II Domenica dopo il martirio di Giovanni Battista - Anno B
Is 63,7-17; Sal 79; Eb 3,1-6; Gv 5,37-46

Voi scrutate le Scritture«Non forzarti all’insensibilità, perché tu sei nostro padre», è istanza forte e intensa, che vuole rompere gli indugi; parole sorprendenti, parole uniche che hanno bellezza e che mostrano la confidenza di chi sa osare il massimo perché ha sperimentato come Dio non rinneghi mai se stesso e la sua promessa. Sono parole che hanno radici lontane, espressioni che Isaia attinge a qualcosa di vissuto, di visto, di toccato con mano e che ormai è stabilmente nel suo cuore. È preghiera impregnata della storia concreta di un popolo, e per questo Isaia fa memoria dei tanti doni con cui Dio ha accompagnato il cammino del popolo a Lui caro, un dire: voglio ricordare. Non c’è immediatamente una richiesta, ma un dire: sono qui di fronte a te Signore e non voglio dimenticare quello che tu hai fatto, quello che tu ci hai dato. Dunque, un fare memoria, un riconoscere con sguardo stupito come Dio si sia svelato nella storia del suo popolo: «Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati, li ha sollevati e portati su di sé, tutti i giorni del passato». Lo stare di fronte alla verità di Dio consente di cogliere i gesti, le parole, i simboli, i doni con cui Dio ha accompagnato e tutt’ora accompagna la storia di ogni popolo; e insieme, lo stare di fronte a Dio, permette di riconoscere che non sempre si è all'altezza di quei doni e aver deluso l’amore gratuito e grande di Dio. Il profeta insegna a tutti che la memoria rigenera la speranza e la speranza rimette nel cuore e sulle labbra la supplica grande e sincera: «Guarda dal cielo e osserva dalla tua dimora santa e gloriosa. Dove sono il tuo zelo e la tua potenza, il fremito delle tue viscere e la tua misericordia»? Davvero germoglia il linguaggio della famigliarità che permette di osare nei riguardi di Dio Padre che si commuove nelle sue viscere e prende a cuore l'invocazione dei suoi figli. Pensiamo a noi allora, noi che leggiamo questo brano oggi all'interno della nostra personale vicenda in questo pezzo di storia che siamo chiamati a percorrere. Pensiamola come preghiera di chi davvero apre il cuore e riconosce di essere persona che ha alti e bassi, che promette e poi non mantiene, che dice e poi non fa, che ha vissuto dei momenti di fedeltà subito smentiti da momenti di grigiore quasi dimenticando anche le cose più belle che dal Signore ha ricevuto.

Pensiamo a come anche noi oggi, in tutta sincerità possiamo osare nel dire: “Non un inviato, non un angelo o un messaggero ci ha parlato di te, ma Tu stesso che ci hai salvati”; e quel “Tu stesso” sappiamo che viene da Nazareth e si chiama Gesù Cristo. Tu stesso sei venuto a salvarci. Le Scritture infatti, custodiscono tutte le forme e le caratteristiche di questa grande storia, annunciando un Padre dall’amore più forte della ribellione e del peccato dell’uomo, perché ha "il fremito di misericordia nelle sue viscere". Le luci e le ombre di questa relazione tra Dio che viene e l’uomo che capisce e non capisce, esprimono bene la vicenda della fede di ciascuno di noi. È parola che davvero diventa di grande intensità, ce ne accorgiamo; è parola che scuote, mette in cammino ed è parola che viene ripresa in una forma molto diversa, ma ugualmente incisiva, da Gesù. Questo brano del vangelo è uno spazio polemico con i capi del popolo farisei e Lui a seguito delle continue controversie che si vanno via via insinuando. «Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita». Quel “voi scrutate” dice di una ricerca fatta con zelo e in modo quasi affannoso che però è vana perché si ferma alla lettera e non riesce a cogliere il suo significato più profondo che l’amore di Dio verso gli uomini esprime.
Non è lo scrutare fatta in modo libero con tutto il proprio cuore che conduce veramente a verità, no! Il loro modo di rapportarsi alle Scritture, fa sì che poi si finisce di far dire alle Scritture, ciò che si vuole sia indicato e rispettato dagli altri, senza però aprirsi alla speranza cui le Scritture schiudono. Collocato in questo momento dello scambio sofferto e veritiero tra Gesù, gli scribi e i farisei, queste parole davvero fanno emergere tutta la drammaticità, perché ragionare così vuol dire non riconoscerlo e tenere chiuso il cuore verso l’antica promessa finalmente avverata. Si può leggere il Vangelo e non capirlo se non hai nel cuore come Gesù, la passione che Dio ha per l’uomo, per ogni uomo e ogni donna. Non basta indagare la Scrittura che apre la porta, se poi quella porta non la si varca. Gesù lo dice ai farisei del tempo, ma parole così mantengono un'attualità evidente per ogni credente in cammino. Anche a noi oggi Gesù dice che all'incontro con Lui si arriva solo se lo si sceglie veramente coltivandolo nel cuore come un’esigenza profonda. Gesù ci dice: se voi non volete venire a me, non c'è Scrittura che tenga, troverete sempre le ragioni dell'indugio, del rimando, del rifiuto. Noi abbiamo molto impoverito l'immagine della fede, identificandola prevalentemente con un insieme di parole, di dichiarazioni, ma è pallida questa immagine, dice poco se messa a confronto con quella evangelica che invita ad "andare dietro Gesù", a camminare nelle parole di Gesù che «sono spirito e vita» (Gv 6,63)! Se riuscissimo ad amare le Scritture e farle entrare nella ferialità della nostra vita, il rischio di uno scollamento sarebbe largamente superato, perché non ci sono dei credenti sempre al sicuro dall’errore, come pure non ci sono solo durezze e incomprensioni. Dunque, è Parola quella di oggi, che ci convoca tutti ad aprire il cuore nell’accogliere la totalità del dono che è Cristo. La storia è disseminata di tracce di Dio che continuamente cerca l’uomo per salvarlo in Cristo. Per questo i doni che il Signore fa al suo popolo chiedono anzitutto il ricordo, cioè l’uso della memoria: non basta osservare, occorre ricordare! E se torniamo alla bellissima pagina del profeta, tocchiamo con mano cosa vuol dire fare memoria ed ascoltare realmente la parola: la si indaga sì non per farle dire ciò che vogliamo noi, ma per lasciarci guidare dal Signore che ci indica le mete, i passi da compiere, gli atteggiamenti da coltivare. Allora ripartiamo da qui, dal riconoscerti nostro Padre, ed avere la certezza di avere, nel Signore Gesù Cristo, il vero compagno di viaggio. Sia questa la nostra preghiera oggi, sia il fare memoria della gratuità del dono che è nutrimento nella nostra storia comprendendo che la sua eredità siamo noi.


Orari celebrazioni

(da sabato 25 settembre)
Sabato

18.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

9.00: Santa Messa
10.30: Santa Messa (streaming)

Settimanale

Lunedì e mercoledì
ore 8.30: Celebrazione eucaristica o liturgia della parola
Martedì e giovedì
ore 18.00: Celebrazione eucaristica o liturgia della parola
Venerdì
ore 17.30: Adorazione Eucaristica e Vespro


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"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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