I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A
Is 51,4-8; Sal 49; 2Ts 2,1-14; Mt 24,1-31

In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: «Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo » (1 Gv 1,2-3). (dal Proemio della Costituzione Dogmatica “Dei Verbum”).

Avvento, ricomincia un nuovo anno liturgico e prende avvio con un cammino che sappiamo già quali tappe avrà, che colori mostrerà, che messaggi ci consegnerà. Ma questo procedere deve far sorgere l’interrogativo se questo ricominciare sia un percorso che alimenti la monotonia oppure conduca alla rigenerazione; sia soltanto un incremento all’abitudine o invece, incoraggiamento a rinascere ogni volta. Penso che sia davvero bello avere dentro di noi questa domanda quando inizia un nuovo anno liturgico, perché vuole dire che consideriamo questo ricominciare come un percorso che non faccia solo dire lo sappiamo già, conosciamo le tappe, ma perché il ripeterlo a noi, sia davvero accompagnato da un'intensità di desiderio di ricerca più grande. Un anno liturgico nuovo in cui la ripetitività della liturgia, ci consegna un crescendo di forza, di profondità nell’intimo ed anche famigliarità con il mistero di salvezza che il Signore Gesù Cristo ha operato per noi nella sua Pasqua. Del resto, le esperienze più forti della vita non cambiano il linguaggio ogni volta, il linguaggio dell'amore, che è una esperienza davvero forte e che guida il proprio cammino, non cambia, rimane sempre quello. Se nell’anno liturgico nuovo ci entriamo così, vincendo il pericolo della monotonia, davvero si libera una forza straordinaria, già a cominciare dalla profezia che apre questo nuovo anno liturgico, sono le prime parole del testo di Isaia: «Ascoltatemi attenti». Ciò che è in gioco da subito, è la scelta interiore di ascoltare e lasciarci guidare. San Pietro, nella sua prima lettera con il linguaggio libero che lo contraddistingue, chiede che ci si lasci guidare «dal pastore e guardiano delle vostre anime» (1 Pt 2,25); allora è bello pensare il nuovo anno liturgico che si dipana di domenica in domenica, come il cammino di una direzione spirituale fatta da Gesù stesso. È impossibile trovare un Padre spirituale di più alto livello di Lui. Avere lo sguardo fisso sul Signore Gesù (cfr. Eb 12,2), che fa alzare lo sguardo (Is 51,6) e guardare avanti. Il primo dono dell'Avvento allora, è vivere attenti: agli altri, alle parole, ai silenzi, alle domande mute, alla ricchezza di chi è accanto a noi.

Questa è la forza del nuovo cammino d'Avvento che ci viene consegnato e che ci introduce in un ascolto che non è semplicemente uguale a quello avuto negli anni trascorsi, perché se ci lasciamo guidare dalla freschezza che sempre ha la Parola di Dio, ci sentiamo veramente accostati passo dopo passo da Gesù stesso (cfr Lc 24, 15), e il cammino dell’anno liturgico, sarà affrontato con uno spirito profondamente diverso. Anche Paolo nella sua seconda Lettera ai cristiani de Tessalonica ci dice questo; egli annota che c’è confusione circa la venuta del Signore, circolano notizie di ogni tipo e allora l’impegno dell’Apostolo è quello di dire “ma che interesse è il quando e il come”, ciò che conta è che il Signore Gesù farà ritorno, e allora questa è la nostra vita che oggi è da vivere bene, da vivere nell’attesa del Signore, e viverla amando il suo vangelo, seminandolo nel cuore e condividendolo con gli altri, facendolo germogliare affinché regali i suoi colori di vita e di grazia. Anche per noi tutto ciò resta valido; le notizie che ci raggiungono sono e rimarranno tantissime e a volte non sono da disprezzare perché dicono l’attesa o un dolore, una speranza, una gioia, un futuro, l’importante però è non vivere da persi, da gente persa che si concede a tutto e a tutti, come fantasmi che si fanno catturare da notizie vaghe, supposizioni, insinuazioni, sospetti e tante volte piccinerie. Come si fa ad avere un cuore capace di orientare i nostri passi verso il Signore se lasciamo entrare di tutto così nella nostra vita. La vera dispersione avviene proprio perché non si ha più lo sguardo e il cuore sul Signore. È anche vero che la nostra vita non possiamo semplificarla più di tanto, perché viviamo in un contesto complesso che probabilmente lo diventerà sempre di più, ma non lasciamoci mai scappare la capacità e la libertà di amare, e quando si ama, si riesce a vivere nelle cose complesse perché si ha chiara la direzione nel dove andare e soprattutto da chi andare. Un vivere l’attesa che è importante per tutti qualunque sia la nostra vocazione, la nostra situazione, la nostra età, la nostra storia: così dobbiamo cominciare L’Avvento. In fondo, questo è anche il grande messaggio che il Vangelo ci lascia. Lo sguardo è sulla fine, sulla fine del tempio di Gerusalemme, sulla fine della città e sulla fine della storia e del mondo. L'annotazione di Gesù non è incentrata sul quando verrà e nei modi in cui lo farà, qui, là, su, giù, non credeteci; ci basti sapere che verrà «Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo» (Mt 24,27).
È pagina davvero impegnativa, l’intenzione profonda del Signore è quella di non svelare quale sarà il futuro. Il Signore non vuole fare conoscere il futuro che è seduzione sempre fortissima capace di indirizzare persone fragili al mago di turno, l’intento è quello di orientare il cuore verso il ritorno del Signore. Non vuole essere una descrizione di forme, di tempi e di modi con i quali si va verso la fine, ma un dire “guarda che la fine è il ritorno del Signore”, è questo ciò che conta. Allora la liturgia di oggi, è un invito ad una vita tenacemente laboriosa nella quale convogliare il meglio delle nostre capacità, delle nostre risorse di cuore e di intelligenza, affinché davvero cresca il desiderio di andare verso il Signore e di orientare i nostri passi verso di Lui. Un ricordarsi che si sta vivendo la vigilia di un incontro, e che per questo, vogliamo rimetterci in cammino, perché il Signore ci sta a cuore, perché l’incontro con Lui davvero lo desideriamo. Tutto finisce ma la salvezza dura e rimane perché Dio è fedele ci dice la liturgia oggi (cfr Is 51,6); ne senti di tutte ma la cosa fondamentale è il sapere verso chi la nostra vita la orientiamo, quindi non lasciamoci trasportare come foglia dal vento di tutte le notizie che ci raggiungono, dalle voci dalle dicerie, dalle ipotesi, dalle previsioni, rimaniamo capaci di guardare ad un punto dove vogliamo andare e dove vogliamo arrivare, perché troveremo chi ci aspetta ed è il Signore Gesù. Lui infatti intende aiutarci a orientare la nostra vita per vivere con gratitudine con fede e con gioia l’incontro che inevitabilmente ci sarà. Allora con questo spirito, ci possiamo mettere in cammino per l’Avvento, e questo avvenga per ognuno di noi, avvenga per la nostra comunità, avvenga nella Chiesa e nel mondo di oggi. Ecco, l’Avvento è cominciato, è davvero cominciato non solo perché lo dice il calendario, ma perché noi possiamo essere disponibili a “fare verità”, a scrutare le differenze e le eventuali distanze, per intraprendere un nuovo percorso che trae forza proprio dall’ascolto e rafforza la relazione. Che maniera stupenda e singolare ha di condurci il nostro Padre spirituale, il Signore Gesù.

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