III Domenica dopo il martirio di Giovanni - Anno B
Is 32,15-20; Sal 50; Rm5,5b- 11; Gv 3,1-13
Tre testi in cui emergono parole, promesse, suggerimenti sorprendenti che vanno per tanti aspetti contro corrente e che non si immagina perché non fanno parte dei cliché comuni. «In noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva». Sono davvero immagini solo retoriche? Chiediamoci se situazioni che ci apparivano in cuor nostro solo aridità insuperabile, per mezzo di un segno, un suono, una voce, un colore, una presenza sorprendente, abbiano cominciato a prendere vita staccandoci da qualcosa che sembrava invece votato drammaticamente all’insignificanza. Momenti in cui abbiamo scoperto come alcune parole e intuizioni del Vangelo (non importa quale), le abbiamo capite in quei momenti li e adesso li custodiamo come prezioso tesoro (cfr. Mt 13,44). Dunque, tempi di deserto sono diventati tempi di fioritura in cui il Signore ci ha fatto fare dei passi veri. Il Signore ci aiuta a ritrovare radici che hanno una solidità antica e che portano ad una capacità più limpida di rivolgerci all’altro, di spenderci per, o una sapienza di vita più autentica che non ci lascia più abbagliare dalle apparenze e ci fa imparare a riconoscere davvero le cose più vere. Ecco, i deserti che fioriscono sono la sorpresa di Dio; ed è sorpresa che ci insegna come la parola di Dio non ci inganna, ma rimanda ad uno sguardo che va oltre l’apparenza della sola superficie proprio perché va in profondità. Questa è Parola che rafforza la speranza che ci fa riprendere vigore. Non meno profondo è il testo di Paolo. Ha al suo interno una espressione che manifesta la profondità di questa pagina tratta dalla Lettera ai Romani. È frase che fa scoprire un’altra sorpresa di Dio: «a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi». Mentre eravamo ancora peccatori; certo, l’Apostolo lo dice in rapporto alla grave distanza da Dio e dalla sua luce che stava prendendo e occupando il cuore di molti del suo tempo, ma, ci dice Paolo, che questo non è solo un evento singolo. Tutti, nessuno escluso, sono interessati perché lo Spirito del Risorto continuamente guida e educa e ciò, è veramente e sorprendentemente sorpresa di dono e di grazia. Anche nei tempi della nostra personale lontananza, Dio in Gesù Cristo, concretizza la disponibilità del dono che riconcilia e che ci consente di averlo come compagno di strada, come volto amico, come presenza attesa. Questa è la sorpresa di Dio. Paolo ci dice che questo è quello che il Signore continua a fare con noi. Proprio mentre siamo distanti, Lui si fa vicino per ricondurci a casa. Non sono sottolineature per abbellire un discorso, sono le stesse esperienze che sperimentiamo nella nostra vita a raccontarcele: il Padre continuamente rilancia anche nelle infinite dispersioni che sappiamo mettere in atto. È esperienza che accade, è dono che si dà, è grazia che si rinnova e allora, ogni volta che sperimentiamo ciò, ci sentiamo ri-convocati. Anche questa è sorpresa. E poi il testo del Vangelo che per certi versi è anche pagina simpatica e bella che vede coinvolto Nicodemo. Lui era uno dei capi dei Giudei, faceva parte del Sinedrio di Gerusalemme; era affascinato da Gesù, voleva parlare con Gesù ma aveva paura che il dialogo con Gesù lo compromettesse agli occhi dei suoi colleghi del Sinedrio e pensa di rimediare a questa cosa andando a trovare Gesù di notte. Di notte a cercare e bussare perché ci si sente in ricerca, senza però che altri non vengano a saperlo.
Già questo ci dice come siano tante le volte in cui il rapporto con Dio nella notte sia separato dal rapporto con gli uomini di giorno e questo non è valido soltanto per Nicodemo; può capitare anche a noi cristiani del XXI secolo di separare la religione di notte da una vita secolare, laica di giorno. È davvero bello questo contrasto tra il buio della notte e la luce di Gesù. Nel dialogo con Gesù, Nicodemo si sente preso in totale contropiede che si sente dire: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Il discorso prende le mosse proprio da una immagine tra le più vere dell’esperienze umane: il nascere. Qualcuno che prima non c’è, adesso c’è; adesso pulsa, è vita, è volto, è nome che dice futuro. Il nascere indica chiaramente il cambio di stato che dalle tenebre porta alla luce, e nascere dall’alto, è l’invito ad avvicinarsi di più a Gesù Cristo. Ci dice Giovanni: “avvicinati ad un Maestro così, avvicinati alla Parola che Lui regala, avvicinati”; potrai avvertire che si può rinascere, si può ritrovare una ragione altra, più bella e più grande della vita. La novità che il Vangelo porta entrando nel cuore di una persona o di una comunità è davvero in grado di realizzare una ri-nascita alla vita. Non sarà più il nascere come principio di vita terrena, ma è un nascere dall’alto che è vita incorruttibile; è vita portata dalla Parola di Dio che entra nel cuore. E anche qui se ci pensiamo bene, se con calma ripensiamo al nostro vissuto, ognuno di noi sarà in grado di riconoscere questi momenti bui resi totalmente illuminati dal desiderio di rinascere. La sorpresa emerge bene dal Vangelo: Gesù rispetta la paura di Nicodemo; non si perde a sottolinearne la mancanza di coraggio, ma rispettando la sua debolezza, lo trasforma, lo rende coraggioso al punto che Nicodemo, in quel tramonto sul Golgota, sarà presente per prendersi cura del corpo del Crocifisso quando tutti saranno fuggiti. La figura di Nicodemo ci prende per mano per ridestare in noi lo stupore di essere di fronte alla possibilità di vivere concretamente la nostra vita in modo completamente nuovo grazie all’intervento della misericordia di Dio. Ri-nascere dallo Spirito, è vivere l’intima esperienza che l’amore di Dio per noi, ha una fedeltà così forte e così fedele, che nemmeno il nostro peccato possono intaccare. E quando questa fiducia dimora in noi stabilmente, possiamo fare finalmente scelte nuove non più fondate sulla paura di perdere o di sbagliare, ma sul desiderio di vivere pienamente la sequela di Gesù. Il vento, cui i redenti nati dallo Spirito sono paragonati da Gesù, è quell’invisibile potenza di cui ignoriamo l’origine e la destinazione, non lo si può controllare. Lo Spirito del Risorto investe proprio tutto, è Mistero di cui non si può autonomamente disporre, ma nel quale ci si deve continuamente immergere con coraggio e creatività. Anche con noi Gesù agisce allo stesso modo. Non convoca eroi al suo seguito, convoca gente che vuole iniziare percorsi, che vuole avviare processi; gente del primo passo che sanno scoprire come le nostre debolezze non siano un ostacolo per incontrare veramente il Signore, ma una opportunità; gente che scopre come le proprie fragilità non siano uno ostacolo e limite, ma occasione per avanzare un passo sempre in più. Tre sorprese. Il deserto che fiorisce; Gesù che morendo in croce ha permesso a tutti di avvicinarsi a Lui, e poi lo Spirito Santo, Spirito del Risorto che fa rinascere dall’alto per una vita incorruttibile. Ecco, questa è la parola che davvero illumina la domenica che stiamo vivendo.
