Domenica che segue l’Ottava – Anno B
Sir 24,1-16b; Salmo 147; Rm 8,3b-9a; Lc 4,14-22

È davvero ricco il dono del Natale, si apre su tutti non semplicemente con la nascita del Bambino Gesù, ma è dono che viene da molto lontano, e noi possiamo percorrere solo qualche piccolo pezzo di strada per poterlo gustare e vivere tanto è grande. Fin dall’inizio la tradizione spirituale cristiana legge nel testo del Siracide la profezia del Natale. La Sapienza è accanto a Dio creatore mentre pone e fa sorgere i nuovi confini della terra, delle acque, del mondo, degli astri del cielo. La Sapienza è lì, ma, e questa è la grande novità, il testo ci dice che non è abbastanza il suo risiedere accanto a Dio, deve fissare «la tenda in Giacobbe» e prendere «eredità in Israele». È questo l’annuncio antico che evidenzia il progetto divino della salvezza che vede la Sapienza farsi carne nella storia di un popolo e all’interno di quella terra. È anche lo stupore di una Chiesa nascente che si riconosce come terra visitata da Dio, quel dono e quella grazia chiama tutti, consente a tutti e rende tutti capaci di vivere la novità del Vangelo. Proprio perché Dio in Gesù Cristo si è fatto simile a noi e incarnandosi ha preso dimora tra di noi, proprio per questo straordinario evento, ora la vita di uomini e donne che sono in cammino nella storia, può assumere davvero la forza e l’intensità di un rinnovamento alla luce del Vangelo. Il Vangelo che la liturgia odierna ci presenta, è un testo fondamentale: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»; qui viene presentato il senso della celebrazione natalizia. Il dono del Natale, il dono della presenza del Signore, il dono del suo venire tra noi, è un dono che illumina l’oggi. È importante sottolineare il peso e il significato di questo “oggi”. Nel contesto della sinagoga di Nazareth, il termine “oggi”, diceva di una profezia che si è fatta Presenza visibile a coloro che erano lì; oggi, ora, in questo momento, noi non facciamo solo il ricordo di un fatto antico e passato, noi stiamo celebrando nel nostro oggi, nel nostro presente, la Parola che celebra il venire tra noi, il suo radicarsi tra noi del Signore che pone sua dimora tra di noi.


Non è frequente nei vangeli leggere il riferimento all’avverbio oggi; solo Matteo e Luca ne fanno un uso generoso, ma l’avverbio in Luca risulta essere straordinariamente bello perché sempre positivo. Luca lo usa undici volte, e di queste, solo una volta ha valenza negativa per il rinnegamento di Pietro (Lc 22,34). Il Signore vuole l’incontro, vuole celebrare la vita e noi siamo aiutati ad entrare nel clima vero del Natale in cui celebriamo la Presenza che è salvifica, che ci fa nuovi, che ci affratella, che ci fa dono della vita. I passi sono decisivi: la grazia di Dio ha il volto e il nome di Gesù, Uomo tra gli uomini; ogni creatura lo può incontrare, può sperimentare la Sua vicinanza perché ogni gesto, ogni parola di Gesù Cristo raccontano il Padre. Gesù va in cerca di chi è perduto; chiama il pubblicano Matteo tra i dodici, si invita in casa di Zaccheo. Alla donna peccatrice dice: «La tua fede ti ha salvata, va’ in pace» (Mc 5,34); e alla donna adultera: «Qualcuno ti ha condannata? Io non ti condanno; Va’ in pace e non peccare più» (Gv 8,10-11), sino al gesto supremo di perdonare chi lo sta uccidendo: «Padre, perdonali perché non sanno che cosa fanno» (Lc 23,34). “Oggi” è il tempo, il luogo, il momento e la possibilità della salvezza offerta da Dio perché «l’anno di grazia» non è un anno di dodici mesi, ma è storia nuova che non si esaurisce in un arco di tempo definito dagli uomini.
È annuncio potente che ancora corre lungo la storia del mondo e dice ai perduti di ogni tempo: «Non abbiate paura» (Mt 14,27), io sono la speranza nel momento della disperazione, io sono la forza nel momento della debolezza, io sono il coraggio nel momento della paura, io sono la vita quando vi sentite la morte dentro, io sono la verità mentre intorno vince la menzogna. Questa è la nostra fede. C’è speranza nella nostra vita perché c’è il Vangelo, c’è finalmente Gesù che, rispetto a coloro che sono molto bravi nell’elencare i difetti della gente e pesare ciò che gli uomini sbagliano in nome di un Dio retributivo che castiga chi sbaglia in modo inesorabile, Lui, Gesù, viene a parlarci del Padre che si fa carico anche di un lumicino fumigante che traballa (Mt 12,18-20). Lo stupore di un mondo che vede, tra le infinite tende del suo campeggio fatto di uomini e di donne, la tenda di Dio in tutta simile a noi, ci invita alla famigliarità profonda con il Signore che sta dove viviamo e abitiamo tutti. Come può essere estraneo Colui che si è avvicinato fino a compromettersi condividendo tutto con l’uomo fuorché il peccato? Il testo del Vangelo ci presenta le sollecitazioni più belle e più intense del Natale, non possiamo celebrare il Natale e rimanere prigionieri di uno schema di un mondo vecchio e ormai superato. Se abbiamo celebrato il Natale, abbiamo celebrato una Presenza viva che bussa con forza alla porta della nostra vita e chiede che questa vita si rinnovi con Lui. Il Signore vuole diventare compagno di viaggio nelle nostre vite e porre la sua dimora, la sua tenda, accanto alle nostre. Un dono atteso che ha una vigilia di desiderio, rende più bello il regalo perché lo si aspetta più denso di affetto e di bellezza. Il Signore ci provoca così nell’amarci, e oggi il Vangelo ci dice che quel volto che gli uomini hanno dipinto e detto di un Dio retributivo pronto al castigo più che al perdono, non è il reale volto di Dio. Egli ha un Volto ben diverso da quello immaginato anche da Giovanni Battista che parlava dell’ira di Dio che pone la sua scure alla radice degli alberi che non portano frutti. Se in cuor nostro scopriamo di trovarci in quella situazione, celebrare una Presenza viva che bussa con forza alla porta della nostra vita, significa accettare di aprirgli il nostro cuore come successo a Zaccheo che si è sentito dire: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa» (Lc 19,9). Cosa si può sperare di più di questo?

Celebrazioni nel fine settimana

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
17.00: Santa Messa vespertina

Le celebrazione feriali ripendono come di consueto al lunedì e venerdì ore 18 e martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30.

Modalità di svolgimento delle celebrazioni

Se puoi metti ... Se non puoi prendi ...

Chiesa Qauresima 2020 1

"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

Sgalis

I Sgalis de Poasch e Sorighèe te cùnten su

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