Tutti i santi
Ap 7,2-4.9-14; Sal 88; Rm 8, 28-39; Mt 5,1-12

Folla immensa e sterminata centoquarantaquattromila, numero simbolico, talmente simbolico che il testo dice che è solo la primizia di una «moltitudine immensa che nessuno poteva contare». Uomini, donne, giovani, adulti, bambini sono dentro questo fiume di persone che torna verso l’Agnello immolato e torna nel segno della gioia e nel segno della proclamazione della vita. È scenario grandioso e insieme famigliare, è pagina carica di speranza e di futuro e mi sembra bello che la nostra preghiera si colori con gli affetti, con il ricordo di nomi e volti a noi carissimi. Sono quelli per cui in questi giorni preghiamo portando fiori sulle tombe dei cimiteri. Sono loro dentro questa folla immensa fatta della concretezza della vita e della storia di tanti; è pagina che al di là della sua solennità, non ci ruba la possibilità di commuoverci perché ci sono dentro i nostri più cari, persone da cui abbiamo ricevuto tanto, da cui siamo stati tanto amati e che anche noi amiamo e continueremo ad amare. Questa è la folla immensa che cammina verso un futuro di vita; e la parola della fede e della speranza che è nel cuore della celebrazione di oggi, incoraggia il cammino di tutti, permette a tutti di desiderare questo futuro che è vero, perché è futuro di vita, è futuro segnato dall’essere insieme Gesù Cristo che è l’Agnello immolato. Il segno della Pasqua è l’inconfondibile segno della Vita e questo è a disposizione di tutti.


Ma come facciamo ad entrare in questa folla per esserci anche noi? Sembra una domanda semplice, fin candida nella sua ingenuità, ma certamente non è inutile. Il Vangelo ci traccia la via. È quella dei poveri di spirito, di coloro che sono nel pianto, quella dei miti, quella di coloro che hanno fame e sete della giustizia, dei misericordiosi, dei puri di cuore, degli operatori di pace e dei perseguitati per la giustizia. Un essere così con questi atteggiamenti che non sono primariamente nell'opinione comune degli uomini, non sono le categorie vincenti in questo mondo. E mentre le facciamo scorrere il nostro pensiero va al Maestro che ci ha regalato questa pagina, perché Lui le beatitudini le ha vissute, Lui è il segno della beatitudine, il Signore Gesù Cristo. Sapere che ogni giorno di questa lunga strada verso la nostra pasqua, è questa la parola da far rivivere, fa crescere dentro e permette la testimonianza che è segno di vita concretamente regalato al fratello. Ma qui ancora, piace ritornare ai volti e ai nomi, alle persone, alle storie perché nella folla immensa ci sono tanti che conosciamo che hanno camminato su questi sentieri indicati dal Signore, e lo hanno fatto con le loro fatiche, con le loro fragilità, ma anche con la schiettezza della loro fede. E allora mentre ascoltiamo scandite le otto beatitudini è davvero bello implorarle come doni e come grazia anche da chi le ha vissute. Mi piace pensare che se fossero loro a commentare questo Vangelo ci direbbero: “credici fino in fondo, questa è la strada che conduce alla vita”.
E Paolo con il suo testo ci dice che è l’amore di Dio che si è rivelato in Gesù la vera risorsa per essere veramente così. È questo un testo che deve essere ripreso con attenzione grande, ha parole ricchissime e profonde, si avverte che nascono dall’esperienza di un vissuto, le ha davvero toccate con mano provandole incredibilmente nella sua vita.

Paolo che era così lontano da queste posizioni, arriva a dichiarare: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?»; nella intensità della sua fede dice che questo è il fondamento, questa è la consapevolezza interiore più solida che possa esistere che spinge alla preghiera fiduciosa aprendoci alla misericordia del Signore. Questo è stupore. È passaggio che aiuta anche i nostri cammini e ci educa alla speranza e questo è frutto dell’amore che sempre ci precede, quello di Dio che si fa storia in Gesù Cristo. È qui che Paolo trova parole che sono tra le più vere, le più belle, le più solenni, le più profonde: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?».
Non c'è nessuna enfasi, nessun eccesso, semmai l'eccesso è la profondità dell'amore che Dio ha per noi, questo sì. Anche se la nostra fede è sempre insidiata dalle fatiche di ogni giorno, abbiamo la certezza di essere amati e salvati da Cristo Signore e non c'è forza che riesca a staccarci da Lui: l'amore è più forte, l'amore apre il sentiero della vita. Siamo dunque più che vincitori non grazie a noi, non grazie alla nostra forza, non grazie alla nostra fedeltà, non grazie al nostro amore, ma grazie a Colui che ci ha amati nella sua Croce e continua ad amarci nello Spirito Santo. Non è infatti un dono che è dato una sola volta e basta, no! È dono che trae origine dall’eternità nel pensiero del Padre reso concreto dal Golgota e che da lì, continua ad essere alimentato tramite lo Spirito, perché quel dono ci dice che «Dio è per noi», e che nella storia, nel cammino della nostra personale storia, nessuno potrà essere contro di noi: «chi ci separerà dall'amore di Cristo?».
Noi oggi siamo venuti qui con la nostra vita che presenta tratti di fatica e di fragilità, e ci siamo venuti perché convocati dall’amore del Padre per attingere fiducia e speranza all’amore che Cristo ha per ognuno di noi. È questo che ci salva, è questo che ci consente oggi di celebrare nella fede e con gratitudine profonda l'Eucarestia del Signore. Poi lasciamo che tanti pensieri, tanti affetti, tanti ricordi attraversino la nostra mente in questa liturgia, ma appunto, questi sono custoditi nel cuore di ciascuno; quelli legati alla parola che abbiamo udito, è bello che sappiano diventare pensieri di tutti.

Celebrazioni nel fine settimana

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
17.00: Santa Messa vespertina

Le celebrazione feriali ripendono come di consueto al lunedì e venerdì ore 18 e martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30.

Modalità di svolgimento delle celebrazioni

Se puoi metti ... Se non puoi prendi ...

Chiesa Qauresima 2020 1

"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

Sgalis

I Sgalis de Poasch e Sorighèe te cùnten su

Le origini del nostro territorio

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