Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo – Anno A
2 Sam 7,1-6.8-9.12-14a.16-17; Salmo 44; Col 1, 9b-14; Gv 18,33c-37

Cristo re dell’universo; la tappa finale di un percorso che ha visto un anno intero, domenica dopo domenica, porre attenzione alla Parola di Dio per riuscire ad avere la capacità di vivere il nostro quotidiano nelle situazioni che ci sono offerte plasmati dal Vangelo accolto nella piena libertà e capacità di cambiare. Paolo ci dice «È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore»; questa bellissima riflessione ha in sé una potente ricchezza spirituale. Non è infatti un trasferimento passivo in un luogo più nobile e gradevole, e non è neanche l’essere trasferiti nel regno del Figlio perché abbiamo affastellato qua e là dei meriti, ma trasferiti in quanto liberati dalle maglie della schiavitù del peccato così che possiamo percorrere, aiutati, la strada dell’amore vero nella disponibilità sincera al Signore e al fratello con cuore grato per l’ospitalità ricevuta.
Questo è il dono di oggi, dono che ci dà gioia, e che insieme ci rende consapevoli dell’impegno che necessità affinché si possa entrare così in quella casa che il Signore, come ha sottolineato la prima lettura, ci prepara. È “casa” che non indica più un edificio delimitato da pareti e porte, ma discendenza. Dio, infatti, non abita un luogo fisico, ma all’interno di relazioni le cui uniche pareti sono l’intera umanità. Per questo la liturgia non ci propone una pagina di vangelo che crea clamore, ma presenta l’unica pagina in cui il Signore pubblicamente afferma la propria regalità. Quando ci rappresentiamo Cristo re noi indubbiamente per rapportarci alle regalità del mondo, facciamo vestire la regalità di Cristo dei segni della regalità terrena. È magnifico, i mosaici di Ravenna sono lì a testimoniarlo, ma non è questo che il Vangelo ci mostra.


Il re che delinea il Vangelo, è il re che è disposto a farsi carico del tremendo peso di fallimenti e rotture che la storia ha e che non può assolvere da sé. La corona di Cristo è fatta di spine e dice a ciascuno di noi che la sua regalità è il potere dell’amore. Il suo trono non è quello preziosissimo che però dice distanza, ma il trono di Cristo è la Croce che tutti convoca. È sul quel trono che è salito per governare il mondo dicendo che non c’è amore più grande di questo. L’evangelista Giovanni, per parlare di Gesù nei capitoli precedenti del suo Vangelo, ha sempre usato diverse immagini. Il Cristo è il Figlio, è il pane disceso dal cielo, è la fonte di acqua viva, è l’agnello. Solo in occasione della Passione e Morte di Gesù usa il termine re. Re è colui che guida il popolo, lo nutre, lo conduce, lo libera e Gesù realizza tutto questo andando a morte. Solo quando Gesù assume su di sé anche la morte, la liberazione è vera, piena, e noi – come dice Paolo - siamo «trasferiti nel regno del Figlio del suo amore». Allora capiamo il perché della risposta che Gesù dà a Ponzio Pilato: «Il mio Regno non è di questo mondo». In Gesù Cristo crocifisso appare la vera immagine di Dio Padre; viene rivelata la sua verità perché Egli è dedizione pura, totale gratuità. Attraverso la croce di Gesù, l’umanità raggiunge la pace e la dignità.

La sua forza non sta nella potenza o nel prestigio dell'istituzione, la sua forza sta nella bellezza della relazione, quella che unisce Lui a noi e noi a Lui, e questo è il regno che non è di quaggiù. È un regno in cui si stabiliscono rapporti di comunione piena e vera fondata sull’adesione alla parola che Dio provvidente e buono, a tutti regala. È regno totalmente dissimile dal regno mondano e notiamo che questa “confessione” Gesù la dice quando è posto davanti all’ultima possibilità di evitare una sentenza di morte; vuol proprio dire che queste parole le ama fino in fondo. Non è pronunciata nessuna autodifesa che faccia dire “ti sbagli Pilato, ti hanno detto delle cose false”, no, regala la possibilità per chi verrà dopo, di sapere che c’è un regno che è la casa preparata dall’eternità. Quale intimità prospetta questo momento di Gesù; semplicemente il Signore ci sorprende e ci regala presenze che sono differenti da quelle dei ricchi e dei potenti. Sono le presenze che fanno convergere, danno casa, aprono un orizzonte che è orizzonte di speranza e di fiducia, così si fa re dell’universo il Signore.
È un sentiero diametralmente alternativo alle logiche umane. E allora per noi, cosa vuole dire terminare un anno e dire quanto sono cittadino di un regno così dove per entrarvi non è previsto nessun pass, nessun diploma, nessuna targhetta, nessun timbro, niente; ma solo la voglia di appassionarsi alla parola di questo Maestro e iniziare o riprendere un rapporto di comunione. Nessuno è tagliato fuori, questo è alla portata di tutti. Che cosa ci viene chiesto per entrare in una casa così? La voglia di entrarci, nient’altro che la voglia di entrarci e di abitarla quella casa così come il Signore l’ha preparata per noi. Nessuno è costretto e nessuno si deve sentire intimorito. È con questa immagine che si chiude l’anno liturgico, simbolo del tempo. Il crocefisso con le sue braccia sembra contenere il mondo, e per questo è la base della nostra speranza. La vigilia della sua Passione ha detto: «Vado dal Padre, vado a prepararvi un posto. Dove sono io voglio che siate anche voi». La sua non è un’avventura personale, una dimostrazione di potenza; è una missione, un viaggio in avanscoperta che si fa strada, via spaziosa. Allora cosa vorrà dire festeggiare Cristo re dell’universo? Primariamente vorrà dire entrare e abitare questa casa, amarla fino in fondo perché in essa c’è la relazione con il Signore che prende forma anche tra noi chiamati ad abitarla quella casa. Continua Signore, ad essere il re che ci ospita e che ci dà casa, un re che è famigliare con noi e che accompagni il nostro cammino.

Celebrazioni nel fine settimana

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
17.00: Santa Messa vespertina

Le celebrazione feriali ripendono come di consueto al lunedì e venerdì ore 18 e martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30.

Modalità di svolgimento delle celebrazioni

Se puoi metti ... Se non puoi prendi ...

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"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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