San Giovanni Apostolo ed Evangelista
1Gv 1,1-10; Sal 96; Rm 10,8c-15; Gv 21,19c-24

Nelle tre giornate che seguono la celebrazione del Natale del Signore Gesù, la liturgia ambrosiana celebra con vigore tre festività: Santo Stefano, San Giovanni Apostolo ed Evangelista e i Santi Innocenti. Sono feste talmente importanti che liturgicamente prevalgono sulla domenica. Oggi domenica, ricordiamo san Giovanni Apostolo ed Evangelista, uno dei grandi amici di Gesù che hanno cercato, capito, trasmesso, testimoniato a noi, il grande Mistero di Cristo. Il termine Mistero solitamente lo intendiamo come riferimento a qualcosa che non trova spiegazione alla mente umana per cui ci si limita ad accettarlo per quale è. Il mistero Gesù non ha però questo significato; Gesù è Mistero perché è realtà così grande che continuamente ci rimanda ad un oltre. Tutte le volte che pensiamo di essere riusciti ad entrare dentro un aspetto di Lui, ci rendiamo conto che all’improvviso si aprono nuove porte, nuove dimensioni, nuovi luoghi che ci fanno accorgere che la nostra ricerca è sempre e solo all’inizio. Di fatto, più pensiamo di conoscere, più quel Mistero si apre e siamo costretti a tornare indietro e rivedere gli aspetti che ci sembravano acquisiti perché lì intravediamo una luce nuova che ci fa continuamente ripartire in una ricerca piena di stupore. Giovanni Evangelista, cantore appassionato del mistero dell’Incarnazione, con i suoi scritti apre a questa contemplazione, e benché non sempre risultino essere di facile lettura, il mistero del Verbo incarnato da lui proclamato riesce a suscitare in noi il desiderio e l’impegno di camminare nella luce del Signore.
Giovanni parla della sua esperienza con verbi di assoluta concretezza: "abbiamo udito, abbiamo veduto con i nostri occhi, contemplammo e le nostre mani toccarono"! Da una parte c’è la concreta realtà fisica del Signore, e dall'altra la potenza conoscitiva dei "sensi" (orecchi, occhi e mani!) che portano ad un contatto privilegiato con il «Verbo della vita» che è Gesù Cristo Figlio di Dio e nl contempo Figlio dell’Uomo! Giovanni dichiara di aver veduto la vita divina in Gesù Cristo, attraverso i sensi umani, e di questo dà testimonianza e l'annuncia. Ma si spinge anche oltre, compie un passo in più a nostro favore. Attraverso la sua testimonianza e il suo annuncio, quell'esperienza assolutamente privilegiata di incontro e di conoscenza della «vita eterna che era presso il Padre e che si manifestò a noi», diventa esperienza reale anche per noi attraverso la "comunione" con il testimone: «perché anche voi siate in comunione con noi». Entrando in comunione con Giovanni Apostolo ed Evangelista, noi entriamo nella comunione che lo stesso Giovanni ha «con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo», e questo ci procura davvero una grande gioia. Allora possiamo dire senza ombra di dubbio che la testimonianza e l'annuncio sono veramente il grembo della gioia! Da Giovanni, e lungo una prolungata catena di testimoni annunciatori, quella comunione si fa vera per tutti e oggi anche per ciascuno di noi.


Ma per camminare nella luce come ci dice l’Evangelista, dobbiamo riconoscere e confessare il nostro bisogno e il nostro desiderio di essere salvati, perché più si desidera questo, più la grazia divina ci introduce sempre di più in questa luce. Giovanni e gli altri Apostoli hanno visto, udito, toccato Gesù in carne ed ossa avvertendone tutta la sua forza ma anche tutta la sua fatica. La loro esperienza, la loro testimonianza permette a noi di cominciare a conoscerlo se però lo cerchiamo davvero nello spirito del suo Vangelo. Se non lo cerchiamo così, non incontriamo Lui, ma incontriamo la nostra idea di Lui.
Noi non abbiamo questa esperienza fisica di Gesù; noi dobbiamo passare attraverso la mediazione di altri «corpi» nei quali Gesù ci ha detto di abitare; sono i corpi dei deboli, dei poveri, degli ignudi o corpi affamati di giustizia (Mt 25,40). In ogni epoca, il cristiano è chiamato a trovare il modo di «toccare» Gesù in quel modo, perché solo con questa esperienza diretta diventa possibile annunciarlo ad altri. Siamo incoraggiati a capire come più cerchiamo Gesù nello sguardo o più ascoltiamo la Sua voce nei fratelli che ci sono prossimi, la nostra vita quotidiana sarà toccata e saremo in grado di raccontare Gesù anche ad altri. Ecco la strada! Mi sembra davvero preziosa la concretezza di questa Parola che ci tiene lontani da ogni illusione di percorsi "mistici" che facciano arrivare a questa luce attraverso pretesi metodi di elevazione elitaria.
Oggi la liturgia ci affianca un testimone incredibile, San Giovanni Evangelista, una personalità importante della nostra storia di fede, colui che ha fatto esperienza di Dio e ha saputo trasmetterla a tutti noi attraverso i suoi scritti. «Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto» ci dice il Vangelo, e in effetti è proprio così. In fondo da due millenni Giovanni continua a raccontarci con i suoi scritti, la forza straordinaria della rivelazione di Dio. La sua testimonianza è davvero immortale: il “Libro” si è seminato e disseminato in tutte le esistenze che l’hanno ricevuto! Non sono parole scritte, ma vite scritte dallo Spirito del Signore nel cuore delle generazioni. Se cerchiamo il bene, se cerchiamo una risposta ai nostri perché più difficili da trovare, dobbiamo cominciare da Dio Padre e dalla relazione che abbiamo con Gesù Cristo che a Lui ci porta. Se non ci fermiamo su questo aspetto, non saremo in grado di capire e afferrare il senso, il valore, il prezzo della nostra vita e delle nostre scelte. Giovanni oggi ci aiuta a comprendere che la ragione non basta, ci aiuta a capire che la nostra felicità si colloca dentro la fede in Cristo Gesù e che non sta tanto in una conquista dovuta ad un ragionamento, ma dimora nella fiducia che noi riponiamo in Gesù Cristo anzitutto, ma anche nei testimoni che ce lo fanno incontrare. Giovanni ha reso testimonianza, scrivendo il Vangelo più spirituale; un Vangelo mistico proprio perché ci introduce in profondità nel mistero di Gesù che opera in stretta unione con il Padre nello Spirito Santo. Il segreto della vita è tutto qui: conoscere e riconoscere davvero che all’inizio, all’origine di tutto, della felicità, della propria storia personale c’è il Verbo che è nel seno del Padre ed è questa, la ragione ultima della vita, di ogni vita.

Celebrazioni nel fine settimana

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
17.00: Santa Messa vespertina

Le celebrazione feriali ripendono come di consueto al lunedì e venerdì ore 18 e martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30.

Modalità di svolgimento delle celebrazioni

Se puoi metti ... Se non puoi prendi ...

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"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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I Sgalis de Poasch e Sorighèe te cùnten su

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