BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO B
Is 55, 4-7; Sal 28; Ef 2,13-22; Mc 1,7-11

La parabola iniziata due mesi fa con l’inizio dell’Avvento proprio al fiume Giordano, trova il suo coronamento ancora sul fiume Giordano, e ci interroga non tanto lo scorrere del tempo nella successione delle domeniche che abbiamo incontrato, ci interroga piuttosto il cammino spirituale fatto. L’attesa e il desiderio di incontrare il Signore, la gioia della sua accoglienza nel Natale ci hanno chiesto di metterci in cammino per incontrare Lui e oggi, festa del battesimo di Gesù, i testi ci guidano a questo incontro. Il profeta Isaia dopo aver presentato il «testimone fra i popoli» che ha il compito di chiamare gente da tutte le parti del mondo, ci dice: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino». È questa la frase centrale. L’abbiamo cercato e si è lasciato trovare, l’abbiamo invocato ed è vicino; non sono soltanto parole di una fiducia antica del profeta che consola il suo popolo e ne vuole rianimare la speranza, ma sono parole che pur venendo da lontano, sono valide anche per il nostro oggi. Quel «Cercate il Signore» è davvero una pennellata che si pone come distintivo di uno stile di vita nuovo. È un po’ come un viaggio vero a cui ognuno di noi è chiamato a compiere e colorare con atteggiamenti, scelte, linguaggi che corrispondano il più possibile all’offerta gratuita del dono di Dio presentatoci dal Vangelo.
Il battesimo di Gesù nel racconto di Marco è estremamente conciso e racchiuso fra due frasi molto importanti. Vi è la parola di Giovanni Battista che con la sua consueta fermezza dice: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Da sempre Giovanni Battista sposta l’attenzione dalla sua persona a quella di Gesù; non vuole spostare solo l’apprezzamento di chi presta ascolto, ma vuole spostare il cuore, l’attesa, il desiderio, l’affetto. Marco ci dice che Gesù è in fila con i peccatori; se avessimo ancora il bisogno di un’ultima espressione per dire la totale solidarietà che Dio in Gesù Cristo ha nei nostri confronti, più di così, non avrebbe potuto esprimersi: in fila con i peccatori. La sua è Presenza definitivamente solidale con gli uomini e questo ci consente di accogliere l’espressione conclusiva del testo che accompagna la teofania, la manifestazione dello squarciarsi del cielo con la discesa dello Spirito su di Lui. La voce del Padre dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Il compiacimento è quel Tu che ha il nome di Gesù accanto agli uomini con cui vuole allacciare una relazione intensa che li faccia sentire immersi nell’amore del Padre. È in lui che Dio Padre inizierà la nuova creazione che nasce dall’acqua e dallo Spirito come un nuovo ed eterno rapporto di alleanza Dio - umanità. Quella del Padre è voce che costituisce l’umanità casa in un Tu che continua a liberare l’uomo dall’anonimato che la schiavitù del peccato continua a mantenere. Oggi non è solo la conclusione di un periodo ben definito dell’anno liturgico, ma è partenza, o meglio, è ripartenza perché ci viene donato il Figlio che si fa compagno di viaggio che fa riconoscere all’uomo di essere figlio amato. L’invito allora è che la voglia di Vangelo, il desiderio di Vangelo che di domenica in domenica guiderà il nostro corale cammino di fede, ci faccia aumentare la sequela vera di Gesù e ci faccia essere più convintamente suoi discepoli.


Sono davvero testi molto belli e lo scritto di Paolo ci mostra un'altra seducente prospettiva. Il brano tratto dalla Lettera agli Efesini, presenta un fascino unico, dice che le distanze si sono azzerate: non siamo più stranieri e neppure soltanto ospiti, ma, divenuti famigliari di Dio, siamo di casa con il Signore. È come un inno di ringraziamento questa intensa e profonda professione di fede; in tutti i modi ed attraverso simboli, linguaggi diversi, Paolo, con una gratitudine sconfinata sa riconoscere e affermare: «Voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. […] Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio». Non c’è più nessun distacco tra il cielo e la terra, nessuna divisione tra gli uomini perché i divari si sono annullati e la comunione vera è possibile sia con il Signore che con i fratelli; non esiste più quella barriera che inesorabilmente divide, Lui l’ha abbattuta attraverso il dono della sua Pasqua, attraverso il dono di sé nella sua morte e risurrezione. Sembra proprio di poter udire la voce della giovane comunità cristiana di Efeso che ha iniziato l’avventura della sequela cristiana nella propria vita personale e di comunità sotto l’impulso e la guida di quel grande testimone che è Paolo.
Questo è lo sguardo su questi due mesi in cui abbiamo camminato insieme e abbiamo avuto la gioia di condividere un’altra volta la festa del Natale. Il Signore Gesù mediante la sua Incarnazione e la sua Pasqua, permette costantemente a tutti di non sentirsi più stranieri né ospiti nei suoi riguardi e a questo tutti siamo chiamati. Le barriere e le distanze che ci dividevano sono state annullate da Lui, per noi sarebbe stato impossibile. Chiediamoci cosa ci dice una Parola così quando la accogliamo nella nostra vita personale, nella nostra vita di coppia; coppie giovani o meno giovani che hanno esperienza di famiglia, di figli, magari di nipoti, ciascuno è chiamato a esprimere concretamente una risposta personale. Lui è Presenza del quale il Padre si compiace perché cammina con noi, è presente nelle nostre più svariate esperienze di vita; la sua è Parola che chiama ciascuno di noi al discernimento che aiuta nel far rialzare e ripartire quando le fragilità fanno cadere. È facile distrarsi, perdere i pezzi, commettere errori e poi credere di essere alla fine, no! Gesù è in fila per questo con i peccatori. Tutti coloro che lo incontrano saranno rassicurati sulla presenza amica di Dio Padre che proclama gli uomini, tutti gli uomini, figli amati ciascuno in modo unico. Non si nasconde Dio, non tiene le distanze, si lascia trovare.
Dono e grazia ci hanno fatto arrivare al termine del tempo liturgico del Natale con la gioia di riconoscere che siamo contenti di aver fatto questo cammino anche in mezzo a difficoltà per la pandemia che ci stringe. Riconosciamo di essere concittadini e famigliari nella casa di Dio perché il Figlio ci ha cercati e si è lasciato cercare, per questo vogliamo continuare a cercarti sempre di più Signore, cercarti come Maestro da cui vorremmo quotidianamente imparare e farci discepoli.

Celebrazioni nel fine settimana

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
17.00: Santa Messa vespertina

Le celebrazione feriali ripendono come di consueto al lunedì e venerdì ore 18 e martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30.

Modalità di svolgimento delle celebrazioni

Se puoi metti ... Se non puoi prendi ...

Chiesa Qauresima 2020 1

"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

Sgalis

I Sgalis de Poasch e Sorighèe te cùnten su

Le origini del nostro territorio

cielo sole

Il Nocciolo

Scarica l'ultimo numero del bollettino parrocchiale

 

nocciolo whatsup

Il Nocciolo WhatsApp

Scopri come ricevere le notizie della nostra parrocchia su WhatsApp

agenda

Eventi e Celebrazioni

Tutti gli appuntamenti nella nostra parrocchia e non solo

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy