Natale«Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». L’annuncio dell’angelo ci consegna il motivo della festa che vede la semplicità dei gesti raccontati nel Vangelo di Luca. «Diede alla luce il suo Figlio primogenito, lo avvolse in fasce, lo depose nella mangiatoia».
Un mistero grande si nasconde dentro un evento ordinario, inosservato, periferico rispetto all’esistenza dei potenti. Il vangelo che ispira i nostri presepi, ci dice in modo inconfondibile, che questo fatto non è poesia; in esso non fatichiamo a trovare i tratti della vita di sempre, vita di gente povera e semplice. Tanti gesti familiari, li compie Maria, ma li compiono tutte le mamme. Nasce un essere umano, inizia la sua esistenza con un respiro che è anche un pianto. Maria lo avvolge in fasce (così si usava anche nei nostri paesi) e lo pone nella mangiatoia il posto più riscaldato di quella stalla «perché per loro non c’era posto nell’alloggio». Così nasce il Figlio di Dio, così il Signore manifesta in modo definitivo il suo volto presentandosi in queste sembianze. Non è un apparire folgorante, ma è un mutamento sostanziale in Dio. È una discesa, tutto è reale e misurabile.
Un mistero grande si nasconde dentro un evento che appare ordinario, inosservato, periferico, rispetto all’esistenza dei potenti, dei re, e così anche noi tentiamo di dire l’avvenimento dell’Incarnazione con parole a noi comprensibili. Sappiamo però di balbettare e di essere inadeguati. Colui che è «nel seno del Padre» (Gv 1,18) si espone; Colui che tutto conosce, diventa il bambino Gesù sprovvisto anche dell’uso della ragione. Colui che tutto può, diventa essere umano così fragile che, senza sua madre, morirebbe; Colui che riempie di sé l’universo, abita in un angolo periferico della terra e per di più in una stalla. Colui che è immortale diventa mortale; Colui che è fuori da ogni possibilità di crisi, di fallimento, diventerà il Figlio dell’uomo tentato, fatto segno di contraddizione, flagellato, insultato, crocefisso (Gv 12,32). E tuttavia anche il mutamento degli uomini deve essere importante perché tutti si devono abituarsi a questo Dio, che invece era descritto come Colui che proprio perché essere celestiale, arriva, giudica e sistema tutto (Mt 3,10). Noi oggi accogliamo il Figlio di Dio che è nel bisogno.


Non è un Dio che dà ordini, ma un Figlio che condivide tutto e tutto spartisce. La semplicità di un bambino conquista perché non arriva come un estraneo ad esigere atti di culto. Dio in Gesù, acquista il viso di uomo per rivolgersi a noi e farsi capire. Dio Padre da sempre vuole stare con noi e Gesù è la realizzazione di questo sogno. Gesù è il volto con il quale Dio si presenta a noi e che con la sua grazia diventata creatura umana che raggiunge la nostra terra. In questo senso il Natale è la festa dello stupore per ciò che Dio ha imprevedibilmente operato. Per cercare il Signore non sarà più necessario alzare gli occhi al cielo, basterà posare lo sguardo con amore sugli uomini. C’è una regalità che è solidarietà, condivisione. Dal Natale in poi Dio comincia ad abituarsi a stare con gli uomini e gli uomini si abituino a stare con Dio. Il Creatore si fa creatura, l’Eterno diventa mortale, l’Onnipotente si fa piccolo e fragile, Dio prende tutto di noi per darci tutto di sé.
Questa è la forza aggregante della festa del Natale, non è poesia, è parola forte ed è parola di gioia, è parola di fede. In essa ogni uomo o donna di qualsiasi tempo, cultura, e appartenenza sociale, sia esso ricco, povero, giusto o peccatore, può trovare la traccia per il proprio cammino personale. E quello squarcio ulteriore di augurio che il profeta Isaia ci ha fatto ascoltare, ha il merito di farci sentire dentro questa moltitudine sconfinata che è l'umanità intera, uomini e donne in cammino che si sentono solidali cercando il volto e l'annuncio di Dio. Ci fa bene sapere infatti, che quando questo racconto termina, il Signore comunque è ancora con noi, non è uscito di scena e allora, la nostra può farsi davvero preghiera profonda e sincera per ringraziare il Signore, e dirlo con tutto il cuore.
Oggi è Natale, ed è un Natale diverso dal Natale scorso perché lo viviamo nella mestizia per quello che la pandemia ha provocato; ma la volontà di Dio è quella di non accontentarsi di visitare la terra e ridursi ad un mero passaggio, ma vuole «abitare in mezzo a noi»; decide di vivere in mezzo a noi, di camminare con noi ogni giorno, e l’espressione «in mezzo a noi» la dobbiamo tradurre “in noi” lasciando però intatta tutta la nostra libertà di aderire a Lui. La casa di Dio ora è la terra degli uomini. Sia davvero per tutti un Buon Natale.

Is 8, 23b-9, 6°; Sal 95 (96); Eb 1, 1-8°; Lc 2, 1-14

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy