V DOMENICA D’AVVENTO: «IL PRECURSORE» - ANNO A
Mi 5,1; Ml 3,1-5a.6-7b; Sal 145; Gal 3,23-28; Gv 1,6-8.15-18

«La grazia – chen in ebraico, charis in greco, gratia in latino – è favore, benevolenza, amore che non deve essere meritato: è amore preveniente, gratuitamente riversato da Dio sugli uomini ed è impensabile come evento umano. […] Questa è buona notizia, vangelo: l’amore di Dio non va meritato, ci precede, ci raggiunge prima che noi possiamo fare qualcosa per meritarlo.» (ENZO BIANCHI, Dono e perdono, Per un’etica della compassione; Giulio Einaudi editore).

«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» ci dice il testo del profeta Malachia che pone l'attenzione sul senso del venire di colui che prepara la strada al Signore. L’irrompere di un uomo che è mandato da Dio come precursore, invita allo stupore per i modi con cui Dio realizza il suo dono: Dio si fa uomo in Gesù Cristo, ma chiede a un uomo, Giovanni Battista, di preparargli la strada. E allora, il filo rosso di questa domenica, V domenica di Avvento, è precisamente quello di riuscire ad avvicinare il più possibile il volto di chi è annunciato. Il Precursore è solo apparentemente al centro, ma chi deve essere e restare al centro è un Altro che sta per arrivare. Per questo i testi dei profeti Michea e Malachia ci consegnano quasi un grido accorato che indica l’imminenza di un dono grande. Il primo annuncio che subito è reso evidente da questo testo è quello di preparare al Signore la via del nostro cuore. C’è un cammino da affrontare, un sentiero da rendere praticabile affinché si possa veramente «offrire al Signore un offerta secondo giustizia», e Giovanni Battista lo ha subito fatto suo con l'autorevolezza della sua presenza e con l'intensità della sua testimonianza.

Ma vi è un di più nell’appello che questo grido accorato fa, ci dice: «tornate a me e io tornerò a voi». Il dono del Natale si compie veramente se, all'interno di questo dinamismo che vede il venire di Dio nel Figlio Gesù come dono inatteso e gratuito, c’è, esiste la percezione viva del cammino da fare per un cuore che si è educato a rialzare lo sguardo per attendere il Signore. Anche Paolo ci parla di un precursore che chiama pedagogo, colui che in antichità prendeva per mano, un maestro che accompagnava e camminava con il giovinetto e quando arriva a destinazione, lo lasciava in mani sicure perché lui doveva solo accompagnare, condurre. E Paolo usa l’immagine della legge come pedagogo. Prima la legge antica di Mosè ci ha condotto passo dopo passo, ma adesso è venuto Lui, è venuto il Signore Gesù e quindi la legge ha terminato l’opera di condurci, adesso è Lui il Signore Gesù che ci vuole accogliere con le sue mani sicure. E per rimarcare ulteriormente questo, Paolo usa una espressione bellissima: «Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo». Paolo ci dice: che le cose antiche non contano più, ora voi siete figli e non più servi. Cristo diventa il vestito per essere al banchetto della grande festa (cfr Mt 22,11-12), e noi ci ri-conosciamo qui, perché adesso siamo noi ad iniziare la nostra avventura di vivere e diventare discepolo del Signore proprio perché rivestiti di Cristo. Un invito a non rimanere disperso e confuso nelle mille vie che si presentano nella nostra storia. Infatti, le responsabilità che abbiamo, i compiti, le professionalità, gli impegni, inesorabilmente ci fanno allontanare, ma il tornare è tipico di chi sa dove è posta la casa e in quella casa vuole abitare. C’è bisogno dunque di un cuore aperto e disponibile, grato, sincero, sapendo però che il primo passo verso questo incontro, è sempre il Signore a compierlo.
Lo dice bene il testo del Vangelo tratto dal Prologo, forse la pagina più intensa e più profonda che la comunità cristiana degli inizi lascia a tutti coloro che verranno dopo. Non è ancora la parte centrale del prologo, quella la udremo la notte di Natale, ma è annuncio di compimento del venire del Precursore il cui «nome era Giovanni». Questo è l’ingresso, questo è l’improvviso calare nella nostra storia di un «uomo mandato da Dio» che porterà gli uomini a desiderare intensamente il dono dell’intera vicenda di Gesù di Nazareth segno dell’infinito Amore del Padre. La pagina ci mostra un uomo lieto nella certezza di essere nell’obbedienza alla sua vocazione, e contento di gridare una presenza che va oltre ogni speranza. Il testo però, precisa subito che «non era lui la luce», lui è l’uomo libero che annuncia a tutti e a tutti chiede di seguire la vera Luce che è Gesù Cristo. Soltanto vivendo così, soltanto attraverso l’esercizio di questa attesa, riuscirà a dilatare il cuore in modo che potrà essere nella condizione di riconoscere il tempo giusto di: «Colui che viene». E questa testimonianza ci è chiesta anche a noi nel nostro modo di vigilare. Sono espressioni misurate quelle del Vangelo, non c’è nulla di enfatico, ma hanno la capacità di far entrare bene dentro questa attesa, così da far gustare tutta la densità di una storia che il Figlio di Dio sceglierà di abitare in pienezza per dare a tutti «grazia su grazia». «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato», eccolo il dono. Dunque, un invito a concentrarci su ciò che conta, su ciò che davvero è decisivo e centrale: Gesù che ha rivelato chi è Dio Padre a noi, che non avremmo mai potuto vederlo: questa è la comprensione più bella del Natale, per questo il passo va accelerato. È il fascino di questa quinta domenica di Avvento detta del “Precursore”, una domenica che ci dice la verità e comunica tutta la rilevanza del dono che sta avvicinandosi. Se non fosse stato così, se qualcuno povero e semplice, non ci avrebbe prima aiutato ad aprire il cuore e a riconoscerla e ad attenderla, questa luce, la tua luce, sarebbe arrivata troppo abbagliante Signore. Un’immagine, quella del precursore, fortemente ed estremamente significativa e bella, perché ci mette nel cuore un’attesa grande; dice qualcosa che vuole scuotere, che vuole evocare e invitare ad un incontro che sia il più possibile incontro vissuto, amato e cercato. Maranathà, vieni, Signore Gesù, l'antica preghiera della tradizione cristiana, trovi davvero oggi, spazio nel cuore di ognuno di noi.

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