V Domenica di Avvento – Anno C – Il Precursore
Is 30,18-26b; sal 145; 2 Cor 4,1-6; Gv 3,23-32a

AmicoDelloSposoIl titolo dato a questa domenica attira l’attenzione sul Precursore, su Giovanni Battista. È il Vangelo a dirci questo. Normalmente le pagine su Giovanni Battista le troviamo nei Vangeli dei sinottici Marco, Luca e Matteo perché mostrano le grandi immagini dell’uomo del deserto, dell’uomo che con voce forte e persuasiva invita a preparare le strade al Signore che sta per venire. Ed è vero, è la grande e inconfondibile caratteristica che ci ha fatto diventare famigliare la figura del Battista. Con questa sua connotazione ascetica, severa “vestiva di peli di cammello, si cibava di locuste e di miele selvatico”, è l’uomo tipico del deserto, è l’uomo dell’essenziale e interamente proiettato nella prospettiva di Colui che deve venire. Giovanni, il quarto evangelista invece, non si ferma a trattare questi aspetti all’inizio del suo Vangelo, ma ci regala questo brano che è unico, solo Giovanni ha questo aspetto e questo dialogo. La sua sottolineatura non è quella di presentare l’uomo del deserto che pure rimane vera, l’evangelista Giovanni è catturato dalla continua tensione che il Battista ha verso Gesù. Per lui Giovanni Battista è questo e quindi non sente la necessità di comunicarci la sua fisionomia di uomo austero ed essenziale. Il testo del Vangelo ci propone una evidenza chiara sull’accorrere delle folle a farsi battezzare; un Giudeo fa notare ai discepoli del Battista come diminuiscano le persone che si recano a farsi battezzare dal loro maestro e si riversano «dall’altra parte del Giordano» da Gesù che sta battezzando. Lo fanno presente a Giovanni Battista, ma Lui non accetta di entrare nel gioco della concorrenza e ci regala parole che sono di una bellezza straordinaria: «Sono stato mandato avanti a lui […] l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Giovanni Battista riconosce anzitutto il suo essere creatura di fronte al venire di Colui che chiama lo Sposo (secondo una nota concezione dell’A.T), ma accanto allo Sposo c’è “l’amico dello Sposo”. Si definisce «l’amico dello Sposo», quindi come colui che è profondamente legato allo Sposo e può dire di provare gioia grande per questo suo venire, prova anche gratitudine proprio perché ode e ascolta la sua voce. Questa è una delle immagini più grandi e più belle del Vangelo che se ci pensiamo bene ha già nel suo prologo, l’omaggio a Giovanni Battista (Gv 1,6-8). L’amico dello Sposo è presente e lo ascolta esultando di gioia per la voce dello sposo; e l’amico dello Sposo ci regala quell’ultima indimenticabile frase che racconta di sé, di come lui vive il rapporto con lo Sposo: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Questo è Giovanni Battista e l’evangelista Giovanni ci regala questa figura inedita che nei testi, peraltro bellissimi, di Matteo, di Marco e di Luca, non avevamo trovato. Là soprattutto la figura è di chi prepara la strada, è di chi grida appassionatamente «preparate le vie del Signore» avendo una vita sobria ed essenziale. Giovanni Battista vive l’ascolto come la caratteristica fondamentale di chi sa di essere grande pur rimanendo piccolo e umile: «Chi ha orecchi, ascolti!» (Mt 11,15). «Lui deve crescere, io invece diminuire» vuole dire a tutti: io sono quello che ha preparato la sua venuta e mi ritenete un grande, ma è Lui che dovete seguire. Non c’è una immagine più densa di questa per interpretare il cammino di Avvento; Giovanni è interamente orientato a Gesù, non si sta prendendo la prima scena, non vuole essere alla ribalta, ormai è tempo che si sottragga, che diminuisca perché Lui deve crescere. È uomo proteso verso la promessa che Dio ha fatto alla sua gente e adesso questa promessa c’è e si manifesta, ma non è da cercarsi in Giovanni Battista bensì nello Sposo che è Gesù Cristo.

“Io sono l’amico dello sposo”, è la parola grande che illumina per intero la liturgia di questa domenica, ma è anche parola che supera i confini della domenica fino a scendere nei nostri cuori, perché un po’ tutti avremmo buoni motivi per sentirci cari in una immagine come questa. È vero, i primi posti non sono i nostri, il primo posto aspetta al Signore, ma è bello sentirsi e sapere di essere anche noi, pur poveri, amici dello Sposo. Questo ruolo Giovanni Battista ce lo lascia anzi, ce lo indica, affinché anche la nostra gioia possa essere davvero piena. È un testo di profonda capacità di consolazione; nel nostro cammino di fede siamo consapevoli di avvertire soprattutto le fatiche, magari le incertezze delle nostre fragilità, però chiediamoci per chi facciamo fatica? Per Uno così, per quello che Giovanni Battista chiama lo Sposo, quello che deve crescere. E allora, le accetti di più le fatiche, riesci anche a perdonarti le tue fragilità, le tue incertezze, perché comunque anche fragilità e incertezze non riescono a rubare la gioia di poterti pensare ed essere amico dello Sposo. Del breve testo di Paolo raccolgo soltanto l’espressione: «Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore»; come per il Battista anche Paolo è appassionato di Gesù Cristo e si mette al servizio delle comunità cristiane nascenti proprio: «a causa di Gesù». Paolo dice con linguaggio esistenziale, cioè con la propria vita, il proprio vissuto, l’espressione di Giovanni Battista: «Lui deve crescere e io diminuire». Lo dice con la gioia di sapersi servitore che guida e conduce le nascenti comunità cristiane a Lui, a Gesù. Ma non si dà cammino se la meta non è dichiarata e resa presente, e questo è stato anticipato dal profeta. Le parole di Isaia, che è il grande profeta dell’Avvento, dicono che i doni destinati a tutti sono da sempre nel cuore di Dio e hanno un annuncio che viene da lontano, e comunicano l’attenzione amica di Dio nei nostri confronti. Le prime parole del testo sono davvero belle: «Eppure il Signore aspetta con fiducia per farvi grazia, per questo sorge per avere pietà di voi». Come un sole che sorge, come un orizzonte nuovo, viene per avere pietà perché ci ha nel cuore e proprio per questo il testo lo dice con forza: «beati coloro che sperano in lui […] tu non dovrai più piangere». E a conforto di quanto asserito, introduce una seconda sottolineatura che acquista particolare bellezza: «Anche se il Signore ti darà il pane dell’afflizione e l’acqua della tribolazione, non si terrà più nascosto il tuo maestro». Rimarranno difficili tanti passi, tanti momenti di sofferenza e di prova, ma non devono rubare la capacità e la gioia di sperare e di attendere, perché: «non terrà nascosto il suo volto», si farà vedere. Giovanni Battista è la voce, ma la Parola è Gesù Cristo (sant’Agostino, commento al prologo di Giovanni). La voce suona e scompare, la Parola rimane. La parola di Giovanni Battista deve rimandare al Messia, come la parola della Chiesa deve rimandare a Gesù Cristo. Non è scontato questo, è sempre più forte e presente il pericolo di cadere nella tentazione di indirizzare la fede nei confronti del testimone e non più verso il testimoniato. Giovanni non mira a diventare leader, anzi dirotta l’attenzione verso il Signore dicendo chiaramente che è Lui Colui che deve venire e noi possiamo essere l’amico dello sposo che prova una gioia grande ascoltandolo. Questa è l’interiore libertà che Giovanni mostra di possedere, egli sa di essere vigilia di Gesù, e non pienezza di senso che era l’attesa di tutto l’Israele. È strada bella, è scelta vera che siamo chiamati a compiere con totale libertà per creare davvero prossimità grande tra lo Sposo e l'amico dello Sposo.

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