IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 63,19b--64,10; Sal 76; Eb 9,1-12; Gv 6,24-35

«Se tu squarciassi i cieli e scendessi!»! È l’invocazione che apre la pagina del profeta Isaia che, pur valutandola lontana per situazioni e sentimenti che la abitano, mostra però qualcosa che è nella vita di tutti i giorni. È pagina che ci riporta dentro la fatica di ogni giorno, pagina che ci dice la continua oscillazione tra l'avanzarsi di una promessa di comunione autentica con Dio e le frequenti lontananze da Lui. E queste ricorrenti fragilità fatte di impegni non mantenuti davanti al Signore, di continue alternanze di tempi di pace e di tempi di burrasca, di tempi di prova e di tempi di fiducia sul futuro, fanno riconoscere come sia vera anche per noi la voce del profeta che dice: «tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità» e questo è segno di profonda sincerità.
Abbiamo deluso il Signore? Certamente sì e tantissime volte: «Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani», e questo è detto con uguale convinzione e con uguale umiltà con la quale riconosciamo che “Ti abbiamo deluso mille volte”. Allora, il futuro non è il buio dello sconforto, ma luce da implorare continuamente perché riconosciamo di essere fragili e lontani. Davvero ci si entra fino in fondo in una preghiera così; è palpitante di verità, schietta, leale come una sorta di grido di aiuto che ha in sé l’espressione di fiducia che davvero non viene meno. Questo è il primo grande dono che attraversa le nostre situazioni di vita, ed è proprio questa verità che rende profondamente vera la nostra storia concreta che fa riconoscere umilmente la nostra precarietà, ma insieme, una fiducia profonda nell’amore del Padre che Gesù ci ha insegnato a chiamare nostro. È posto un seme incorruttibile che rigenera dice la prima lettera di Pietro che abbiamo ascoltato e pregato nelle settimane trascorse (1 Pt 1,23), un seme incorruttibile che tiene viva la persuasione e ci fa dire «Tu sei nostro Padre, noi siamo argilla nelle tue mani», e questa è preghiera dell’uomo e della donna di oggi, delle comunità di oggi, dei singoli di oggi.


Preghiera che prepara a riconoscere il Dono totalmente illuminato dalla parola del Vangelo. C'è qualcosa di infinitamente importante da cogliere; il segno evidente del dono di questa domenica è Gesù che nutre e che si vede cercato in tutti i modi. Non si perdono d'animo coloro che, dopo aver smarrito le sue tracce, vanno alla sua ricerca, e l'esordio del Vangelo ci mostra un Gesù sorprendente ma sincero: «Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati». È vero, lo cercavano proprio per questo, ma il bello è che Gesù dice: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane, per la vita eterna». Come a dire cercatemi per questo, cercatemi perché io posso darvi di più e voglio darvi di più. La sua è una espressione di una bellezza sconfinata se la pensiamo rivolta a ciascuno di noi. Ci invita ad andare oltre perché ci aspetta una cosa più bella, un pane che sostiene: Lui stesso. Allora il vangelo ci pone oggi una domanda veramente importante per il nostro cammino di fede: chi cerco e che cosa cerco? Cerco un pane che sfama adesso o qualcosa che mi nutrirà più a lungo, che mi darà un senso di pienezza e di pace? Non è domanda banale questa, perché poi la risposta ci porterà a ciò che il Padre dà: il Pane che dà la vita.

Siamo qui oggi perché cerchiamo quel Pane che sfama per sempre e ogni volta è solo un frammento, ma è qualcosa di grande che non dura solo per l’oggi, va oltre i pochi istanti in cui lo si contiene e lo si si raccoglie nelle nostre mani; entra nella vita, prende le pieghe del nostro cammino, incrocia la polvere e i sassi della strada che percorriamo. Qui abbiamo la certezza che Dio Padre non esige nulla, ma do¬na tutto; donare è il verbo vero del cuore di Dio. Dare senza con¬dizioni, senza un perché che non sia l'intimo bisogno di arricchire, far fiorire, fruttifica¬re la vita de ogni suo figlio. Il suo Dono risveglia ancora di più il nostro desiderio che ci fa dire: non sono qui solo a chiederti il pane che mi sfama ora Signore, sono in cerca di nutrimento, pace vera, vita che vada oltre quella che ora sto vivendo. Colui che si fa pane di vita, Colui che sfama, che dà senso, si consegna nelle nostre mani per depositarsi nel nostro cuore come certezza che ci guida e conduce.
Al cuore della fede sta la tenace, dolcissima fiducia che Dio ha il volto di Cristo, il volto di uno che sa soltanto amare nell’essere pane che si distrug¬ge per dare vita: «chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Tutto il capitolo sei del vangelo di Giovanni è un invito, è educazione a cercare e desiderare il pane che sfama e nutre per sempre. E se ciò che ci accomuna è il desiderio di farci nutrire da Lui, allora tutti noi rinasciamo, ci riprendiamo, ci rimettiamo in cammino perché la parola del Signore ci ha raggiunto e ci sentiamo diversi rispetto a quello che è stato il vissuto di prima e per quello che viviamo ora. Questa è Parola che riconosciamo come regalo che va bene per la bisaccia di tutti; è Parola data volutamente che in sé, ha una carica di luce e di spessore in grado di permettere a tutti la ricerca di questo pane che dura per sempre. L’auguro è quello di non limitarsi semplicemente ad udirlo questo vangelo, ma di farlo entrare in casa, nel nostro cuore: «Signore, dacci sempre questo pane».
Questo è quanto il Signore intrattiene con i nostri cammini così diversi. Una bellissima preghiera ha aperto la liturgia di oggi; preghiera che riconosce l'allontanamento da Dio, ma anche preghiera da cui emerge speranza, fiducia, sguardo di futuro; e poi l'incrocio delle parole di Gesù che ci chiede di non cercarlo solo per così poco, perché il Signore ha proprio il desiderio di darci di più, di darci il pane di vita che dura per sempre, di darci se stesso. «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!», in Gesù Cristo questa preghiera accorata è davvero stata accolta.

Gli orari delle messe nel fine settimana

Sabato
ore 18.00

Domenica
Ore 9.00 - 11.00 - 18.00

Scarica il foglietto per seguire le letture e i canti - 18 ottobre 2020

Se non te la senti ancora di partecipare di persona, trasmetteremo sul canale YouTube "DistantiMaUniti Sempre" una delle messe del fine settimana. Generalmente sarà la domenica mattina alle ore 11.00
Se già ricevi le notizie e comunicazioni della nostra parrocchia su whatsapp, riceverai il link qualche minuto prima dell'inizio della celebrazione, se ancora non le ricevi segui queste istruzioni per riceverle:
http://www.parrocchiapoasco.it/new/index.php/52-contatti-e-social/89-whatsapp

Ci sarà inoltre la possibilità di vedere in TV sul canale 195 la S.messa in diretta dal Duomo alle ore 9.30.

Le celebrazioni si svolgeranno all'aperto nel cortile dell'oratorio se il tempo lo permette. In caso di maltempo la messa si svolgerà in chiesa.

Il cortile dell’oratorio può contenere 120 persone mentre la chiesa circa 50 persone.

Si deve arrivare per tempo per permettere le procedure d’ingresso: controllo temperatura, igienizzazione delle mani e domande dei volontari. 🕰

Una volta che i posti sono esauriti o che la messa è iniziata non si potrà accedere al cortile dell’oratorio o alla chiesa: evitiamo polemiche inutili per favore...questa in realtà dovrebbe anche essere una norma di buona educazione a prescindere dall’emergenza attuale😊

Per assistere alla messa all'aperto, portate un copricapo se c’è il sole. “Il sole picchia” ☀️

Armatevi di pazienza😊

Grazie🌻

norme

Messaggio del Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede, don Mario Antonelli, indirizzato ai responsabili delle Comunità pastorali, ai parroci, al clero, ai Superiori locali, ai Consigli pastorali e alle Diaconie

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