V Domenica di Pentecoste – Anno B
Gen 17,1b-16; Sal 104; Rm 4,3-12; Gv 12,35-45.

VPentecosteDopo aver colto domenica scorsa la concretezza della storia sempre in bilico tra il bene ed il male, questa tappa del cammino di Pentecoste, mette in evidenza volti e nomi concreti chiamati ad un cammino che cambierà in modo profondo la propria vita. Incontriamo ancora il volto rimasto nel cuore di Israele e della Chiesa: Abramo. Accanto ai nomi che via via nella storia Dio chiamerà per rafforzare l’alleanza affinché si riverberi su tutta l’umanità, siamo presenti anche noi, e questa è la straordinaria grazia della chiamata. Testo bellissimo quello di Genesi, lo potremmo titolare con “amici per sempre”, perché il termine, che ricorre per ben undici volte in questa pagina è “alleanza”, espressione peraltro molto presente in tantissime pagine sia dell’Antico che del Nuovo Testamento. «In quei giorni. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò molto, molto numeroso». Anzianissimo lui e anzianissima Sara questa sembra essere quasi parola derisoria e invece è la Parola; la Parola del Dio fedele: «Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni». Abramo esce da una terra da cui Dio lo ha chiamato e inizia una avventura umana in cui ciascuno dopo di lui con la propria storia, con la propria provenienza, con il proprio nome, con il proprio volto è chiamato a percorrere. Dio propone la sua alleanza, la sua amicizia, con Abramo e con la sua discendenza, la moltitudine che verrà dopo di lui, quindi offre la sua alleanza che è la sua amicizia, anche a noi che ascoltiamo oggi la Sua Parola. Siamo uomini e donne chiamati per nome e convocati a vivere una esperienza autentica di alleanza; certo, la strada di Abramo è stata la strada di Abramo che è rimasta il riferimento indimenticabile, intramontabile del cammino della fede, ma poi la storia che lì è cominciata, continua con i nomi e i volti di ciascuno. Ed è bello sottolineare come questo cammino cominci proprio con una variazione che val la pena sottolineare. Dio dice: «Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò», ecco il nome concreto, puntuale; e così sarà anche per Sara “non ti chiamerai più Sarai, ma Sara”, quasi a dire che ci vuole un nome nuovo perché è decisamente assai nuovo questo inizio, come è densa e enormemente inaspettata la loro chiamata. Un nome nuovo; se ricordiamo la nascita di san Giovanni Battista, anche in quel momento tra la sorpresa di tutti, prima Elisabetta e poi Zaccaria dicono “Il suo nome sarà Giovanni”. Se Dio ha fatto una irruzione così nella vita e nella storia, allora ci vuole un nome nuovo che manifesti una rinascita che si fa esigenza. Anche per questo viene introdotto per il popolo di Israele un segno nuovo che avrebbe ricordato l’alleanza: la circoncisione come nuovo inizio di relazione. E Paolo, che ha ben presente la situazione del giudaismo - lui viene da lì addirittura è dottore della legge quindi assolutamente competente - aiuta i suoi fratelli a comprendere che quel segno è per loro primizia di appartenenza, ma tutti saranno i chiamati. La promessa della terra e della generazione numerosa, Dio l’ha regalata ad Abramo prima ancora del segno della circoncisione, così che anche coloro che non fossero parte di questo popolo, possano percorrere il cammino di fede di Abramo. Il testo di Paolo è davvero impegnativo ma il pensiero è questa, e possiamo notare, quando questo testo lo si riprendiamo con calma, ci accorgiamo della bellezza di questo dono.


Il Signore qui ci ha dato casa, ha dato casa a tutti, altrimenti noi saremmo rimasti tagliati fuori; e tuttavia per entrare in questa casa, occorre percorrere la strada della fede perché è Parola che domanda accoglienza profonda e questo è ciò che siamo chiamati a restituire a Dio. In questo siamo nutriti e aiutati nel cammino della nostra vita. E il Vangelo ci regala una pagina molto densa e carica di emozione. Siamo al capitolo 12 quindi quasi preludio ai racconti di addio e della Pasqua; parole che hanno consegne luminosissime e impegnative che Gesù dà ai discepoli. «Il Signore Gesù disse alla folla: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Parole che ci sono entrate nel cuore; il camminare nella luce è uno dei temi carissimi a Giovanni e le troviamo sia nel Vangelo che nelle sue lettere, ma la luce è Lui, è Gesù Cristo. Sono parole che trasudano di drammaticità perché le sta rivolgendo a discepoli che sono ad ascoltarlo, ma poi anche agli scribi e farisei che hanno già maturato nel cuore una opposizione, per questo il linguaggio usato delle tenebre e della luce è il linguaggio che ha estrema concretezza. Si rivolge a persone che stanno scegliendo di aprirsi alla luce o rimanere nelle tenebre, è quindi testo carico di sofferenza che si accompagna a quella della imminenza della Passione. Per noi che ascoltiamo più lontano nel tempo, le parole di Gesù alla luce della sua Pasqua, le avvertiamo come parole che hanno una grande autorevolezza. Stiamo imparando a conoscere che davvero camminare nella fede, è un camminare nella luce: sai dove vai e da chi vai. Camminare nelle tenebre non permette di sapere dove si va, e questo, nella parabola della vita, lo si comprende molto bene. "Io non sono venuto per condannare il mondo, ma a salvare il mondo". Parole grandi, parole forti, ma parole che ci nutrono e sostengono i cammini della fede. È dunque una pagina sofferta questa del vangelo di Giovanni, ma è pagina diretta che invita a non indurire il cuore e lasciare che il vangelo entri dentro, lasciare che il Signore bussi alla porta, lasciare che il dono della Parola ci riempia di luce la vita. Solo allora sappiamo dove andare e sappiamo da chi andare e questo non è poco, anzi, è la questione decisiva della vita, la direzione della vita, l'approdo della vita che si apre alla luce: lasciamoci guidare e orientare. Sono doni dati a uomini e donne con il proprio nome, con la propria storia, con la loro provenienza, con la loro umanità, per questo non rimane annuncio di un progetto, ma diventa chiamata, e in questo sterminato elenco di nomi e di volti, ci siamo anche noi e di questo ti rendiamo grazie o Signore.

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