Domenica della “Divina Misericordia” – Penultima dopo l’Epifania - Anno B
Os 6,1-6; Sal 50; Gal 2,19-3,7; Lc 7,36-50

DivinaClemenzaIl tema della misericordia e del perdono ci accompagneranno in queste due ultime domeniche che precedono la quaresima; sono domeniche che segnano una antica tradizione che le vedevano come una sorta di preparazione al periodo quaresimale che sfocia nelle Pasqua. In queste due ultime domeniche il Vangelo vedrà protagonisti due modi di essere; oggi i riflettori puntano esclusivamente sul comportamento, sul muoversi di questi due primi personaggi opposti: Simone il fariseo, l’osservante della legge dall’onesta morale da lui ritenuta a tutta prova, e la peccatrice senza nome, la donna di strada, l’emblema stesso del tradimento e del mercimonio della dignità. Sono due figure su versanti totalmente diversi così come sono diversi il loro porsi all’interno di questa vicenda. Il loro incontro è reso possibile da Gesù: Simone ha invitato Gesù a pranzo come gesto di cortesia verso il Maestro. C’è fierezza, ostentazione; dalla narrazione di Luca si coglie come questa azione sia già sufficiente per essere orgoglioso. Ma durante il pranzo, avviene l’imprevisto: irrompe una donna conosciuta da tutti come la peccatrice della città. È evidente che quella donna mette a subbuglio la casa di Simone il fariseo. Tutti sanno chi è lei e forse anche lei si ritiene inaffidabile, la donna non fa uso di parole, sa che è inutile usare parole; avverte pienamente che proprio per la vita che conduce, forse non avverte nemmeno il diritto di dirle, compie però azioni che mettono a disagio l’intera casa. Può esprimere i suoi sentimenti della propria frustrazione a Colui che guarisce e allora, se le parole possono sembrare un sovrappiù perché inaffidabili, i gesti, quelli no, non vuole rinunciare a quell’unica, umile, ma verissima espressione di dire a Gesù, l’ospite di riguardo, tutto il suo amore. L’andare a toccare Gesù, il piangere e versare le lacrime sui suoi piedi per poi asciugarli con i suoi capelli, il gesto umiliante del baciare i suoi piedi sono gesti che imbarazzano pesantemente i presenti.

C’è un incrociarsi di sguardi messi bene in risalto da Luca. Vi è lo sguardo del fariseo che pensa di sapere e si permette il giudizio: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!», e vi è lo sguardo di Gesù che invece, restituisce dignità alla donna che ha: «molto amato». La luce è tutta su Gesù, è Lui che amabilmente stana i pensieri dal cuore di Simone che, con un giudizio senza appello e di disprezzo, etichetta la donna come peccatrice. Egli mette al centro la donna, la indica: «Vedi questa donna?» perché Simone sembra non vederla realmente. In realtà non vede se stesso; affinché Simone possa vedere in lei il suo peccato (la prostituzione), deve riconoscersi esso stesso peccatore e quindi accedere al perdono, ma non riesce a vedere ciò che si cela dietro quei gesti, e Gesù delicatamente parla a Simone con la parabola del sovrappiù, del non calcolabile che fa quasi da eco al gesto della donna: «Un creditore aveva due debitori». È la parabola del ‘condono’ di un creditore che condona il debito che non può essere restituito e questo apre alla provocatoria domanda: «Chi lo amerà di più?». La parabola, è racconto che genera cambiamento, spinge ad una risposta che trasforma ed è ben diversa da un discorso di tipo moralistico che indica soltanto un comportamento da seguire come la legge tanto seguita da Simone. Gesù non ha paura di stare a tavola con i peccatori senza giudicare, vede in quella donna una sola cosa: l’amore di quelle azioni. Sa che ha peccato, ma ora «ha molto amato» e questo permette la restituzione di dignità che è cosa molto più del solo conferimento del perdono. È pagina che fa scaturire il volto della misericordia che non potrà più essere dimenticato perché entra nel novero di volti cari della vita, quelli che non si è disposti a perdere lungo la strada.Gesù si rivela così come un povero, capace di lasciarsi colpire dai volti e dai gesti quotidiani che parlano di Dio, e invita anche noi a capovolgere le modalità di intendere l’ascolto, l’attenzione, la docilità dell’essere presenti alla vita. Se questa pagina ce lo raccontasse quella donna peccatrice, ci direbbe che il Signore si lascia davvero avvicinare perché fa spazio a tutti, anzi, è proprio per questo che è venuto: «non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17). La non affidabilità della donna era totale, ma Gesù l’ha azzerata; Egli vede le intenzioni profonde del cuore e non fa la somma degli sbagli impietosi della vita, e questo sguardo ha la capacità di restituire dignità. C’è speranza, si accende un futuro in cui la possibilità di riscatto è presente sempre. Ci sarà posto anche per noi, per le nostre situazioni travagliate e difficili che sentiamo non più sostenibili e che magari, ci sono cadute addosso nella vita anche a seguito di nostri errori e sbagli. Il Signore oggi ci dice che il bollino di “peccatori” non è la definitività; se abbiamo in noi la voglia di amare, questa non ce la può portare via nessuno e ci fa bene sapere che è questa la cosa che Gesù gradisce di più e lo fa capire a Simone: «Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato [… ] lei ha molto amato». Se nel cuore dell’osservante Simone abita solo la legge che dà ad ogni azione una coloratura gelida, formale, impersonale e servile, nel cuore della peccatrice abita la speranza di un futuro diverso dallo stato in cui si trova, e lo esprime con gesti di riconoscenza, di amore, di tenerezza. Il messaggio è chiaro: non esistono creditori di fronte a Dio, ma solo debitori. C’è chi deve molto a Dio e chi deve in minor misura, come la parabola ci insegna, per questo ci è chiesto di fare posto anche a coloro che hanno un passato tragico. Per grazia, infatti, siamo tutti invitati alla mensa del Padre anche se c’è incostanza dei nostri propositi come ci viene detto dal breve testo del profeta Osea. È pagina piena di parole estremamente belle, ma altrettanto sofferte. «Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce». Sono parole che il Signore dice perché si è sentito dire: «Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà», tuttavia sono parole che non sempre sono state vissute. La fedeltà dell’amore di Dio invece, è la fedeltà di un Dio che non sa darsi pace: «Che cosa dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda?». Dio ama fino in fondo il suo popolo, e lo fa anche quando lo vede penosamente ambiguo, debole, fragile. Anche la bellissima pagina di Paolo dice la grandezza del dono di Gesù; dice Paolo: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me». Si avverte bene che ha fatto esperienza viva dell’amore di Dio, e l’ha fatta incontrando il Signore Gesù, il volto vero della misericordia del Padre. Sulla sua parola Polo ha pienamente investito l’intera sua vita e la vuole condividere con chiunque, perché queste sono le parole vere, le parole che edificano un futuro e danno un senso alla esistenza. Per questo rimprovera i Galati: «O stolti Gàlati, chi vi ha incantati?»; li rimprovera perché erano tentati di rendere vana la Pasqua di Gesù tornando di ancorarsi ancora alla legge farisaica, quasi che le opere della legge potessero procurare salvezza. Paolo dice a loro e oggi a noi, che qualunque modo si prospetti il cammino della nostra vita, noi possiamo sempre dire con Paolo «mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me», e questo per ogni tornante che si presenta alla nostra vita. Del resto, più avanti invita: «Siate come me, ve ne prego, poiché anch'io sono stato come voi, fratelli» (Gal 4,12). È una scossa, una parola forte che dice la grandezza di un dono e dice anche l’opportunità di un disporsi a ricevere quel dono per rimetterci in cammino. È l’invito a cui non possiamo sottrarci: ne va non solo del nostro rapporto con Lui, ma anche del nostro essere “uomini”, persone in relazione, che colgono l’importanza di questa misericordia che fa aprire il cuore, così da essere trasformati in Lui ed essere presi quell’Amore perché «Tu gradisci, o Dio, gli umili di cuore».


Orari celebrazioni

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
Da domenica 31 gennaio la messa delle 17 sarà sospesa per lasciare spazio alla celebrazione delle 16 dedicata ai bambini

Settimanale

Lunedì e venerdì ore 18
martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30

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