Santa Famiglia di Gesù – Anno B
Is 45,14-17; Sal 83, Eb 2,11-17; Lc 2,41-52

SacraFamigliaTre pagine diverse, ma tutte indirizzano il pensiero sul tema di questa domenica ultima di gennaio: la famiglia. Anche se le prime due letture, il testo del profeta Isaia e il brano della Lettera agli Ebrei, sembrano non avere l’attenzione puntata direttamente sul tema della famiglia, ma è bello scoprire che ci dicono parole, prospettive, sottolineature che sono davvero decisive per entrare a comprendere e a vivere l’esperienza della vita famigliare. Il testo del profeta è pagina incredibile perché il momento storico è quello di un popolo nella dispersione, nella deportazione dell’esilio, ma la parola del profeta prefigura un ritorno che fa cessare quella dura esperienza che stanno vivendo adesso privati come sono di un centro, di una unità, di un cuore pulsante attorno al quale convergere. «Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, Salvatore», Salvatore però non costringente; Dio non entra con potenza, non obbliga, non sovrasta la libertà dei suoi figli, ma vuole il ritorno di tutti, così che tutti possano trovare casa sapendo di essere accolti in una fraternità condivisa, riconosciuta, esercitata, amata, invocata. E la Lettere agli Ebrei, testo peraltro molto bello anche se impegnativo, nella parte finale parla di Cristo che è divenuto partecipe prendendo su di sé il sangue e la carne per farsi solidale con gli uomini. Ci dice che «Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo». C’è proprio il cuore di Dio: il prendersi cura, e questo è l’altro atteggiamento di Dio che oggi emerge in modo forte. Dio in Gesù Cristo, vuole vivere accanto; il suo prendersi cura ci vuole dire che gli siamo cari, ma invita anche noi a farci carico del cammino degli altri. Avvertiamo come la sua vicinanza costituisca la chiamata permanente a vivere le condizioni e gli stili di fraternità e di comunione. E questo è il cuore dell’esperienza di famiglia che costituisce il centro e il senso di una scelta di vita condivisa per un cammino comune. Ecco allora come due testi che apparentemente sembrano lontani in quanto non hanno in evidenza il tema famiglia da sviluppare, in realtà, ci regalano angolature importantissime e ci accorgiamo che se non ci fossero convinzioni di questa rilevanza, il rischio che tutto crolli si fa davvero presente e purtroppo, le esperienze che toccano persone di famiglia o comunque molto vicine e conosciute, sono lì a dimostrarlo. E il Vangelo odierno è il testo che mostra uno spaccato di vita famigliare che fa risaltare lo smarrimento dei genitori. Ci precisa il testo del vangelo, che quella famiglia, come tante altre famiglie, compie il pellegrinaggio della tradizione: salire a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Un pellegrinaggio di tradizione e di fedeltà alla memoria della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto ad opera di Dio. È dentro questa trama, che si consuma l’evento di famiglia: Gesù si ferma a Gerusalemme senza dire nulla ai genitori. Non si trova ella carovana di ritorno, e i genitori tornano indietro a Gerusalemme e lo ritrovano nel Tempio «seduto tra i maestri, mentre li ascoltava e li interrogava». L’espressione rivela la profonda identità di Gesù, fa avvertire meraviglia per il credito che Gesù sta ricevendo dai dottori del Tempio. «Figlio, perché ci hai fatto questo?» è il segno dell’apprensione vissuta che lascia però il posto allo stupore nel vedere il proprio figlio in una condizione nuova, inedita e sorprendente rivelata dalla risposta del figlio Gesù che colpisce: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». In realtà i biblisti correggono la frase in “essere nelle cose del Padre mio” che è molto di più che dire “occuparmi delle cose del Padre mio”. Essere dice la sua identità di Figlio che è la radice della sua vocazione pronta a riverberarsi in ogni vocazione cristiana. Lì in quel momento, è delineato un futuro non ancora svelato che toccherà la vita di tutti, ma, annota il testo: «essi non compresero ciò che aveva detto loro».


Immagino che ciascuno di noi si ponga all’ascolto di questa pagina di vangelo immerso nella propria personale esperienza di genitore che ha vissuto, vive o intravede da vicino la percezione di perdere quella figlia o quel figlio perché è in presenza di una libertà e di una strada da percorrere che è solo sua. Siamo ricondotti dal testo agli aspetti di vita nei quali, anche nelle nostre case, si verifica la non comprensione dell’atteggiamento dei figli: non capiamo il perché di una loro scelta, di una loro risposta, di una loro logica, di un loro desiderio, di una loro attesa. Ma il cuore della Madre come quello di tutte le madri, con travaglio, con voglia di verità, con espressioni di amore e di rispetto, si apre a quel Figlio. Il Vangelo ci dice che lo spazio di una famiglia, luogo dove ci si vuole bene, è lo spazio di libertà e non uno spazio obbligante. In quello spazio ognuno ha il proprio cammino e intravede la propria meta. Sempre i vangeli sono onesti e non nascondono i dissidi, le difficoltà, i problemi: quel «non compresero» dice inequivocabilmente l’esperienza di ogni famiglia. Ma il Vangelo ci dice anche di una ripresa significativa del figlio nel suo modo di rapportarsi con i genitori: «venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore». Anche il custodire è un aspetto di vita di famiglia; un dire vorrei davvero comprendere perché non ho capito e quello che è accaduto mi ha sorpreso e faccio fatica ad inquadrarlo, ma custodisco queste cose nel cuore perché non tutto e subito diventa chiaro, ci vuole un cammino, ci vuole fatica, ci vuole dialogo. Quello che passa nel cuore di una mamma e di un papà che cercano di comprendere il senso ed il perché dei passi del proprio figlio, è davvero cosa grande che da sé spiega la vita. C’è travaglio, c’è voglia di verità, ma soprattutto c’è espressione di amore, e tutto fa parte davvero del camminare insieme. Allora, se da Nazareth comincia, a Nazareth si torna perché la loro casa è lì, ed è casa modello di altre case in cui sono presenti domande, sono presenti sorprese, fatiche, paure, ritorni, gioie; è casa in cui si condivide tutta l’esperienza e l’avventura della vita famigliare. Nàzaret come luogo feriale e silenzioso del vivere di tutti, sobrio e povero, ma insieme, il luogo dove si interiorizzano le realtà più grandi della vita, dove una mamma arriva a capire, adagio adagio, il mistero del proprio figlio. Questo approccio ad una concreta situazione di famiglia che è quella di Gesù, ci fa enormemente bene, ci rimanda e ci restituisce ai nostri giorni di sempre, alla vita consueta, a quella che si svolge prevalentemente dentro le pareti di casa. «Veramente tu sei un Dio nascosto», ci aveva detto il profeta; Nazareth, infatti, è il luogo nascosto; è un luogo piccolo, è un luogo insignificante: «Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46) si è chiesto Natanaele, ma è lì che si accasa la famiglia di Gesù, proprio lì dove nessun segnale indicava la Presenza significativa per tutti. La pagina del Vangelo oggi, ci vuole invitare a vivere pacificati con la nostra vita feriale di sempre, con la Nazareth di ciascuno di noi e delle nostre famiglie, e questo non è un invito secondario. La famiglia non è un’istituzione puramente sociale, economica, giuridica; al suo interno c’è qualcosa di divino che non è a termine e che rimanda al Padre, per questo ci si sente pellegrini verso quella meta. Ti rendiamo grazie Signore perché anche oggi, ci regali una parola così.

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