Domenica che precede il martirio di Giovanni Battista – Anno A
1 Macc 1, 10. 41-42; 2, 29-38; Sal 118 (119); Ef 6, 10-18; Mc 12, 13-17


È liturgia dai toni forti quella di oggi. È la domenica che precede il martirio di Giovanni Battista che nella tradizione ambrosiana segna una delle grandi scansioni dell’anno liturgico e conclude il cammino dopo la Pentecoste. Il nuovo lezionario ha voluto ripristinare la distinzione tra il tempo dopo Pentecoste e quello che segue il Martirio del Battista le cui domeniche saranno dedicate alla celebrazione del Signore Gesù Cristo quale compimento della storia. Oggi, quasi ad anticipare il Martirio di Giovanni Battista, siamo interrogati sulla scelta di fede che noi abbiamo fatto nelle tappe percorse dopo la Pentecoste. Certo, ci spaventa e non poco la pagina perché non è facile e gratificante parlare di martirio, ma c’è una scelta del cuore a cui rimanere fedele e l’autorevolezza della Parola aiuta in questo perché è davvero grazia. Il testo tratto dal libro dei Maccabei, ci ha raccontato la vicenda di quegli Ebrei che per salvaguardare l’integrità della loro fede, si ribellarono alle disposizioni legislative emanate dal dominatore straniero, Antioco Epifane, che prevedevano che: «tutti formassero un solo popolo e ciascuno abbandonasse le proprie usanze». Lo fecero nascondendosi nel deserto come può nascondersi una folla di mille persone, ma vennero puntualmente sterminati di sabato quasi una sfida per mettere alla prova la loro fede. Un martirio subito in maniera totalmente e profondamente libera che ha messo in risalto la distanza tra coloro che si adeguano a tutto pur di non avere noie, e invece coloro che preferiscono essere fedeli alla legge del Signore anche a scapito del bene più prezioso come la vita stessa.


Allora, se il nostro è il cammino di fede volto a diventare e restare discepoli del Signore, questa è tappa che non ci sorprende perché contiene verità. Il compianto Oscar Romero ora santo, vescovo di El Salvador martirizzato durante la celebrazione eucaristica mentre alzava il calice consacrato, descrive così il significato del martirio: «Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere lo spirito del martirio è dare nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del proprio dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco come la dà la madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, dà alla luce, allatta, fa crescere e accudisce con affetto suo figlio». Non c’è soltanto l’insieme delle cronache e dei fatti, ci sono anche i perché profondi della vita, ci sono le passioni forti della vita da accendere ed alimentare tramite la Parola e il Pane del Signore Gesù Cristo che è la sorgente a cui attingere.
Allora se questo è cammino impegnativo arduo e forte, come ci attrezziamo? Paolo ci dice cosa mettere nella bisaccia, perché se l’itinerario è così importante, è meglio avere un equipaggiamento che non appesantisca il cuore, che non ritardi il passo. Le parole di Paolo sono le parole di un uomo che sta vivendo in pieno l’avventura della sua missione apostolica e incontra contrasto, fatica, insidie, ma anche gioie di aperture inaspettate e ci dice: «Rafforzatevi nel Signore». C’è da affrontare la lotta vera per contrastare il male che è in noi e fuori di noi ed essere profondamente fedeli a Dio. La fede è esperienza spirituale che ci fa vivere concretamente la nostra storia, è la pienezza del dono di Dio che scalda il cuore e dà forza, è la bellezza del volto di Dio che si rivela nell’amore verso gli altri; non è mai una arma contro altri perché la spada è la Parola di Dio.
Noi come rispondiamo? Che risorse abbiamo imparato a valorizzare, a vivere a riconoscere, che cosa mettiamo nella nostra bisaccia per fare il nostro cammino ovunque la vita ci chiami? Ecco, è questa la domanda che la liturgia ci consegna e la risposta sarà una vita, un cammino che sappiano onorare il primato di Dio riconoscendolo come primato nella vita, come valore che precede gli altri, come riferimento che non si mette in discussione. Ci sono però delle pagine di Vangelo che pur avendo esemplificazioni o anche buone sonorità che dovrebbero far ricordare meglio il proprio messaggio, finiscono però, forse per abitudine, per essere le più tradite, come la pagina del Vangelo di oggi. Chi non ricorda anche solo come massima: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio»; è però un principio che ha bisogno di una lettura ancora più stringente per capire la sua profondità affinché ogni credente in Gesù di Nazareth la faccia propria. Non si parla semplicemente di una relazione Stato e Chiesa, non è soltanto il legame imprescindibile per il credente di essere anche un buon cittadino, c’è di più.
Una delle prerogative fondamentali che il credente ha con Dio, quanto e se la relazione entra nella giusta logica ed equilibrio, è quello di avere un rapporto governato da libertà. In questa pagina si parla di libertà e non di relazione cittadino-credente che pure c’è. Il Vangelo ci dice che non si sceglie un primato per andare contro ad un altro; non si sceglie Dio per andare contro Cesare e non si sceglie Cesare per andare contro Dio. Sono due strade con due valori importanti, poi è nel nostro cuore che siamo chiamati a decidere quale sia il valore primario tra questi. Io penso che sia profondamente giusto scegliere il primato di Dio e questo non perché si ama di meno la storia, la giustizia, no, ma perché Dio è Dio, è il Signore, colui che renderà noi capaci di passi impegnativi, difficili. E questo rende vero la relazione secondo la quale anche Cesare ha bisogno di Dio; la politica nel senso bello e nobile del termine che vede persone che lavorano per le persone, ha bisogno di valori. Affinché l’uomo non sia sequestrato, violato, umiliato, ogni decisione, ogni scelta politica deve necessariamente fare i conti con l’idea di uomo che è mistero e prodigio.
Allora anche questo Vangelo che è un testo dalla condizione diversa dal testo di Paolo e il clima forte della prima lettura, ci aiuta a riconoscere quali sono i punti fondamentali a cui fare riferimento. Ecco, è questa la parola che la liturgia oggi ci consegna; una vita, un cammino che sappia onorare il primato di Dio e riconoscerlo come primato nella vita, come valore che precede gli altri, ma che muove passi, scelte, orientamenti che si prendono cura degli altri. Questa è la ragione per cui Gesù con abilità e sapienza si sottrae alla domanda insidiosa fatta per metterlo in difficoltà. Dio non può entra in concorrenza con altri primati di questo mondo: Dio è valore totalmente altro, è valore infinitamente più grande, e il nostro cercare ciò che è bello buono e giusto, riflette l’immagine di Dio nel volto di ogni uomo. Non vi sono quindi sentieri predefiniti, esclusioni, privilegi. «Dammi vita, Signore, e osserverò la tua parola», facciamo nostre le parole del salmo per giungere tutti alla piena maturità della fede nella piena libertà di figli.

Gli orari delle messe nel fine settimana

Sabato
ore 18.00

Domenica
Ore 9.00 - 11.00 - 18.00

Scarica il foglietto per seguire le letture e i canti - 18 ottobre 2020

Se non te la senti ancora di partecipare di persona, trasmetteremo sul canale YouTube "DistantiMaUniti Sempre" una delle messe del fine settimana. Generalmente sarà la domenica mattina alle ore 11.00
Se già ricevi le notizie e comunicazioni della nostra parrocchia su whatsapp, riceverai il link qualche minuto prima dell'inizio della celebrazione, se ancora non le ricevi segui queste istruzioni per riceverle:
http://www.parrocchiapoasco.it/new/index.php/52-contatti-e-social/89-whatsapp

Ci sarà inoltre la possibilità di vedere in TV sul canale 195 la S.messa in diretta dal Duomo alle ore 9.30.

Le celebrazioni si svolgeranno all'aperto nel cortile dell'oratorio se il tempo lo permette. In caso di maltempo la messa si svolgerà in chiesa.

Il cortile dell’oratorio può contenere 120 persone mentre la chiesa circa 50 persone.

Si deve arrivare per tempo per permettere le procedure d’ingresso: controllo temperatura, igienizzazione delle mani e domande dei volontari. 🕰

Una volta che i posti sono esauriti o che la messa è iniziata non si potrà accedere al cortile dell’oratorio o alla chiesa: evitiamo polemiche inutili per favore...questa in realtà dovrebbe anche essere una norma di buona educazione a prescindere dall’emergenza attuale😊

Per assistere alla messa all'aperto, portate un copricapo se c’è il sole. “Il sole picchia” ☀️

Armatevi di pazienza😊

Grazie🌻

norme

Messaggio del Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede, don Mario Antonelli, indirizzato ai responsabili delle Comunità pastorali, ai parroci, al clero, ai Superiori locali, ai Consigli pastorali e alle Diaconie

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