I Domenica d’Avvento – Anno B
Is 24, 16b-23; Sal 79; 1Cor 15, 22-28; Mc 13, 1-27

«A te elevo il mio animo, Signore, confido in te, mio Dio. Che io non resti deluso!», è l’antifona all’ingresso che apre questa celebrazione che è tratta dal salmo 24. È espressione che dice l’atteggiamento di chi guarda a Colui che è atteso e che verrà, ed è atteggiamento importante. Molto spesso la vita è interamente sequestrata dalle cose che facciamo, dagli impegni che abbiamo e non risulta facile rialzare lo sguardo e guardare oltre. Il cammino che richiede l’Avvento merita lo sforzo di ricerca, perché se desideriamo veramente questa venuta, vuol dire che ci siamo messi in attesa di Colui che vuole bussare alla nostra porta ogni giorno (Ap 3,20). Ecco perché questa preghiera diventa profonda e vera per il cammino di un nuovo anno liturgico che oggi cominciamo e che deve essere ritmato dalla Parola di Dio e dal dono di grazia delle grandi feste cristiane. La prima domenica di Avvento, come tutte le domeniche d’Avvento ha anche un titolo: la venuta del Signore. L’attenzione è polarizzata attorno a Lui, al suo ritorno, ma lo fa presentandoci testi difficili. Il profeta Isaia fa da preludio a quello che poi il vangelo dirà. La pagina del profeta usa toni apocalittici sulla fine dei tempi e della storia, un modo di parlare abbastanza conosciuto e familiare nella tradizione ebraica. Noi non usiamo più questo linguaggio, al più ci rappresentiamo alluvioni o terremoti per significare degli sconvolgimenti, ma il discorso apocalittico vuole dirci che ormai è prossimo un evento che ha una importanza decisiva. Il messaggio c’è, è presente, la parola del Signore non arriva mai a vuoto. L’annuncio è la venuta, il Signore fa ritorno; il tempo verrà concluso non da un vuoto, non dal buio, non dal baratro, non dal non senso come sembra indicare a prima vista il testo evangelico, ma verrà concluso dal ritorno del Signore Gesù. E questo è detto in forma particolarmente significativa proprio nelle ultimissime righe del Vangelo che parla di raduno da tutte le estremità: «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo» (Mc 13,26-27).

Anche se continuano a scorrere i mesi e gli anni con una successione di tempi e di stagioni che sembrano non avere mai fine, la parola del Signore ci raggiunge oggi con questo annuncio: il Signore farà ritorno perché la fine di tutto è fuori da ogni dubbio. Ma la fine del tempo, la fine della storia, la fine del cammino dei viventi che è un momento di estrema solennità e serietà, non è però un annuncio triste: il Suo ritorno è la parola gioiosa e nuova. Il ritorno del Signore dice futuro, dice vita, permette uno sguardo di luce. L’esito della storia non è il disfacimento, non è il crollo di tutto, il termine della storia è l’incontro definitivo con Colui che è la luce, che è la vita e questa è la ragione per la quale il cammino d’Avvento ha bisogno di una scelta iniziale che ognuno di noi deve assumere. Iniziamo un anno liturgico per andare dove, e da chi? La prima domenica di Avvento ci dice che, proprio perché Lui verrà, sarà Lui a ritornare, andiamo incontro a Lui, e questa è parola da far risuonare dentro di noi in tutta la sua intensità. Ci sta a cuore, infatti, la tua venuta Signore, ci sta a cuore il non perdere le Tue tracce, ci sta a cuore poterti riconoscere ed incontrare. Allora proprio l’annuncio, questo annuncio, custodiamolo davvero come centrale. Siamo invitati dalla liturgia a pregare con le parole del salmo: «Fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi». È parola dall’invocazione struggente, un desiderio profondo di incontro con il Signore, anche se il salmo non censura le fatiche, la lotta, la prova: «Tu ci nutri con pane di lacrime, ci fai bere lacrime in abbondanza. Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini, e i nostri nemici ridono di noi».

Ma non è preghiera da disperati, è preghiera di persone che si sentono profondamente nella prova, e tuttavia hanno nel cuore la radicata certezza di sapere che il Signore ha cura di loro perché custoditi da Lui: per questo motivo si osa, si domanda e si promette. La fragilità quando è riconosciuta tocca il cuore di Dio: «fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi». Il messaggio è di grande bellezza e profondità e occorre farlo risuonare all’interno delle nostre case della nostra comunità, come a dire che c’è un compito importante che non si può rimandare che è quello di riconoscere che il primato di Dio, la sua vicinanza, è cosa seria nella vita. Paolo lo pone come parola iniziale nel testo della Prima Lettera ai Corinzi; c’è il tono della preghiera e della attesa: «Fratelli, come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita»; ecco, questa è la certezza che viene proclamata. Enuncia che, ciò che terrorizza, ciò che è ritenuto invalicabile ed insuperabile ossia la morte di tutti e di ciascuno, ha tuttavia un traguardo che è di tutti. Il traguardo è quello della vita che dura, quello della luce che non tramonta, ed è dono conferito a tutti perché frutto della Pasqua del Signore. Allora anche lo sguardo sul momento conclusivo della storia e della vita del mondo è illuminato da quella incredibile morte e resurrezione che noi celebriamo con la Pasqua. Sono parole che gettano luce sulla nostra vita: il Signore farà ritorno. La storia non termina con un passo nel buio o dentro un baratro che tutti inghiotte, ma la storia è incontro di abbraccio con Dio, con il Signore. Ricevere la vita sarà possibile esattamente perché Lui, Gesù Cristo, porterà a termine le sue promesse, farà ritorno. Camminiamo verso di te Signore, teniamo accese le lampade per non smarrire il sentiero; davvero Signore conduci tu il nostro cammino. Solo così riusciamo a capire meglio il perché di un tempo di attesa che, come richiamo forte e persuasivo, aiuti a ricominciare il cammino di sempre che tuttavia rimane sempre nuovo perché è nuovo il desiderio di incontro. Allora, l’invocazione vera: «Maranatha, vieni Signore Gesù», che sono le parole che concludono tutta la Bibbia, assume la capacità di dare orizzonte e fiducia. È davvero un cammino al quale siamo tutti invitati a percorrere, ognuno con il proprio volto, con la propria vita, con la propria storia, con le proprie attese, con le proprie fragilità e le proprie speranze. L’Avvento non è mai cosa anonima, porta davvero il sigillo di chi lo percorre, ma occorre avere la brace accesa nel cuore perché sappiamo che questo itinerario ci fa imparare ad essere discepoli del Vangelo con più verità: «Maranatha, vieni Signore Gesù».

Celebrazioni nel fine settimana

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
17.00: Santa Messa vespertina

Le celebrazione feriali ripendono come di consueto al lunedì e venerdì ore 18 e martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30.

Modalità di svolgimento delle celebrazioni

Se puoi metti ... Se non puoi prendi ...

Chiesa Qauresima 2020 1

"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

Sgalis

I Sgalis de Poasch e Sorighèe te cùnten su

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