«Maranatha, Vieni Signore Gesù», sono le parole conclusive della Bibbia, e mai come in Avvento faremo nostra questa invocazione. L’Avvento è il regalo che il Padre ci fa ogni anno. È come se Lui ci prendesse sottobraccio e ci dicesse: “Ricominciamo da capo: hai capito poco, ma non importa; hai tante ferite, ma la presenza dei misteri di Cristo ti guarirà. Ancora non hai amato tuo fratello come Cristo ha amato te. Guardiamo al futuro. Io mi manifesterò ogni giorno a te. Potrai riconoscere le mie visite, sempre nuove, sempre diverse”. Ma rimane alto il rischio di non ascoltare quelle parole, di non accorgersi di nulla lasciando passare giorni che finiscono poi per consumarci. Si può vivere senza valutare le situazioni, si può vegetare senza sperare, senza attendere nulla, ma ci si curva verso il basso, si piega la testa guardando solo verso terra finendo per cadere nella routine di comportamenti banali o perlopiù insignificanti che appesantiscono il cuore dissipando le nostre capacità e qualità. È atteggiamento contrario al vegliare che è l’espressione giusta e adulta che l’Avvento chiede di mettere a tema per cominciare il cammino del nuovo anno liturgico. Il vigilare è l’opportunità che Dio ci offre per riuscire a vivere bene qui e ora la nostra esistenza che ha in sé la presenza del Tesoro vero (Mt 13,45-46). È il Figlio di Dio generato dall’eternità dal Padre (Gv 1,1) divenuto Figlio dell’uomo nascendo nel tempo da Maria (Lc 2,7). È il Cristo morto e risorto (1 Cor 1,23); è il seme che diventa albero (Mt 13,31-32). Egli sta dentro la storia ma non disturba, è “l’Inquilino decisivo” che solo la fede riesce a scorgere e a percepire. Bussa alla nostra porta ogni giorno (Ap 3,20), possiamo aprirgli o lasciarlo fuori ed è per questo che rischia tutti i giorni di essere sottovalutato, respinto, negato. È presente accanto ad ogni uomo e per ogni uomo giungerà alla fine. Concluderà la storia, metterà Lui il sigillo di autenticazione su tutto, uomini, eventi, istituzioni che è il complesso della storia.
L’Avvento allora diventa tempo propizio per una preparazione a scorgere Gesù affinché la vita sia trasformata in vigilanza orientata al senso della Sua attuale presenza; l’Avvento ne fa percepire i segnali, nutre la nostalgia del Suo visibile ritorno, fa fissare gli occhi su Gesù che ogni momento ci sta venendo incontro. L’Avvento è grazia del Padre che ci rimette in piedi, ci indica una meta, ci fa sperare, ci fa capire che è eterno e rimarrà tale ogni gesto d’amore anche se fosse piccolo piccolo. Durante il periodo di Avvento sentiremo spesso l’invito “Vegliate e pregate” come una chiamata di tutti alla vigilanza perché è davvero facile addormentarsi e non aspettare più nessuno finendo per darsi vinti. Vegliare perché è davvero facile «ubriacarsi» cioè evadere dalla storia per crearsi un mondo alternativo e fittizio che non affronti i conflitti. E poi pregate perché questa azione è la grande risorsa del credente: qui le energie di Dio diventano le nostre. Pregando si riesce a cogliere giorno per giorno l’affacciarsi del Risorto che bussa alla nostra porta; Risorto che si rende presente con segni impercettibili ai più come un sorriso gratuito ricevuto dall’altro che cammina forse più speditamente ma che sa rispettare con gioia anche il nostro passo che si attarda. La venuta di Gesù nella storia umana che da Betlemme arriva su fino al Golgota, è la manifestazione della infinita misericordia del Padre, ma la sua venuta finale, sarà la rivelazione palese, mondiale della infinita potenza e gloria del Crocifisso, e sarà introduzione alla vita eterna per coloro che avranno amato come Lui senza chiedere riconoscimenti ed applausi (cfr Mt 25). Lo stile del Signore non muta e per questo a tutti è richiesto l’esercizio della libertà. I cristiani non si occupano della fine del mondo, si occupano del fine, dello scopo, della meta perché la Rivelazione ci offre la possibilità di scoprire ciò che ha durata e consistenza e ciò che inesorabilmente muore, per questo che torna ancora l’Avvento…e torna per tutti noi.
