Prepariamo la Domenica

Domenica 7 maggio 2017

SfondoPrepariamoLaDomenicaLa IV domenica dopo Pasqua è sempre consacrata a Cristo buon pastore. Un’immagine molto bella e cara, che dice la vicinanza del nostro Dio in Cristo, alla nostra fragilità. L’iconografia ha lavorato molto su questa pagina del vangelo, e ci ha mostrato nella tenerezza dei tratti, un Cristo pastore che porta ciascuno di noi sulle sue spalle. Tuttavia, se ci pensiamo bene, quando si parla di pastori e di pecore, raccontare l’immagine dal punto di vista dei tratti della vita, è altra cosa. Perché le pecore fanno sì tenerezza, ma non hanno un buon odore, lo si avverte a distanza. Per accettare l’odore delle pecore, per riuscire a portarselo addosso, bisogna essere innamorati del mestiere di pastore, e l'essere e sentirsi pastore, non è per niente facile. È infatti un mestiere duro che è fatto di transumanze, di climi avversi, di fughe dal pascolo, di un perseverare in nottate gelide che deve fare i conti con la solitudine, perché per far pascolare il proprio gregge, si esce lontani dalla città. E Gesù dice “Io sono il buon pastore”, un’immagine cara ad un popolo nomade come quello ebreo, ma che riguarda la storia di ciascuno di noi, perché se Gesù è il nostro pastore e conosce il nostro odore, quello forte delle nostre contraddizioni che vanno contro i nostri principi, l’odore forte delle nostre sofferenze, se Lui si porta addosso il nostro odore di pecore, allora Gesù è colui che ci accompagna, che apre la via e la nostra meta sarà sicura. “Io sono il buon pastore”. Non è soltanto buon pastore perché ha accolto le nostre povere vite, ma è buon pastore perché le nostre povere vite le ha difese.
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Domenica 14 maggio 2017

SfondoPrepariamoLaDomenicaÈ sempre bello leggere la lettera ai Filippesi, perché è una lettera affettuosa, confidenziale. È la lettera di un amico ad altri amici nella quale traspare tutta la gioia di Paolo per quella comunità e in questa lettera Paolo raccomanda ai Filippesi di dedicarsi con assiduità, con rispetto e timore, alla loro salvezza. Tuttavia si coglie come in Paolo sia presente un timore che è reale; come potrà quella comunità, perseverare nella fede senza vedere più l’apostolo? Così anche per gli stessi apostoli, come potranno far progredire la loro fede quando non potranno più vedere materialmente Gesù? I discepoli si sentono come smarriti, sentono che la lontananza del Signore Gesù, renderà impossibile vivere la comunione con Lui così come è stata vissuta per quei pochi anni della loro sequela: «Non sia turbato il vostro cuore», inizia con queste parole il capitolo del vangelo di questa domenica. Per meglio renderci conto di quanto si dice in queste brevissime parole del vangelo tratte dai discorsi di addio di Gesù prima della sua Pasqua, bisogna richiamare il pericolo sempre presente nella nostra vita che è la distanza. Dice un proverbio “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”; sembra che, a poco a poco, la lontananza faccia impallidire le memorie, e renda distante il cuore. Non accadrà anche per noi, che, lontano dagli occhi, Gesù a poco a poco lo allontaniamo anche dal nostro cuore? «Se uno mi ama osserverà la mia parola e il padre mio lo amerà e noi verremo da lui e prenderemo dimora presso di lui», è il progetto di Dio in Cristo su ciascuno di noi.
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