SOLENNITÀ DELLA SS. TRINITÀ - ANNO B
Es 33,18-23;34,5-7a; Sal 62; Rm 8,1-9b; Gv 15,24-27
«O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia car-ne, in terra arida, assetata, senz'acqua», ci fa pregare il salmo. È espressione che si avvicina for-temente alla richiesta di Mosè: «mostrami la tua gloria», anelito che chiede di essere colmato. E Dio non rifiuta la risposta, ma la diluisce: il modo con il quale Mosè avrà accesso alla sua gloria, sarà quello di stare alle spalle di Dio e seguire Lui. È insegnamento anche per noi perché solo co-sì potremo essere presi per mano ed accompagnati nel suo farsi conoscere. Ma non è soltanto un vedere seguendo, è anche un ascoltare la voce che esce dalla nube: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni». Questo dobbiamo ascoltare e fare nostro: Dio è misericordioso, è Colui che è pietoso, Dio è lento all’ira, Dio è ricco di amore e di fedeltà perché conserva il suo amore per mil-le generazioni. Dio non è un ragionamento, ma è storia che si fa incontro affinché lo si possa co-noscere vivendo. Dio non parla di sé in forma astratta, ma parla di sé raccontando il modo at-traverso il quale si può fare esperienza di Lui. In effetti tutte e tre le pagine della Scrittura ci aiu-tano a scoprire proprio come Dio si lascia incontrare. La gloria di Dio si manifesta così, la si è vi-sto nella vita del popolo d’Israele, ma lo si può cogliere anche nella vita di ciascuno quando però si accoglie la misericordia, si vive la pietà, la pazienza, l’amore e la fedeltà durevole del Verbo fatto carne che è la verità compiuta e concreta delle spalle di Dio, la cui visione per noi è stata anticipata a Mosè. Allora, la domanda di ciascuno di noi “Dio esiste e come si fa ad incontrar-lo?”, diventa davvero anelito e via di accesso al mistero della Trinità. Ci dice Gesù che il Padre non è un Dio vendicatore che al male fa seguire una punizione tremenda; questa è la visuale pa-gana anche se, per certi aspetti quella prospettiva continua ancora ad essere presente nel no-stro sottofondo religioso. Se ci pensiamo bene e con onestà, quando ci capita qualcosa di non gradito o viviamo una sofferenza o una esperienza di dolore, la prima espressione che ci viene spontanea è quella di dire “ma io cosa ho fatto di male per ricevere questo”, attribuendo a Dio quella forma particolare di punizione per chissà quale colpa commessa (cfr Gv 9). Il nostro Dio che è Padre si manifesta misericordioso mandando tra di noi il Figlio Gesù, è così che possiamo vedere concretamente il suo volto: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9). Il volto del Pa-dre si manifesta nel volto di Gesù, e il volto di Gesù emerge in modo molto evidente e molto chiaro attraverso il Vangelo. Mettendosi dietro a Lui e accordando la nostra vita nell’ascolto di ciò che Lui dice di sé, renderemo manifesta la vicenda di Gesù sulla terra. Ma anche qui che fati-ca. Nella sua vicenda terrena, immerso tra credenti e increduli, tra santi e peccatori, tra i figli del Padre e figli del padre della menzogna, Gesù dice: «amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44); questa è la manifestazione del volto del Padre che ama tutti i suoi figli, soprattutto coloro che sbagliano e sono lontani (cfr Lc 15,11-32). Non c’è nessuna parola di Ge-sù che fa emergere la volontà di emarginare, condannare, allontanare definitivamente qualcuno dalla Sua presenza, neppure il peggiore dei suoi nemici. Piuttosto esprime la volontà di scuotere e richiamare chi si fosse perso o avviato lungo una strada opposta a quella dell’Amore di Dio. Possiamo dire che i Vangeli ci mostrano il risplendere del volto di un Dio trinitario radicale nella Sua volontà di salvezza e nella Sua disponibilità all’accoglienza.
La comunione trinitaria del Padre con il Figlio nello Spirito, si manifesta all’umanità nelle parole e opere del Figlio che è Amore radicalmente inclusivo. La Trinità si fonde in questo Amore. Il no-stro è un Dio trinitario e se non fosse così, noi non riusciremmo a capire la nostra relazione d’amore. Ma La Trinità è Amore totale; il Padre ama dall’eternità e continua a generare il Figlio Gesù con l’amore attivo, ma tutta la sua vita terrena ci dice che Lui, il Figlio si lascia amare. Se non si tengono insieme queste due cose, l’amore non può reggere e questo è l’insegnamento che ci arriva ed è molto importante. Gesù ci ha detto con la sua esistenza terrena: io mi sono la-sciato amare dal Padre e sono arrivato fino alla Croce. Il lasciarsi amare è più difficile che amare in maniera attiva. Quando una persona diventa non più autosufficiente e le persone che gli vo-gliono bene lo vogliono aiutare con una presenza costante e a lei vicina, è molto duro per quella persona accettare il lasciarsi amare in quel modo, perché si sprigiona un orgoglio personale che dice no, io vorrei diversamente. Allora è solo dentro questo aspetto che comprendiamo come l’amore sia davvero il motore e l’espressione della Trinità: l’amore che ama si lascia amare e la-sciandosi amare, apre alla vita che lo Spirito continua a generare nuova. Proprio perché la Trinità è relazione, scambio reciproco di amore e di doni, l’uomo, creato ad immagine di Dio (Gn 1,26), a maggior ragione deve essere in modo significativo relazione. Anche nell’ambito della fede il cammino è uguale. Noi comprendiamo che cosa significa l’esperienza della fede solo se questa è frutto di esperienza che fa comunione, una esperienza che include e non esclude. Nel momento in cui io dico “io e il mio Dio”, faccio esperienza di esclusione perché non è quello il volto di Dio che Gesù ci ha manifestato, e soprattutto, non è il volto della Trinità. La Trinità non è quindi me-ro discorso matematico (uno-tre), ma è discorso di comunione che genera vita e Dio in questa cosa è talmente potente e forte, talmente fuori misura che se ci mostrasse veramente tutto il suo Volto, avvera per noi quanto dice il Libro dell’Esodo: «nessun uomo può vedermi e restare vivo». Non riusciremmo infatti a contenere la dimensione trinitaria di Dio che ci supera infini-tamente e, messi di fronte a questo infinito mistero di vita, la nostra vita sarà destinata rapida-mente ad essere annullata. Allora proprio per questo siamo chiamati a compiere passi che ci facciano cogliere ogni giorno un po’ della traccia del volto di Dio e farlo diventare nostro. È la memoria suscitata dallo Spirito Santo, il Paraclito, Colui che ci sta accanto che ci ha promesso Gesù. Lo Spirito dà testimonianza, ci ricorda quello che Dio ha compiuto e che continuamente compie nella nostra vita, e noi, aiutati e sorretti dallo Spirito, siamo chiamati a seguire la Sua opera anche se il passo che ci sta davanti si prospetta buio. Riusciremo a dire che dentro di noi c’è un tratto di quel Volto, solo quando ci mettiamo nella condizione di amare, ascoltare, acco-gliere e questo nonostante le nostre fatiche dovute alle nostre fragilità. Paolo ci dice infatti che ciò che era impossibile è diventato possibile grazie alla storia di Gesù. Ciò che era impossibile per noi, cioè uscire dalla schiavitù del peccato, uscire dalla schiavitù della morte, è finalmente possibile grazie allo Spirito di Gesù. Il nostro accesso a Dio è sempre possibile non tanto per un nostro sforzo, ma per come Dio si è fa vicino; così ci è stato raccontato nel Libro dell’Esodo, da Paolo e dal Vangelo secondo Giovanni. Signore mostraci sempre il tuo volto perché senza un tratto del tuo volto, noi non riusciamo a vivere, ci perdiamo, ci smarriamo. E allora dire oggi che Dio è Trinità, è dire che Dio è dentro in questa esperienza d’amore che tutti coinvolge e che è importante che diventi nostro perché, se vedi l’amore, vedi la Trinità.












