X DOMENICA DI PENTECOSTE – ANNO B
1 Re 7,51 – 8,14; Sal 28 (29); 2 Cor 6,14 –7,1; Mt 21,12-16

X 2021La visita di Gesù al tempio è riferita da tutti i Vangeli ma in modo diverso; la recensione che Matteo propone è singolare perché abbrevia il racconto del gesto di giudizio di Gesù che scaccia i mercanti. Gesù compie un gesto che richiama la profezia di Geremia. Geremia aveva rimproverato i sacerdoti del Tempio per avere trasformato la casa di preghiera che Dio aveva in mente, in una spelonca di ladri. In verità c’erano molti traffici nel grandioso Tempio costruito da Salomone, e anche al nostro tempo, se ci pensiamo bene, ci sono gli stessi traffici soprattutto nei santuari. Per arrivare al luogo di culto per la propria personale preghiera, occorre attraversare solitamente un grande mercato. Gesù dunque, scaccia i mercanti usando proprio le parole dei profeti Isaia e Geremia: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri», ma accoglie senza dire una parola, zoppi, ciechi e li guarisce. È un passaggio molto singolare, anche perché certe infermità escludevano dalla possibilità di entrare nel luogo santo. Gesù non parla, ma il suo gesto dice tutto di quella casa e mostra che c’è una verità spirituale in questa azione: la fede degli storpi, dei ciechi, dei lebbrosi, la fede dei peccatori dispone davvero lo spazio accogliente per Gesù. Chi in quella casa ci va per speculare è fuori, chi in quella casa accoglie, condivide e invoca, è davvero parte viva. Matteo nel momento supremo ma conciso della visita di Gesù al tempio, amplifica il contrasto tra la visione del Tempio spirituale che Gesù ha, e la visione grossolana che i capi dei sacerdoti e gli scribi hanno del tempio. Per giunta, sono presenti anche dei «fanciulli che acclamavano nel tempio: Osanna al figlio di Davide» come era avvenuto al suo ingresso a Gerusalemme! É evidente il contrasto tra lo sterile commercio di animali per il sacrificio, e il dono della guarigione portato da Gesù! I capi protestano e Gesù citando la Scrittura insegna come la lode sia dei piccoli: «Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode». I lattanti, i bambini, i poveri, i sofferenti attraverso la loro lode ed invocazione, dispongono uno spazio che Dio può abitare. I Vangeli non ci consegnano nessun miracolo operato da Gesù nel tempio di Gerusalemme, però Gesù ha compiuto miracoli nelle sinagoghe della Galilea e ripetutamente i Vangeli riferiscono le dispute che si accendevano perché gli scribi, gli esperti della Scrittura e con loro i farisei, rimproveravano Gesù perché guariva la gente bisognosa di salute sia fisica che mentale che si recava nella sinagoga in giorno di sabato. È svelata la concezione formalista del riposo del sabato, del culto nel Tempio, secondo la quale Gesù non avrebbe dovuto compiere i segni che manifestano la misericordia di Dio verso il sofferente presente nella sinagoga. Per questo Gesù ha ripetuto il gesto originario: come all’origine la nube entrò nel Tempio e i sacerdoti sono dovuti uscire e «non poterono rimanervi per compiere il servizio», alla fine è Gesù a cacciare i mercanti che avevano trasformato la casa di preghiera in una spelonca di ladri redarguendo i capi dei sacerdoti stessi. Nel Tempio occorre andare per ascoltare, per invocare, soltanto così quello spazio fatto di muri diventa accogliente. Salomone stesso, colui che ha costruito il Tempio raccogliendo i migliori materiali e le migliori maestranze da tutto il mondo allora conosciuto, si chiedeva al momento della sua consacrazione: «Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita!» (1Re 8,27), ma subito dopo Salomone pregherà: «Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona» (1 Re 8,30).

Come gli antichi Israeliti avrebbero voluto abitare sempre il Tempio di Gerusalemme (ma non potevano farlo fisicamente perché dovevano tornare alla loro casa dopo i pellegrinaggi), lo stesso anelito a stare con il Signore dovrebbe avvenire per noi. Nulla è più prezioso del segno religioso del tempio nella tradizione biblica, eppure nessun tempio è rimasto di quelli successivamente ricostruiti. Anche Gesù avrà parole forti verso chi gli faceva notare la bellezza del Tempio «non resterà pietra su pietra che non venga distrutta» (Lc 21,6), anche Lui chiederà conversione e inviterà a riprendere la via di Dio. Con la sua presa di posizione ribadisce l’esigenza espressa dai profeti: ciò che è sacro agli occhi di Dio non è una struttura, un’istituzione, un simbolo, ma la relazione che egli offre a chi accetta di allontanarsi radicalmente dal male e pone come suo obiettivo il suo attivo operare per la giustizia. Avere nel proprio cuore il desiderio di stare con il Signore, abitare con Lui che ci ha detto: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto» (Gv 15,5); l’invito allora, è quello di riuscire a fermarsi davvero un po’ di più adesso che il tempo delle ferie ce lo consente. L’incontro tra il Figlio di Dio e il Figlio dell’uomo nel quale Dio e l’umanità si incontrano, non avviene in un tempio fatto di pietre, ma nella Persona viva del Signore Gesù Cristo che il Padre ha mandato affinché sia il Salvatore di tutto il mondo. Non solo; quando si entra in contatto con Cristo, quando si prega davvero, quando si fa la comunione con Lui in maniera autentica, certamente avviene che noi assimiliamo Lui, ma più radicalmente, è Lui che ci assimila, ci trasforma, ci rende se stesso: così che se Lui è totalmente il Tempio di Dio in terra, anche la comunità cristiana diventerà Tempio di Dio. Lo dice Paolo nell’Epistola: «Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente». Gesù è risorto, noi siamo inseriti in lui, siamo corpo unico del corpo del Risorto. Questo tempio è fatto di pietre vive. È mobile, sta là ove abitano i credenti in Gesù. E questo è il sogno di Dio su tutti noi. Piace chiamarlo così, ma davvero i testi ci orientano in questa direzione. Siamo aiutati ad accogliere questo grande dono di essere casa e popolo di Dio, essere pietre in cammino nella storia ognuno con la propria capacità di apporto, con il proprio sorriso, con la propria dedizione, con la propria voglia di vivere il Vangelo. È questo, un invito a tenere alto lo sguardo per essere capaci di interpretare il sogno che il Signore ha nei confronti della sua gente, del suo popolo, nei nostri confronti. È in questo momento che sentiamo come quella domanda che si era fatta Salomone «Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?», continui ad avere risposte belle, importanti e preziose. Mi piace immaginare che questa tensione impegni a rivolgere la vita e il cuore di uomini e donne di oggi a costruire relazioni. Davvero sono tanti i segni anche all’interno della nostra comunità che ci dicono come anche nei contesti più diversi, nascono e si pongono fraternità nel nome del Vangelo del Signore, e anche questo è il sogno di Dio. L’esserne parte è impegno grande, è qualcosa che domanda il meglio delle risorse e delle passioni che abbiamo. Signore, se questo è il Tempio che ci vuoi dare, aiutaci nel costruirlo così. Davvero ci guardi il Signore dal cielo e ascolti la supplica che sorge dai nostri cuori e renda questo spazio accogliente per tutti coloro che vi vogliono entrare.


Orari celebrazioni

(da sabato 25 settembre)
Sabato

18.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

9.00: Santa Messa
10.30: Santa Messa (streaming)

Settimanale

Lunedì e mercoledì
ore 8.30: Celebrazione eucaristica o liturgia della parola
Martedì e giovedì
ore 18.00: Celebrazione eucaristica o liturgia della parola
Venerdì
ore 17.30: Adorazione Eucaristica e Vespro


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"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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