Prepariamo la Domenica

Domenica 22 Febbraio 2015

Nella tradizione liturgica ambrosiana la Quaresima inizia con questa domenica, sesta prima di Pasqua e si conclude al Giovedì Santo. Essa ha il compito di preparare all’annuale solenne celebrazione della Pasqua mediante la memoria del Battesimo e l’esercizio della Penitenza. La pagina evangelica è davvero coinvolgente. Gesù inizia il suo ministero nel deserto:  un uomo libero dal potere, un uomo libero dalla sazietà della carne, un uomo che di fronte a Dio, sa affidarsi totalmente e sa resistere al male in ogni occasione. Un uomo libero che è venuto a manifestarci davvero come sia la libertà che il Signore si aspetta da noi per aderire a Lui. Vale quindi la pena anche per noi, di interrogarci su come vogliamo essere. Gesù è andato nel deserto per stare con il Padre, un ritiro intenso di silenzio e di preghiera per poter affrontare la sua missione, il suo ministero. Questi sono i passi che anche noi dovremmo muovere in questa quaresima che si apre davanti: fare una esperienza più intensa di preghiera e di affidamento al Signore: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). È il senso dell'itinerario quaresimale, quello cioè di fare luce dentro la nostra umanità magari zoppicante e malandata; dare un nome alla nostra fragilità, quella fragilità che spesso sfocia in peccato vero e proprio, per metterla poi sotto la croce di Gesù perché sia lavata e guarita dal suo Sangue che è l’espressione massima del Suo amore per noi. È vero, il tentatore tornerà (sarà sotto la Croce), ma qui è inscritta tutta quanta l’azione di salvezza di Gesù per l’uomo. La quaresima che inizia con un segno (le ceneri), di penitenza, deve risultare un cammino di intensa preghiera. Dobbiamo quindi essere disponibili alla Parola che ci sarà data – abbondante - in queste domeniche per costruire il nostro affidamento in Dio, perché nel deserto, c’è solamente la presenza di Dio e questo ci deve bastare.

Rif. Letture:

Isaia 57, 15-58;4a; Salmo 50; 2 Corinzi 4,16b-5,9; Matteo 4,1–11

Domenica 15 Febbraio 2015

Il Rito Ambrosiano dedica l’ultima domenica del tempo dopo l’Epifania, al tema del perdono, quasi a disporre lo spazio per l’impegno di conversione e di penitenza della quaresima. Oggi, ci viene detto che nella nostra preghiera dobbiamo mettere ai primi posti, da una parte la consapevolezza della nostra estrema povertà e dell'altra la certezza che colui che invochiamo è in grado di soccorrerci. Essere quindi umili; riconoscere ciò che siamo, riconoscere con la migliore gratitudine i doni di Dio, riconoscere nella sua verità sia il bene di cui siamo capaci, sia il male di cui siamo responsabili. Nella parabola odierna il fariseo, più che pregare, ci da l'impressione di presentare al Signore le proprie credenziali; non ha nulla da chiedere: ha solo da offrire – con palese orgoglio – la sua presunta giustizia. Il pubblicano, riconoscendosi peccatore, si tiene a doverosa distanza da Dio e, in una serena mortificazione, non osa neanche alzare gli occhi verso il cielo, verso la dimora del Dio altissimo. Si riconosce reo di peccato e, mosso da sincero pentimento, si batte il petto e implora la misericordia divina: "O Dio, abbi pietà di me, peccatore". I due protagonisti del vangelo odierno si contrappongono nettamente offrendoci l'uno un cattivo esempio di umana presunzione, l'altro una bella testimonianza di preghiera autentica. Sono queste le migliori premesse della preghiera. Allora, con molta serenità esaminiamo come è il nostro pregare. È un monologo con noi stessi? Perché la tentazione più forte è proprio quella di dire: “Beh in fin dei conti io non sono come gli altri” ed essere quindi abitati dalla presunzione di bastare a noi stessi senza sentire la necessità di chiedere forza per poter cambiare.

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