Venerdì Santo – Celebrazione della Passione

Percorrere l’avvenimento drammatico di oggi è davvero pesante: ingiurie, calunnie, false testimonianze, disimpegni, solitudine, tradimenti. L’ascolto della Passione del Signore vissuta fra l’agitarsi di tanti richiede proprio il nostro tacere che faccia da eco al profondo e impressionante silenzio di Gesù. Tutto è concluso su quel colle fuori le mura di Gerusalemme; il Crocifisso non parla più, Lui Parola di vita, il Verbo di Dio fattosi uomo, è stato violentemente messo a tacere. Restano quelle braccia aperte per sempre sull’intera umanità e resta la parola della Croce che racconta del cuore di Dio e mostra a tutti il suo amore incondizionato che tutto vuole abbracciare.
La scrittura lo chiama “uomo dei dolori” e noi lo vediamo “come uno davanti al quale ci si copre la faccia perché non ha né apparenza, né bellezza”. Lo splendore originario di Figlio sembra essere per sempre scomparso sotto i duri colpi della Passione vissuta a causa dei nostri peccati, e tuttavia di fronte a Lui ormai esanime sulla Croce, noi possiamo sperimentare la contemplazione che conquista. È il suo amore che ci sospinge a leggere oltre ed altro da quanto immediatamente abbiamo sotto gli occhi.
Il Crocifisso è lo svelamento del Padre che rispetta totalmente la libertà degli uomini fino a consegnarsi nelle loro mani. Non è un guardarci dall’alto verso in basso, ma un abbassamento fino ai nostri piedi per lavarli e consegnare la sua vita per noi, un Figlio che dicendoci «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32), ci voluto assicurare che non sarebbe sceso dalla croce affinché noi, comunque siamo messi, qualunque cosa abbiamo in cuore, con Lui e in Lui, potessimo essere figli dello stesso Padre.
Non c’è segno più alto, questo è il miracolo più grande. Avremmo potuto credere a un Dio potente, ad un Dio che ha il potere e lo distribuisce come vuole, e invece contempliamo la vulnerabilità dell’amore di Dio che si è consegnato nelle nostre mani. Appare inimmaginabile, ma da qui, davanti al Crocifisso, c’è la fonte della buona notizia che oggi, ancora non possiamo cogliere, ma che avremo nel cuore il mattino di Pasqua. Questo è l’amore di Dio su ciascuno di noi, ed è senza condizioni; lo vado ripetendo per me ripensando alla mia vita, alle mie fragilità, ai miei tradimenti. Guardando il Signore che si è dato anche per me, riesco a cogliere come in tutta la mia vita, il Padre mi ha sempre avuto per figlio, e ognuno di noi lo può dire: il Padre mi ha per figlio.
Ma c’è anche una contemplazione commossa. Tutti siamo convocati sotto la Croce e chi non si commuove davanti al crocifisso, non potrà commuoversi davanti al prossimo, davanti al dolore del fratello. Come è importante non temere le nostre lacrime. François-René de Chateaubriand, scrittore e politico francese, ha una frase bellissima “Sono diventato discepolo di Cristo pur senza ricevere folgoranti illuminazioni soprannaturali, la mia convinzione è venuta dal cuore, ho pianto e ho creduto”, (Génie du Christianisme).

 

Il crocifisso non può non commuoverci se davvero custodiamo la croce per amore di Gesù. Amiamo follemente il Crocifisso, ma non festeggiamo il dolore. Contempliamo commossi la Croce sapendo che è abitata da Gesù, ma chiediamo con il cuore che non sia più abitata da nessun altro uomo o donna. C’è una Croce che ci rappresenta tutti, ci rappresenta nei nostri abbandoni, nelle nostre desolazioni, nelle notti delle nostre agonie. La Sua passione non è racchiusa nel passato, ma abbraccia tutti i tempi, tutte le persone, tutte le generazioni. Cerca i volti, li fissa con attenzione e delicatezza, vi legge le inquietudini, le sofferenze, le attese. Si lascia conquistare dalla pietà, perché il volto è quel luogo in cui la persona rivela la sua misteriosa originalità. È dunque contemplazione commossa e orante che guarda ad un Volto che non riusciamo abbracciare e capire pienamente, ma che ci chiama e ci disarma, e noi, o­gni volta impotenti e af­fascinati. La croce non è data per capirla, ma è data per poterci aggrappare ad essa e farci por­tare in alto.

E questa accoglienza profonda deve addentrarsi bene in ciascuno di noi, affinché poi si radichi sempre più forte, fedele, tenace la nostra carità tanto fragile. Davvero questa è morte che dà casa a tutti; attorno a questo morire di Gesù ci affolliamo in tanti, ci presentiamo un po' tutti. Con la tua morte ci hai dato casa Signore, Tu hai scelto di perderla per un momento e a noi l’hai fatta ritrovare. Allora, la croce di Gesù merita silenzio e merita la nostra conversione di fede in Lui. E questo è il silenzio del Venerdì Santo, che è dono solo da accogliere, non ci sono commenti possibili, siamo nell'incredibile cuore di Dio.

Scenderà presto la sera su questo giorno che ha conosciuto il forte grido dell’amore provato nel più grande dolore e, l’essere messi di fronte alle Tue braccia allargate, alla Tua solitudine, ci chiama a preghiera, ci chiama a stringerci a Te. Ci chiama a parlarti di noi affidandoti parole di supplica che ci facciano fare esperienze di ripartenze. E se questa sera scenderà sui nostri cuori intristiti, tuttavia riusciremo ad avvertire l’affetto appassionato, perché scenderà a suscitare memorie e speranze, pentimenti e promesse, pensieri mesti ma anche palpiti d’amore.

Solo la Speranza e la fede, ci dicono che le lacrime e lo scoraggiamento si cambieranno in gioia ed esultanza in quel irripetibile mattino di Pasqua; sia allora questo l'augurio più bello per vivere questo tempo di silenzio che ci separa dal gioioso annuncio della veglia pasquale.

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