«“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20)”. E ne sentiamo la presenza non solo se accompagniamo la santa Messa in televisione o sul web, ma anche e soprattutto se dallo Spirito Santo ci lasciamo radunare, qui, nella nostra casa nel suo nome – spiega nell’introduzione don Mario Antonelli, Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede -. Nome di Gesù ascoltato nel racconto del suo amore, del suo morire, del suo risorgere. Nome di Gesù invocato nella gratitudine per la gioia di essere figli e fratelli e nella speranza che tutti la accolgano. Nome di Gesù cantato come consolazione di Dio e luce per questi nostri giorni di struggente tribolazione. Qui, nella nostra casa, trama di affetti impegnativi e dolcissimi, intreccio quotidiano di responsabilità, parole, gesti e silenzi per l’amore e il perdono: dimora ospitale di Dio, piccolo cenacolo di Gesù, tempio dello Spirito Santo».
«Non ci bloccherà l’impaccio, non ci nasconderemo dietro un senso di inadeguatezza – prosegue il Vicario -. Sentiamo il desiderio di dire la fede, di celebrarla insieme, con i nostri figli, con le persone più care, nella semplicità di umili e lieti discepoli di Gesù: qui, nella nostra casa. Nel raccoglimento della celebrazione domestica, ascoltiamo il gemito del mondo e la musica del Vangelo, sentiamo il pianto di Dio e il profumo dell’amore che vince la morte, resistiamo nella sofferenza come nel dolore di un parto: qui, nella nostra casa. Buona e santa Pasqua! Qui, nella nostra casa».












