo acceso nella veglia della notte di Pasqua; ma lo spegneremo non perché scegliamo che Gesù non sia più luce per i nostri passi, no! Lo faremo avendo in noi la convinzione di avere la luce della fede che lo Spirito Santo alimenta giorno dopo giorno. Allora davvero Pentecoste è festa delle genti, è festa della luce, festa del sogno di Dio che immagina così la vita dei suoi figli.

Cfr At 2,1-11; sal 103/104; 1 Cor 12,1-11; Gv 14,15-20

Domenica 28 maggio 2017

SfondoPrepariamoLaDomenicaSplendida pagina questa dell’evangelista Luca che emoziona sempre. Si mette in risalto come i luoghi del Risorto, non siano solo gli spazi del sacro, ma luogo è soprattutto la nostra storia che è “strada” percorsa fino al suo tramonto. Per tutti c’è un cammino che conosce sogni, delusioni, incontri e nuove speranze. Cammino che talora sembra non terminare mai e talora finire subito. Più ci sono gioie e più il cammino sembra accelerare il suo corso, più ci sono dolori e più il cammino non sembra finire mai e il passo si fa lento pesante, incerto. Il racconto di Luca si fa toccante proprio perché ci sentiamo come interpretati da questi due discepoli. Il testo parla di volto triste. Col volto triste e gli occhi incapaci di riconoscere Gesù, i due discepoli di Emmaus avevano camminato accanto al Maestro senza prenderne coscienza. Ma la luce della risurrezione è una luce discreta. Si fa strada tra dubbi, esitazioni, perplessità. Non è un uragano di luci, filtra poco a poco; e a poco a poco – se accolta – rischiara sino a non lasciare più nessuna tenebra. Chiediamoci allora: che cosa è decisivo? Ecco il bivio. Sulla strada del nostro essere in cammino esiste sempre il bivio, il bivio che possiamo definire di Emmaus; lì siamo e sappiamo che non possiamo sottrarci alla scelta. «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Soave invocazione che dice come la nostra storia abbiamo il bisogno di sentire forte la presenza di un Dio vicino, di un Dio amico, di un Dio compassionevole, di un Dio compagno di strada che sia fianco a fianco alla nostra storia, capace di darci l’incoraggiamento giusto e necessario nel momento della difficoltà, della prova, “Resta con noi Signore, perché si fa sera”. Luogo è la storia, strada percorsa da tutti noi, ma poi, luogo è una casa. «Prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro». Il miracolo, il gesto della sua vita. La possibilità di riconoscere o non riconoscere Gesù risorto è collocata dentro la libertà dell'individuo e dentro la sua capacità di scegliere in verità e libertà. In un certo modo, Cristo risorto appare lì dove l'uomo liberamente si apre all'iniziativa del Risorto, rendendosi disponibile a lui e dando fiducia a lui. Per poter riconoscere Gesù allo spezzare del pane è indispensabile quindi insistere, prolungare con scelta decisa l’incontro che sembra essere occasionale.
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