I Domenica dopo il Martirio di Giovanni Battista – Anno A
Is 65,13-19; Sal 32; Ef 5,6-14; Lc 9,7-11
La luce preziosa e forte della testimonianza del Battista sigillata dal suo martirio, non può che accompagnare l’avventura cristiana. Giovanni Battista ha presentato Gesù, ma è proprio tempo che la parola sia direttamente quella di Gesù, la persona di Gesù, il suo venire. Questo è il clima con cui aiutarci ad entrare ed ascoltare quanto il Signore prepara per noi facendosi Parola celebrata nella nostra comunità per questo il vangelo odierno non è semplicemente un inciso, qualcosa che separa la missione dei Dodici e la successiva moltiplicazione dei pani. Al primo ascolto sembrerebbe un testo prevalentemente narrativo, c’è però la frase detta da Erode il Tetrarca che fa incuriosire: «chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». C’è un’apertura nuova che chiede di essere indagata perché il tentativo di rispondere a questa domanda identificando Gesù un personaggio antico - «Giovanni è risorto dai morti […] È apparso Elia […] È risorto uno degli antichi profeti» - non aiuta a cogliere la sua singolarità. Se infatti Gesù apparisse solo come un maestro di stampo antico che dichiara la sua dottrina, probabilmente avrebbe riconosciuta la stima e anche il desiderio di essere ascoltato volentieri. Anche Erode il Tetrarca, ci dice il testo che ha questa aspettativa, ma è vero anche che quando lo incontrerà veramente – siamo già nella Passione - non lo accetterà, anzi lo schernirà.
Se invece si intuisse che Gesù di Nazareth è veramente infinitamente più di un maestro, allora la sua ricerca non la si abbandona più e il cammino diventa proprio il cammino di uomini e donne assetati di conoscere da vicino il volto del Signore. Un desiderio che fa dire al proprio cuore: lo posso guardare da vicino perché Gesù si fa trovare vicino. Quel cammino, preludio ad un cammino ben più drammatico, è rappresentato dalle folle che cercano Gesù perché non vogliono rinunciare a Lui e Gesù le accoglie. Le accoglie ospitandole, prendendosi cura di loro con la predicazione nuova che ha parole inaudite e che superano tutto quanto fin lì hanno potuto udire a proposito di Dio; ma, e questa è la vera novità, Gesù si fa carico delle loro infermità guarendo il male fisico e il male interiore con il perdono. Non è descritta la reazione di un uomo infastidito perché si sono scombinati i propri piani, è piuttosto lo sguardo carico di compassione e di amore che vede la sofferenza e l'attesa di tanti poveri: questi è Colui su cui ci si interroga. E questo desiderio di poterlo incontrare non viene meno per nessuno; è sempre presente in ogni stagione della vita anche quando siamo in presenza di situazioni ritenute irrimediabili: se la domanda «chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?» mette in moto la ricerca vera, Lui il Signore Gesù, si fa trovare.
Anche noi siamo tra quelle folle di tutti i tempi che cerca Gesù, anche noi ci abbeveriamo alla sua Parola che ci parla del regno di Dio dicendoci che Dio è Padre e che ha cura di noi; anche per chi tra di noi si sente povero, malato o nella prova, Lui ha tempo e si ferma. Il suo è il modo di presentarsi dimesso non avendo nulla di appariscente da sbandierare, ma dà casa e questo è l’esserci della Chiesa. Annunciare il volto ospitale di Dio, l’avvento di un regno che dice famigliarità in cui si esercita la compassione sincera, l’attenzione vera, la presenza solidale e gratuita, questo è il perché della Chiesa di Gesù. È domenica che conta davvero tanto; è posta all’inizio di settembre quando si ricomincia un anno, è posta come augurio a diventate una Chiesa così di fratelli e sorelle che hanno nel proprio cuore la Parola che orienta il loro cammino.
Questo è il dono che la Parola oggi ci fa, anche perché - e lo abbiamo sentito dalla pagina bellissima del profeta Isaia - sullo sfondo c'è una sorta di sogno di Dio sulla vita degli uomini e sul cammino del suo popolo. La pagina del profeta Isaia celebra il Dio fedele, il Dio che non semplicemente promette, ma realizza ciò che promette. Ci sono delle espressioni luminosissime che meritano davvero di essere accolte quale premessa ad altra pagina: «Ecco, infatti, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre […] non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia». Questo è il progetto di Dio sulla storia degli uomini, il creare per la gioia perché: «Io esulterò per Gerusalemme, godrò del mio popolo». È la relazione che Dio immagina con i suoi figli folle in cammino; per questo vale la pena intraprenderlo il cammino e farcene interpreti; diventarne cioè testimoni, affinché la relazione di figli, faccia assaporare tutto il dono che essa racchiude. Testo da sogno quello di Isaia; richiama l’ultimo libro del Nuovo Testamento. Leggiamo infatti nel libro dell’Apocalisse di cieli nuovi e terra nuova, dove il dolore prende le distanze e dove è la gioia a dilagare (cfr Ap cap 21). E sono parole che udiamo mentre la storia che ci circonda narra tutt’altro che cieli nuovi e terra nuova. Magari noi stessi siamo in momenti di prova e di fatica per qualcosa che ci ha profondamente ferito, e allora siamo tentati di rigettarle queste parole e dire no, non posso udirle in un momento di vita come questo. Eppure, questa è la promessa, e siamo grati al Signore perché continua a ripetercela spronandoci affinché il sogno, la meta, il traguardo della fatica di ciascuno, non si trasformi nel buio, nel caos, nella sensazione di vivere nel nulla, in un non senso.
Dio per bocca di Isaia ci dice che l’abitare con Lui sarà il dilagare della gioia, per cui anche ciò che stai vivendo come sofferenza starà alle spalle. Se questa parola ce la dicesse un chiacchierone saremmo forse innervositi al sentirla, ma terminiamo sempre la lettura con l’affermazione “Parola di Dio”, allora no, allora è davvero altra cosa cui prestare fede. «Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» ci ha detto Paolo. È il modo fortissimo per dire l’urgenza di un cambio di marcia, l’urgenza di un rinascere vero e proprio (Gv 3), l’urgenza di una vita che si purifichi andando ad abbeverarsi a sorgenti che davvero placano la sete della ricerca. Oggi ci viene detta questa parola; viene detta a noi, viene detta alla Chiesa dei nostri tempi, viene detta alla storia di oggi, viene detta ai tanti vissuti che sembrano lontanissimi dall’immagine dei cieli nuovi e terra nuova, ma questo tiene viva la Speranza. «L’anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo» ci suggerisce come preghiera il salmo, ecco, Dio è fedele non cambia progetto perché questo è il suo sogno.
