VI Domenica di Pentecoste – Anno A
Es 33,18-34,10; Sal 76; 1Cor 3,5-11; Lc 6, 20-31

È nella esistenza stessa dell'uomo avere sempre vivo il desiderio di vedere il volto di Dio: «Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore, nella notte le mie mani sono tese e non si stancano; l’anima mia rifiuta di calmarsi» così abbiamo pregato con il Salmo. Certo, quanto rappresentato è una immagine per descrivere la verità dell’anelito dello spirito, non si può cercare e vedere il volto di Dio come si osserva una qualsiasi cosa materiale che sta ferma davanti agli occhi. Si può conoscere il volto di Dio soltanto accogliendo l'offerta che ci è data dalla Sua parola, e la sua risonanza non la possiamo mai imbrigliare, perché è sempre più ricca di quello che noi tentiamo di dirci e di dire. Ce lo dice Lui chi è, Lui dice il suo nome: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Si presenta dicendoci come si chiama usando una espressione di una bellezza davvero straordinaria, che tuttavia non si fermerà lì perché la sua Parola ci condurrà anche oltre. Il nome che Dio svela a Mosè, non è quello che si dichiara in un ufficio di anagrafe per l’iscrizione del proprio figlio/a o si richiama per una richiesta di un qualsiasi documento, ma è lo svelamento del volto di Dio. Se la gloria di Dio è luce troppo sfolgorante perché il nostro sguardo la possa sostenere, ugualmente Dio opera passi affinché l’impossibile diventi possibile. L’affascinante esperienza vissuta da Mosè permette sì di scoprire il nome di Dio, ma più in profondità, ci porta a svelare il suo volto ed il suo cuore.
È Gesù a dircelo; pensiamo alle parabole. Le parabole non ci raccontano soltanto di Dio, ci fanno intuire quale è il Suo volto; il padre che aspetta il figlio che è andato lontano: sembra di vederlo; non è una fotografia, è più di una fotografia perché non mostra semplicemente dei lineamenti, ma dice i tratti del suo cuore. È il cuore di Colui che sempre usa misericordia verso tutti facendo sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e manda la pioggia per i giusti e gli ingiusti. E il volto del Padre, è Gesù a mostrarcelo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14, 9) ha detto a Filippo; solo il Figlio che vive nel Padre può mostrarci il volto del Padre e può dirci parole così, perché Lui è così, Lui agisce così. Gesù infatti, non si è fermato alle sole parabole, ma ha confermato le sue parole: «amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male», con la sua morte in croce, e questo è l’incredibile volto di Dio che ci rimane scolpito nel cuore. Davvero lì osiamo rialzare il nostro sguardo per fissare quel volto.


La situazione di mistero affascinante e splendido di cui il testo di Esodo ci parla, Gesù, il Figlio, ce lo fa rivivere ed attraversare in modo assolutamente inimmaginabile rivelandoci l’ultima sua parola prima di vivere la sua Pasqua: riconoscere il suo volto nel volto dei poveri. Quello è il volto a cui tiene di più e ciò è davvero sconcertante per un Dio. Le parole più dense del Vangelo sono esattamente queste: «L’avete fatto a me» (Mt 25,40). Adagio adagio la risonanza della Parola conduce a questa dimensione, è Gesù Cristo che ci guida oltre le parole udite da Mosè, e noi riusciamo ad avvertire come davvero questo sia importante. È proprio grazie a quelle parole che riusciamo ad essere capaci di abbracciare questo Vangelo. La pagina delle beatitudini, nell’articolazione di beati voi e guai a voi che ci presenta Luca, è un testo per alcuni aspetti forte, forse più povero rispetto a quello di Matteo che è sicuramente più noto, ma che ha in sé una straordinaria incisività. È Vangelo che davvero ci fa mancare le parole tanto siamo messi davanti ad un capovolgimento vero e proprio.

Ci sono elencate espressioni così incredibili e in controtendenza, che non trovano casa nel linguaggio di oggi, e sembrerebbe proprio che solo il silenzio ne possa custodire l’eco. Chi sono i beati se non i tanti volti di Dio, le povertà appunto, quelle che aggiungono umiltà e dignità alla sofferenza? «Beati voi» ci dice Gesù, perché è con voi che Dio cambierà la storia, non con i potenti. Beati non perché Dio ama il dolore, ma perché è a fianco a chi è nel dolore, contro il dolore; il Signore è Colui che è più «vicino a chi ha il cuore ferito» (Sal 34,19). È questo, un brano di Vangelo che non è distante dalla nostra vita e non è parola altra. Sono le tante vite che ancora oggi incontriamo e che vivono così a dircelo, e quelle vite ci parlano di Dio e ci dicono quale è il suo volto più autentico. La benedizione allora, non è più nelle cose belle che si possiedono come si crede, ma la benedizione si sperimenta nelle difficoltà della vita proprio perché Dio si fa vicino, e in questo senso, la saggezza diventa follia e questa follia ci dice Paolo, è quella della croce (cfr 1 Cor 18).
Le beatitudini sono le puntate della storia di Gesù. Egli è stato colui che ha posto ogni sua fiducia nel Padre, ha atteso sempre l’ora di Dio, ha vissuto la sofferenza che fa gridare, è stato oggetto di persecuzione. La croce che mostra sino a quale punto Gesù diventi difensore del volto di Dio, è annunciata dalle beatitudini nel rifiuto, negli insulti, nelle lacrime, nella miseria; lì si realizza la salvezza, e questa è la vera inversione di valori. Parole rivelatrici della misericordia che prende volto in Gesù il vero volto del Padre, ed è questo il volto che volentieri celebriamo.
I detti «guai a voi» infatti, sono rivolti a coloro che si sentono sazi e sono abbagliati da altri volti. Del resto, è forse più facile attestarsi lì perché ci si sazia, ma poi ognuno rimane con la propria sicurezza nella ricchezza o l’abbondanza di beni che diventano idoli e non si prova più il desiderio di essere risollevati. Allora ancora una volta la nostra libertà è convocata per scegliere se accogliere o non accogliere la Sua parola; scegliere e cercare di viverla pienamente ognuno come può. In fondo, parole come queste ci dicono “vedi, ogni giorno hai un’avventura da vivere, quella di andare a conoscere il volto di Dio”, e le beatitudini sono la strada. Signore, siamo qui di fronte a te ad implorare la tua vicinanza alla nostra umanità fragile, con l’umiltà di chi sa di non essere forte nel seguirti; aiutaci tu Signore a comprendere lo stile che fa diventare uomini e donne liberi dalla schiavitù dell'egoismo.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy