I Domenica di Quaresima – Anno B
Is 57, 15-58;4a; Sal 50; 2 Cor 4,16b-5,9; Mt 4,1-11

LeTentazioni«In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi». L’Alto e l’Eccelso si mette accanto ai più derelitti, ai più lontani, ai più affaticati, ai più compromessi. Il testo del profeta Isaia ha davvero il sapore introduttivo al cammino quaresimale racchiuso però entro due splendidi rilievi. Il primo ha i termini dell’amore senza confini, tant’è che se dovessimo usare il linguaggio caro a papa Francesco, diremmo “queste sono parole rivolte alle periferie più lontane”; un dire: vengo a chiamarti, vengo ad incontrarti; anche nei luoghi più interni, anche nelle situazioni di vita più disagiate, vengo a dirti che sei degno. Il testo è davvero bellissimo. È parola che ci fa sentire destinatari di un incontro anche se ci sentiamo non degni perché smarriti, persi. È parola che dice a me, a te che leggi, che non possono essere alzate barriere per confinare Dio (cfr Sal 138), Egli saprà sempre ritrovarti. E il secondo rilievo che indica bene la modalità di questo cammino, è nella parte finale e riguarda la dinamica del digiuno per orientarsi bene verso il Signore. Digiuno vero, non quello di una pratica rituale che tiene il cuore lontano tanto da convivere con le contese, con le divisioni, con l’anonimato. Non quindi una facciata che si cerca di abbellire con meri atteggiamenti esteriori avendo però il cuore che si allontana pesantemente dalla parola del Signore, perché non è questo il digiuno che il Signore gradisce e il testo del profeta lo dirà subito dopo (Is 58,5-14). Dunque, l’invito del profeta è proprio per dire mettiamoci in cammino così, affinché diventi davvero cammino che conduca verso la Pasqua del Signore. Cammino che il testo del Vangelo mostra come primo luogo della Pasqua e ce ne parla come esperienza dell'Esodo. Ogni passaggio di vita che conta, ha dentro inevitabilmente la chiamata di passare attraverso un deserto. Il deserto è evocativo dell’Esodo, il deserto invita ad uscire da una situazione di schiavitù per entrare in un percorso di libertà. Il deserto attraversa lo spazio del silenzio e della vita sobria che apre il cuore all’accoglienza della parola del Signore. Nel deserto infatti, non ci vai con il superfluo, non ti carichi come un carrozzone, nel deserto ci vai con lo stile della sobrietà e dell’ascolto, nel deserto ci vai perché cerchi, perché vuoi davvero uscire allo scoperto per metterti di fronte al Signore. Nel deserto si apre una opportunità che è quella del Regno, dello spazio di Dio. Ci si apparta con Dio, solo Lui deve parlare, non si può vivere seguendo l’opinione pubblica. Ma il deserto è luogo arduo, difficile; luogo in cui la mormorazione può prendere il sopravvento quando la fatica si fa sentire sempre di più (Nm 11,4-5); ma è anche vero che se si riesce a resistere, poi il deserto sarà solo luogo di virtù perché si approda all’incontro profondo con Dio.

L’andare perciò, è un atteggiamento interiore; si parte sempre da qui, il cammino verso la Pasqua non può che avere un inizio come questo. Due sottolineature soltanto. La prima sottolineatura è che le tentazioni sono davvero forti, rispecchiano in toto il cammino dell’umanità. La tentazione delle cose è quella che porta all’egoismo e alla chiusura all’altro; la tentazione della spettacolarità finalizzata per guadagnare il consenso di tutti; e la più subdola e tuttavia la più grave, è quella del potere che fa sentire quasi un dio. Ora, la cosa preziosa da mettere in risalto, ed è la seconda sottolineatura che poi indica il criterio valido sempre e segnatamente per il tempo ed il cammino della quaresima, è che Gesù risponde tutte e tre le volte con la parola: «sta scritto».

Quel «sta scritto», riconduce all’inizio, all’Esodo, quando il popolo ha capito che diventava definitivamente il popolo di Dio. Gesù non aggiunge nemmeno una sua parola. Se fossimo degli artisti potremmo disegnare Gesù come un Uomo aggrappato alla Parola e mi chiedo se questa non sia l’icona più profonda che la quaresima ci propone: aggrappati alla Parola: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Questo è quanto vogliamo raccogliere, ci consegna una ventata di freschezza perché è liberante. Ci viene chiesto di sbarazzarci di tutto quello che ci tarpa le ali per prendere quota; ci viene chiesto di liberarci da tutte le cose che tendono a sequestrarci e imprigionano il nostro essere creature libere. Ci viene chiesto di sganciarci dall’ottica di un potere effimero che non costruisce, ma che rende ciechi oppressori in nome di una finta libertà. Gesù è uomo libero che non si lascia appesantire e mantiene un passo agile; chiede anche a noi di avere lo stesso suo cuore. Se il cuore lo indirizziamo verso una infinità di idoli, poi si fa davvero fatica e il camminare risulterà molto difficile. Riconoscere che ci manca qualcosa e quel qualcosa non è materiale; smarrendo il senso vero della vita, siamo aridi d’amore, privi di sensazioni, di emozioni. Il nostro cercare allora diventa un elemosinare: un sorriso, una carezza, una parola. Il cammino della quaresima fatto con Gesù dipanerà questo affannoso ricercare. Si tratta di seguire le orme del Signore sempre in movimento. La tentazione è sempre una scelta, e scelta ha la sua radice nel tagliare. Ogni scelta, se autentica, è atto di libertà e di responsabilità e viceversa: un atto di libertà e di responsabilità non può non configurarsi che come autentica (libera) scelta. Senza scegliere non si vive, allora lasciamoci interrogare profondamente su come intendiamo orientare la nostra esistenza. Siamo posti davanti ad una scelta: impadronirci di tutto ciò che ci fa potenti e sazi, o aprirci con fede alla povertà per arricchirci della presenza di Dio. Per questo guardiamo a Lui e guardiamo Lui. È solo guardando a Lui che riusciremo a svuotare il nostro cuore da tutte quelle situazioni che ci appesantiscono e che teniamo stretto perché a loro attaccati; un sentirci profondamente poveri e raccontare a Dio i percorsi nei quali ci troviamo e che possono essere sentieri belli che ci fanno onore, ma anche sentieri che invece non sono proprio quelli giusti. Un svuotare il cuore, per far salire parole e desideri. È il senso dell'itinerario quaresimale: fare luce dentro la nostra umanità magari zoppicante e malandata; dare un nome alla nostra fragilità per deporla ai piedi della croce di Gesù affinché sia lavata e guarita dal Suo sangue. È vero, il tentatore tornerà (sarà sotto la Croce), ma qui è inscritta tutta quanta l’azione di salvezza di Gesù per l’uomo. La quaresima che inizia con un segno di penitenza (le ceneri), avrà il suo culmine nella Pasqua di Gesù che non si fermerà alla Croce, ma avrà il suo epilogo nel mattino del «giorno dopo il sabato» (Gv 20,1); per questo il nostro deve risultare un cammino intenso. La Parola ci sarà data abbondante in queste domeniche, tocca a noi riuscire a costruire il nostro affidamento in Dio. Inizia il cammino di quaresima, mettiamoci il cuore; mettiamoci la sincerità del cuore nella nostra preghiera affinché il nostro camminare sia un camminare insieme. Anche per questo Signore ti diciamo grazie, per questo nuovo tempo che anche questo anno ci doni.


Orari celebrazioni

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
Da domenica 31 gennaio la messa delle 17 sarà sospesa per lasciare spazio alla celebrazione delle 16 dedicata ai bambini

Settimanale

Lunedì e venerdì ore 18
martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30

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"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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