IV DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B
Es 33,7 – 11°; Salmo 35; 1Tess 4,1b;-12; Gv 9,1 – 38b
L’itinerario che ci porta a Pasqua, diventa sempre più stringente, e la provocazione della Parola sempre più esigente, ma per noi che siamo qui oggi, sapere che la Parola di Dio illumina la nostra strada è fondamentale. Allora di fronte ad una pagina così monumentale e così affascinante, l’invito che faccio è proprio quello di riprenderla, nella nostra preghiera personale che ci accompagnerà nel corso di questa settimana. Chi è il cieco nato? È una icona. Certamente rappresenta colui che in quel momento è stato benedetto da un miracolo; quello che ha avuto dischiusi gli occhi perché ha incontrato Gesù. Però questo cieco sono anch’ io, siamo noi. Sono io che di fronte alla mia vita ho bisogno di una nuova visione. È in fondo icona di tutti quelli che vogliono davvero essere seguaci del Maestro, non quelli che solo ritualmente lo vogliono seguire, non quelli che vogliono appartenere al tempio, perché quelli che vogliono appartenere al tempio non capiscono. Essendo legati ai riti, alle leggi, alle liturgie cercano protezione che non hanno. Guardate che è facile cadere in questa tentazione; è facile avere una fede da ragioniere della partita doppia, del dare e avere, di idee chiare e distinte, che portino a dire e pensare “Io tanto ti do, tanto tu mi devi dare”, e per questo stare in pace. Il cieco nato è icona perché ci parla di altri occhi, di quelli che ti guardano, di quelli che danno la dimensione e lo spessore dell’esistenza, di quelli che permettono di trovare la strada anche nella notte più profonda. Il cieco nato, come noi, sta lì e deve passare attraverso la piscina di Siloe, cioè attraverso l’Inviato che è Gesù, perché è Gesù il passaggio obbligato per coloro che hanno bisogno di una nuova vista.
Se ci pensiamo bene per chi incontra davvero Gesù nella sua vita, la prima risposta che dà è un trattenersi come sconcertato: come il cieco non sa dare una opinione precisa, sa però che qualcosa è avvenuto dentro di lui. Penso infatti, che nella qualità della propria esistenza, ognuno di noi che abbia fatto esperienza dell’incontro con Gesù, abbia maturato in sé la domanda “Cosa mi sta succedendo?”. È vero, sei ancora lì, sei ancora preso dalla visione del tuo mondo, prigioniero della tua esperienza precedente, della storia del tuo compromesso, e tuttavia stai vedendo qualcosa che prima non vedevi, stai per uscire dalle tenebre. È dunque un rapporto di esperienza che fai con Lui, un lento ma costante avvicinamento alla luce, un orientarsi verso il futuro che dà speranza. “Che mi ha fatto quest’uomo? Ero cieco e ora ci vedo”, e in questa straordinaria risposta, posso vedere la mia vita e vederla tutta. Posso, in questa risposta che sempre commuove, sentirmi riabilitato alla speranza prima negata a causa del peccato. Questo è un punto straordinario che colgo in questa pagina che la Parola di Dio oggi ci dà.
La lunga e drammatica storia della guarigione del cieco nato, corre sull’alternativa di coloro che ci vedono fisicamente ma non spiritualmente, e coloro che non ci vedono fisicamente ma accolgono la persona di Gesù ed in essa vi credono. I farisei apparentemente godono di molta luce: quella degli occhi, dell'intelligenza, della cultura, delle scritture, ma non è una luce “amante” che riesce a coinvolgerti a sconcertarti. Essi sanno tutto (noi sappiamo) e non sanno che la vera saggezza sta nella compassione, manca loro la luce del cuore ed è per questo che rimangono tristemente arroccati nella loro oscurità, stando chiusi dentro la muffa di un passato stantio.
Un po’ come succede anche a noi quando la nostra rassegnazione ci fa puntare lo sguardo verso il basso e ci fa vedere solo quello che ci limita. Ma il Signore è lì che interviene, basta saperlo accogliere; e per saperlo accogliere in tutta verità, occorre la volontà libera manifestata dal cieco nato. Quanto è stretto il legame tra vedere e credere; il cieco ha riacquistato la vista e subito il Signore pone la grande domanda, la vera grande domanda che Gesù pone anche a ciascuno di noi: “Credi nel Figlio dell’Uomo?”. “Signore chi è?”. C’è ancora la necessità di uno svelamento che si mostra nella bellissima risposta di Gesù. Non ha detto è il Figlio di Dio che sta in alto e domina su tutto e tutti; ha detto “E’ colui che parla con te”. È relazione concreta che si presenta a te, non ti viene imposta. Tu prima non lo vedevi, adesso lo vedi, ti stava dinnanzi ma tu non avevi gli occhi per vederlo, adesso gli occhi li hai aperti e questa relazione la puoi abbracciare, fare tua. Questa è la fede, aprire gli occhi alla verità di Cristo sul tempo in cui sto vivendo la mia storia.
Il cieco nato sono io, siamo noi. In ragione della nostra vocazione di salvezza, la scelta è tra tenebra e luce. Se davvero crediamo che Cristo è luce del mondo, dovremmo essere attratti da questa luce. Signore aprimi gli occhi, lascia che la luce del Vangelo, la luce dei Sacramenti, illumini la mia vita. Poniamoci davanti al Signore nella preghiera, nell’ascolto della sua Parola, celebrando la Riconciliazione e l’Eucaristia affinché il Signore ci faccia veramente luce, illumini i nostri occhi, la nostra vita.
