VII Domenica dopo il Martirio di Giovanni Battista
Is 65,8-12; Sal 80; 1Cor 9,7-12; Mt 13,3b-23

Già il testo del profeta ci ha aiutato a riconoscere come sono numerosi e grandi i doni di Dio, c’è chi li accoglie e questi doni fruttificano di più e c’è chi invece chiude il cuore evidenziando la lontananza da Lui. Tutta la liturgia di questa domenica è invito a guardare con verità profonda la vita, la nostra vita; invita a sostare a tu per tu con la parola che ci viene da Dio perché è importante starci con profonda verità chiedendoci in modo sincero come ci stiamo accostando a Lui. E al centro di questa liturgia, sta lo splendido brano del vangelo del seminatore che ci è già largamente famigliare.
Ascoltando il racconto, si può pensare che la scena del seminatore che esce a seminare, sia la storia di un fallimento. Semina ovunque, ma da ogni parte semini, interviene qualcosa a far sì che quel seme non possa trovare spazio per attecchire e crescere: la strada, i sassi, le spine dei rovi. Qui siamo tutti coinvolti perché sta parlando anche di noi; è un po’ la fotografia di tanti aspetti della nostra vita fatta di generosità, di energie donate e con tante attese di futuro, ma anche una vita fatta di ostacoli, di fallimenti, di delusioni che ognuno di noi ha sperimentato o ancora sperimenta. La spiegazione della parabola ce la fornisce Gesù stesso, a noi rimane il compito di porre la nostra attenzione ad alcune domande che il testo racchiude perché vogliamo stare con verità davanti a Dio. Che terreno sono e quali frutti ho da portare al Signore. Avere delle domande così, vuol dire entrare bene nella pagina del Vangelo e sentirne anche tutta la forza di proposte e di provocazioni ed è bello che tutto questo accada.


Tuttavia, possiamo sottolineare anche qualcosa che rimane un po’ più nascosto nel testo e che deve catturare la nostra attenzione perché è quando ti guardi dentro che riesci a comprendere che terreno sei. L’invito sotteso è a riconoscere cosa ci sta insidiando, quali sono gli ostacoli che non consentono alla nostra vita di offrire frutti belli al Signore, tanto più che Gesù apre il varco su questo. Aiuta, con la sua spiegazione ad intraprendere i sentieri giusti del discernimento personale: quali sono le tue preoccupazioni, quali sono gli affanni che sequestrano la tua vita, quali sono gli impedimenti o i disordini che rallentano il passo e quali sono invece le risorse che ti fanno capace di una restituzione gioiosa al Signore. E allora il testo diventa oggetto di meditazione, di preghiera che apre al dialogo con il Signore; il Signore ci dona la sua Parola per questo, vuole aprire la strada all’azione che nella parabola rimane in penombra.
È dunque pagina che è consegnata alla libertà di ciascuno perché il terreno non è immutabile, non è stabilito che si rimanga sempre quel terreno che abbiamo scoperto di essere, lo si può tonificare come fa il contadino che arando toglie i sassi che man mano emergono. Il senso delle parole di Gesù: «a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza, ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha», è proprio quello di spronare ad avere il desiderio nel cuore. Avere voglia di Dio, avere voglia di verità e riconoscere la nostra incertezza, la mancanza di fame e sete del suo perdono. A chi ha questa passione sarà dato il vangelo, la buona notizia; a chi non ha questo desiderio profondo di risalita, sarà tolto anche quello che crede di avere.
Sei terreno sassoso con la tua vita? Avere questo desiderio di Dio, adagio adagio, ti condurrà a diventare terreno accogliente, ma se quel poco desiderio di Dio che hai non lo alimenti, si affievolisce e non permettiamo al seme di attecchire e produrre. E ancora; Colui che esce è il Seminatore per eccellenza che non si stanca di spargere il seme; il seme lo dà a tutti i terreni, proprio a tutti, e questa è l’immagine di Dio che ogni giorno regala il seme della sua Parola a tutti, ma quando parla per ben due volte della resa del cento, del sessanta, del trenta del terreno che accoglie, lo fa senza nessuna valutazione di giudizio. Non c’è l’enfasi nella quantità di quanto si raccoglie. Non fa la graduatoria, dice che «da frutto», produce. Questo è il volto del Signore che semina e questa è la cosa più bella della parabola. L’accento è posto non tanto sull’affanno del raccogliere, ma sulla gioia del regalare e sembra che quel Seminatore sia contento semplicemente del fatto che custodisci e fai germogliare il seme che ricevi, e quel poco che riesci a far germogliare, poi con gioia la restituisci al Signore. Non ci viene imposto un tetto da raggiungere, ci chiede di essere un terreno accogliente, è atteggiamento che ci fa capire quanto siamo accolti, ospitati e questo è un nutrire la carne di ognuno. Non è tanto una questione di quantità, ma di vita perché se nasce e germoglia qualcosa dentro, vuol dire che la nostra vita è feconda, è viva, si muove, cresce, prende forma. Non si lascia schiacciare dai propri limiti, dalle proprie inadempienze, ma ogni giorno accoglie quello che il Seminatore semina gratuitamente che è il dono della sua Parola.
Nella parabola c’è moltissimo di Gesù, Lui la sta vivendo mentre la racconta, per questo la assumiamo come dono ancora più prezioso che merita davvero di esser invocato, accolto, atteso. Gesù, infatti, non è soltanto il seminatore, è Colui che, attraverso la sua incarnazione, si fa terreno che si apre alla Parola affinché il frutto sia del cento. Gesù rinnova la terra attraverso la sua incarnazione, è vita che fa germogliare semi diversi, non annulla ciò che esiste ma la fa crescere, perché ogni vita, che è già dono, possa poi esprimere tutta la propria carica vitale. Se il cammino della nostra fede vuole dire accoglienza al volto e alla parola del Signore, che senso ha continuare ad oscillare tra ragioni più diverse e magari totalmente secondarie che producono affanni ad un cuore che è altrove. Gesù sta parlando della vita, sta parlando di rischi e potenzialità che tutti noi abbiamo nel cuore; sta parlando delle cose più nostre che abbiamo, della libertà più vera e qui, è come richiamata la nostalgia di un terreno che porta frutto; per questo Gesù Cristo rimane totalmente dono e ogni giorno passa a regalarci il suo seme, la sua Parola: non possiamo essere solo semplici spettatori come coloro che: «non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore» (Mt 13,15).

Gli orari delle messe nel fine settimana

Sabato
ore 18.00

Domenica
Ore 9.00 - 11.00 - 18.00

Scarica il foglietto per seguire le letture e i canti - 18 ottobre 2020

Se non te la senti ancora di partecipare di persona, trasmetteremo sul canale YouTube "DistantiMaUniti Sempre" una delle messe del fine settimana. Generalmente sarà la domenica mattina alle ore 11.00
Se già ricevi le notizie e comunicazioni della nostra parrocchia su whatsapp, riceverai il link qualche minuto prima dell'inizio della celebrazione, se ancora non le ricevi segui queste istruzioni per riceverle:
http://www.parrocchiapoasco.it/new/index.php/52-contatti-e-social/89-whatsapp

Ci sarà inoltre la possibilità di vedere in TV sul canale 195 la S.messa in diretta dal Duomo alle ore 9.30.

Le celebrazioni si svolgeranno all'aperto nel cortile dell'oratorio se il tempo lo permette. In caso di maltempo la messa si svolgerà in chiesa.

Il cortile dell’oratorio può contenere 120 persone mentre la chiesa circa 50 persone.

Si deve arrivare per tempo per permettere le procedure d’ingresso: controllo temperatura, igienizzazione delle mani e domande dei volontari. 🕰

Una volta che i posti sono esauriti o che la messa è iniziata non si potrà accedere al cortile dell’oratorio o alla chiesa: evitiamo polemiche inutili per favore...questa in realtà dovrebbe anche essere una norma di buona educazione a prescindere dall’emergenza attuale😊

Per assistere alla messa all'aperto, portate un copricapo se c’è il sole. “Il sole picchia” ☀️

Armatevi di pazienza😊

Grazie🌻

norme

Messaggio del Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede, don Mario Antonelli, indirizzato ai responsabili delle Comunità pastorali, ai parroci, al clero, ai Superiori locali, ai Consigli pastorali e alle Diaconie

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