I DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO B
Isaia 57, 15-58;4a; salmo 50; 2 Corinzi 4,16b-5,9; Matteo 4,1 – 11
La pagina del vangelo ci fa riflettere su un aspetto che è molto importante nella vita di ogni cristiano: il discernimento. Il significato del termine è quello di riuscire a comprendere ciò che è bene per noi e ciò che non lo è, ciò che viene da Dio e ciò che non proviene da Dio, ciò che vuole il Signore da noi. Gesù oggi ci insegna a capire e approfondire questa dinamica, e ci offre anche gli strumenti. Va precisato subito che Gesù è andato nel deserto per stare con il Padre, per avere con lui un ritiro intenso di silenzio e di preghiera per poter poi affrontare la sua missione, il suo ministero: nel deserto Gesù sceglie lo stile per essere Messia. Anche per ciascuno di noi c’è il bisogno di questi quaranta giorni, questa primavera dello spirito che arriva, per capire che uomo sono diventato e quello che potrei ancora essere.
Gesù dunque viene condotto nel deserto. Il deserto è il luogo attraverso il quale Israele giunge alla liberazione, giunge alla terra promessa, e tuttavia il deserto è luogo di prova. Sempre il deserto è luogo di prova. Anche a Gesù sarà sottoposta questa prova, ma l’esperienza del deserto, non sarà una esperienza circoscritta solo a quel luogo: tutta la vi-ta di Gesù sarà sottoposta a continue tentazioni del demonio e degli uomini che di più hanno dimestichezza della Legge: dottori della legge, gli scribi e i farisei.
Rimanendo al Vangelo di oggi, il diavolo non tenta Gesù ponendo delle condizioni che apparentemente potrebbero sembrare ostacolanti, ma anzi, si accosta a lui assumendo del-le sembianze di amico. Quante volte ci capita di credere che qualcuno si comporti nei no-stri confronti per il nostro bene, assumendo delle sembianze di amicizia e poi invece, nella realtà, dietro a quelle sembianze, dietro a quegli atteggiamenti, nasconde del veleno. Così il demonio si è comportato con Gesù e si comporta anche con noi, assumendo queste sembianze. In fondo che male c’era nel dire a Gesù affamato nel deserto di trasformare quelle pietre in pane? Per questo le tentazioni del diavolo si possono chiamare con modo più adeguato seduzioni. Anche le folle, soprattutto le folle, aspetteranno che Gesù dia loro da mangiare, che guarisca, che risolva i problemi. Certo, Gesù moltiplicherà anche i pani e guarirà molti malati, ma perché il loro cuore, si giri e si orienti verso la bontà e la Provvidenza di Dio.
Il tentatore, che è sottile e astuto, non mette in dubbio che Gesù sia Figlio di Dio, non met-te in discussione la sua identità, anzi lui ci crede più degli altri che Gesù è il Figlio di Dio. L’espressione «Se sei il Figlio di Dio», non dice dubbio, vuole dire azione: “Giacché tu sei il Figlio di Dio”; egli spinge Gesù ad usare le sue capacità, la sua identità a proprio vantaggio «dì che questi sassi diventino pane» (Mt 4,3), ma questo non corrisponde alla volontà del Padre suo, che è quella di sfamare tutti e con un altro pane. Quante volte anche noi cadiamo nella tentazione di credere nostro cibo ciò che non lo è; ciò che invece di farci crescere nel dono di noi stessi, ci chiude, ci fa diventare sempre più piccoli e arroccati in noi stessi. È appunto il materialismo e il consumismo.
E poi ancora per la seconda volta il diavolo tenta Gesù e dice di compiere un gesto eclatante, gli chiede di manifestare un gesto che possa attirare l’attenzione di tutti: «gettati giù». Gli scribi, i farisei, gli anziani così diranno davanti al Crocifisso: «Se tu sei veramente il Figlio di Dio, scendi dalla Croce» (Mt 27,40), compi un gesto eclatante e noi ti crederemo; ma Gesù non scende dalla croce perché ha piena fiducia nel Padre. Anche a noi capita di vedere la strada della fama e del successo come opportunità di un falso riscatto personale, di un emergere che però alla fine, porta nel baratro dell’egoismo della personalizzazione. L’ultima tentazione risulta essere diversa dalle altre. Il maligno propone a Gesù di adorarlo direttamente con spudoratezza, ottenendo così mediante l’adorazione, il potere su tutto come se Gesù non avesse già il potere su tutto.
Ma il potere, così come lo intende il diavolo, per Gesù, è pura idolatria. Il demonio domina le persone, vuole estendere il suo dominio proponendo loro il potere; per Gesù il potere, invece è servizio. Gesù non è stato identificato come il Messia, perché non ha voluto praticare il potere secondo le logiche di questo mondo che sono logiche di dominio e di prevaricazione. Invece di parlare di servizio, di assumere una logica critica, si presta il fianco alla tentazione assumendo logiche di dominio e di potere. Questo non è seguire il Signore, ma se stessi; ed è da questo che bisogna liberarsi. Lo abbiamo sentito da Gesù che inequivocabilmente chiama il tentatore con il suo vero nome, Satana.
Chiediamo al Signore in questo tempo di quaresima la liberazione da noi stessi e di essere resi forti nella tentazione. Dice Sant’Agostino richiamando la Lettera agli Ebrei: “Cristo è stato tentato e in lui tutta l’umanità è stata tentata. Ma se lui ha vinto, in lui tutta l’umanità ha vinto”. Ci aiuti Gesù con la forza del suo Spirito a fare i conti per bene con le logiche diaboliche, che insidiano quotidianamente la nostra vita e che noi tendiamo a se-guire in maniera più o meno consapevole. E per fare ciò, accogliamo la proposta della liturgia celebrando il gesto penitenziale delle ceneri, e attraverso questo gesto, esprimere-mo il nostro desiderio di mettere a frutto il tempo della quaresima per andare nel deserto e per volgere la nostra attenzione, il nostro desiderio a Dio.
