XI DOMENICA DI PENTECOSTE – ANNO B
1 Re 18, 16b-40°; Sal 15; Rm 11, 1-15; Mt 21, 33-46

XI 2021È come un canto appassionato quello nel cuore di questo Padrone della vigna. È un amante della sua vigna di cui si prende cura, ma è un amore che viene deluso, un amore rattristato, un amore ferito! La parabola raccontata da Gesù, ci mostra tutta la tenerezza di Dio, tutta l'attenzione di Dio verso questa vigna che è il popolo d'Israele. È vigna chiamata ad essere motivo di gioia per molti perché questa è la missione di Israele, essere testimone dell'Amore di Dio per il mondo. Ma il Vangelo ci vuole dire ancora di più, piccole cose che fanno cambiare lo sguardo. La parabola, che all’inizio sembra essere rivolta soltanto agli ascoltatori di quei tempi, scopriamo come vada a cercare anche la nostra vita. Israele è presentato non più come popolo in sé, ma come Regno di Dio che Egli per mezzo del sacrificio del Figlio, vuole affidare anche a noi. Gesù ci dice che per affidarci il suo regno, Dio continuamente invia i suoi servi, che nell’Antico Testamento erano i Profeti che venivano regolarmente maltrattati e non ascoltati. «Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo»; come a dire che anche oggi i servi del Signore non sono trattati meglio. Come si fa allora a ripristinare una relazione in cui la fiducia è morta? Ogni approccio sembra perdere spessore, le parole che un tempo legavano oggi sono diventate ingannevoli; non osiamo più procedere sulla parola dell'altro per paura che venga corrosa e ceda sotto i nostri piedi. Il male ha rotto tutto e l'Altro appare sempre più lontano, irraggiungibile; ogni nostro tentativo di avvicinarci a Lui finisce con un allontanamento, perché tra il Signore e noi, la fiducia è stata spezzata dal peccato. Nessuno dei messaggeri di Dio sarà ricevuto perché il veleno del peccato, entrato nel cuore dell'uomo, restituisce la figura del Signore come colui che opprime e che pretende la nostra dedizione incondizionata. Come possiamo abbandonarci nelle sue mani quando dubitiamo di Lui? E Dio manda Suo Figlio, il primogenito, e il racconto mostra la reazione della libertà alla libertà. Il rapporto tra Dio e noi è l’incontro di un Padre che ama nella sua libertà, ma alo stesso tempo, quell’incontro definisce anche un'altra libertà: quella dei figli. La parabola cosa ci mostra? Coloro che erano invitati a restituire amore per amore, quando arriva il Figlio, vogliono mettere le mani sul suo avere. È questo il ragionamento dei vignaioli; essi pensano che eliminando il Figlio l’eredità della vigna (il Regno di Dio), sarà loro: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera» (Gv 11,49-50); si pensava così a Gerusalemme tra i capi del Sinedrio, e mai profezia sarà più vera di questa: Gesù con la sua Pasqua, ha permesso a tutti di avere il Regno dei cieli come propria eredità. Questo è il risultato dell’Incarnazione di Gesù Cristo. Dio si rifiuta di combattere con le nostre armi; San Paolo contemplando tutto questo ci dice che nonostante tutto, Dio non si è dato per vinto “il Signore avevo promesso che in Israele ci sarebbe stato almeno un resto, un pugno di uomini che avrebbero creduto in lui. È quello che dice il Signore a Elia «Mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal», uomini che non hanno ceduto all’idolatria di avere a tutti i costi il potere sulla vigna. Per Paolo che dice: «Così anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia», la promessa di Dio “di un resto in Israele”, si stava realizzando.


Alcuni Ebrei infatti, avevano accolto il Vangelo e si erano convertiti e Paolo, che ha voluto sempre bene al suo popolo fino all’ultimo respiro dice “vuoi vedere che Dio non abbandonerà il mio popolo e alla fine li farà convertire?”. Dio non schiaccia coloro che gli si oppongono; contrariamente a quanto pensano gli interlocutori di Gesù, Dio non si avvale della legge del taglione per colpire i vignaioli omicidi. Al contrario, agisce contro la nostra logica, ci conquista lasciandosi conquistare e si dona a chi gli nega il proprio bene. Presentandosi così vulnerabile, il Signore distrugge la logica padrone-schiavo. Quando il padrone, quel Padrone è colui che si mette alla nostra portata e si lascia ferire dalle nostre mani, crollano le bugie che lo presentano come colui che non ha riguardi e schiaccia tutto quanto gli si oppone, dice Paolo: «Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia» (Rm 5, 20). Letta così si può cogliere bene come questa parabola che in un primo momento ci lascia senza fiato, poi dona speranza. Cosa ci suggerisce questa parabola apparentemente così lontana da noi che abbiamo già accolto il Signore? Anche noi che cerchiamo di seguirlo nella nostra vita e non lo rinneghiamo, anche noi, spesso, non viviamo la riconoscenza. Come il popolo di Israele non ha vissuto la riconoscenza nei confronti dei doni di Dio, anche noi facciamo fatica a dire grazie, anzi, a volte non ci accorgiamo proprio dei doni di Dio perché Dio rimane come nascosto nei suoi doni, altrimenti sarebbe come obbligarci ad osservare i suoi comandamenti. È un po’ come quando noi facciamo un favore semplicemente perché a nostra volta lo abbiamo ricevuto e vogliamo toglierci l’obbligo. San Paolo dice che con Dio questa storia non funziona, questo metodo non funziona, Dio non vuole essere amato per dovere; il Signore non se ne fa nulla, ma proprio nulla di un rapporto fondato sullo scambio: tu mi hai dato e allora io ti devo dare. E allora cosa fa Dio? Dio continua a farci tanti doni, ma senza farsi troppo notare. Appunto, come il padrone della vigna che se ne è andato lontano in modo tale da lasciare liberi i vignaiuoli di essere fedeli e coltivare quella vigna e dargli dei frutti. Può capitare che questo stile molto discreto di Dio porti ad illuderci che in fondo, ciò che di bello abbiamo nella vita, sia solo frutto delle nostre capacità, delle nostre intraprendenze. Invece la sete di Dio nei nostri confronti, lo porta a darci già da ora, il centuplo della gioia del banchetto di nozze, quella gioia della carità che è il miglior vino arricchito e migliorato dalle sue costanti cure. Il Signore non aspetta che siamo pronti ad accoglierlo per donarsi a noi, si dona per primo ponendosi come pietra sulla quale costruire una nuova e duratura relazione. Sia davvero così per tutti noi.


Orari celebrazioni

(da sabato 25 settembre)
Sabato

18.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

9.00: Santa Messa
10.30: Santa Messa (streaming)

Settimanale

Lunedì e mercoledì
ore 8.30: Celebrazione eucaristica o liturgia della parola
Martedì e giovedì
ore 18.00: Celebrazione eucaristica o liturgia della parola
Venerdì
ore 17.30: Adorazione Eucaristica e Vespro


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"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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