VIII Domenica dopo Pentecoste – Anno A
1Sam 3,1-20; Sal 62; Ef 3,1-12; Mt 4,18-22

Storie di chiamate, storie di risposte, storie di vocazioni che ci portano a contemplare il mistero dell’amore di Dio. Dio propone a ciascuno lungo il cammino della propria esistenza la sua salvezza, anzi, Dio sembra addirittura dirci “non la voglio vivere da solo”, per questo Dio si propone nei nostri cammini. Non ci sono tempi o luoghi privilegiati per questo suo presentarsi, i tempi e i luoghi sono sempre i tempi e luoghi di Dio che affacciandosi interroga la libertà dell’uomo. C’è una chiamata che avviene nel Tempio e coglie il giovane Samuele che serve, aiuta il sacerdote Eli nella notte che è tempo di riposo e lo fa per tre volte. Di notte, nel Tempio, un giovane; e accanto a Samuele, c’è la figura di Eli, che per il suo ufficio sacerdotale è figura di rifermento, figura che accompagnerà questo giovane a riconoscere la chiamata de Signore. E tuttavia Eli è un uomo anche lui fragile, lo abbiamo letto, un uomo che ha vissuto le sue fatiche e non sempre è stato coerente, ma adesso è lì nel suo turno al Tempio al servizio del Signore e aiuta quel ragazzo.


La figura di Eli ci dice che un cammino di scelta, un cammino di vocazione non avviene mai in modo solitario, avviene se è accompagnato, avviene perché qualcuno cammina accanto e a lui si va a bussare e chiedere di essere aiutato. La chiamata è sempre una circostanza assolutamente imprevedibile, per Samuele il luogo doveva essere probabilmente il Tempio visto che era lì il suo servizio, ma il momento, di notte, quello forse è più difficile immaginarselo. L’episodio mostra solo l’inizio del ciclo di Samuele che è figura bella, la sua chiamata ci consegna solo il momento iniziale che è fondamentale, poi c’è il camminare insieme con chi ci dà una mano che è l’avventura della sequela, della scelta, dell’affidarsi al Signore come ci è detto dal Vangelo che però presenta un contesto diverso.
Notiamo l’estrema essenzialità del racconto che non ci concede particolari di nessun tipo; siamo in riva ad un lago, è giorno di lavoro per chi fa il pescatore e si affida a quella provvidenza per poter vivere. È scena feriale non c’è una indicazione significativa che dica di un qualcosa di grande che sta per compiersi né niente che prepari l’Evento che ormai è alle porte. C’è lo scorrere di sempre di chi alla sera butta le reti, il mattino le raccoglie carico di speranza che qualche pesce lo si possa portare sulla barca e poi a riva. Notiamo tuttavia il “cammino” del Signore nella storia, nei luoghi di tutti i giorni e lo sguardo che ha verso l’opera degli uomini.
E a quei nomi - che diventeranno carissimi - viene rivolto l’invito: «Venite dietro a me». La scansione è: la chiamata per nome, una determinazione a lasciare e l’avvio per seguire Lui, dopo che è stato dato loro un altro incarico: «Vi farò pescatori di uomini», preludio di un futuro diverso, di un domani che non è più quello che stanno vivendo oggi nella ripetitività. Non è detto nulla di più, ma è importante sottolineare come lo sguardo di Gesù è sempre posato su ciascuno anche se affaccendati nel ripetersi di azioni quotidiane che fanno andare avanti la vita senza clamore. Allora posso pensare che il mio lavoro, i miei rapporti con le persone che amo, il mio riposo, tutto viene fissato dallo sguardo di Gesù come fosse una istantanea per l’eternità, perché lo sguardo di Gesù è uno sguardo di amore che sorregge e riempie di valore anche le azioni che non calcolo più, quelle consumate dall’abitudine.
Ogni giorno la Parola di Dio, legata all’invisibile ma intensissimo sguardo del Suo amore, raggiunge anche me, e il suo vedere è un vedere non casuale. Gesù chiamando i discepoli li lega ciascuno alla Sua persona e nello stesso tempo li inserisce in una comunità dove Lui è il perno e il centro. Non li stacca dagli altri uomini, ma vuole che la comunione con Lui e tra loro, si espanda nella missione. La chiamata di Gesù costituisce la Chiesa come fraternità, come luogo, come spazio in cui si agisce come fratelli per formarsi e crescere come tali. Una chiamata che è adesso e che si ripete ogni volta come presente: qui ed ora sono chiamato ad essere fratello accanto a un altro nel dare la risposta a Gesù. Il Vangelo narra qualcosa che non solo è accaduto, ma accade, sta accadendo e questo è l’inizio, e l’inizio è sempre qualcosa di assolutamente decisivo anche se rimane bisognoso di conferma, lo sanno bene gli sposi che si volgono alla loro chiamata; lo sanno bene tutti coloro che si sono messi in discussione accettando la chiamata del Signore qualunque essa sia stata. Che ci staremmo a fare oggi qui se non perché in qualche modo il Vangelo ha bussato anche a noi?

Luoghi, contesti e modi diversi, ma la nostra determinazione a seguire la chiamata del Signore è per noi forte, anche se ci riteniamo inadeguati come il seguire dei discepoli che si sentono totalmente inadeguati rispetto a quel futuro che Gesù prospetta loro, ma è il Signore e avvertono che il Signore merita un’incondizionata scelta di sequela. Certamente l’orizzonte profondo di tutto questo è il “lasciare” quello che sono e quello che stanno facendo, allentando sia le relazioni importanti della vita – il “padre” – sia la realtà concreta nella quale hanno vissuto fino a quel momento: le reti, la barca! Non c’è volto più grande del Suo, non c’è urgenza maggiore di quella che, attraverso le sue parole, il Signore Gesù che ci affida. E Paolo impara a conoscere la propria vocazione mentre la vive; credeva forse di averla intuita tutta su quella strada verso Damasco, in realtà ci sarebbe voluta la fatica, il travaglio, il passare di comunità in comunità, il trovare segni belli ed aspetti deludenti; comunità accoglienti e gruppi litigiosi, ci sarebbe voluto tutto questo per riuscire a capire fino in fondo il senso di una chiamata ricevuta. La storia della salvezza passa nel cuore delle persone anche perché c’è chi l’annuncia, c’è chi la porge, c’è chi la rende possibile, ma certamente è Lui e solo Lui, che ne costituisce l’ispirazione. Questo è stupore, questo non è più racconto degli inizi. Allora anche noi ci mettiamo in cammino perché neanche oggi andiamo via con le mani vuote.

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