Presepe2021Mi sembra bello rubarvi qualche minuto del vostro tempo, pochissimi in verità, per porgere a voi tutti un augurio di buon Natale. E per fare questo lascio che siano i Vangeli della notte e del giorno di Natale a condurci. C’è al centro dell’annuncio della notte quella splendida icona rap-presentata dalla frase: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14); è la pagina del prologo del Vangelo secondo Giovanni, un’icona diventata indimenticabile. Giovanni è giunto a scrivere quella pagina solo dopo aver terminato il racconto del suo Vangelo e con quella pagina ci dice da subito come sia riduttivo dire che il Natale celebra il solo nascere del Bambino. Certo, la sua è nascita assolutamente vera, ma il ricordare solo quella è ancora troppo poco. Colui che viene tra noi, rimane tra noi; pone la tenda nel nostro sterminato “campeggio di uomini e di donne”. Non basta solo dire che Natale è il giorno in cui Gesù nasce alla storia, ma occorre dire che il Natale segna il momento in cui Lui, Gesù Cristo, comincia a dimorare con noi, abitare la nostra vita, vivere il nostro cammino fatto di fragilità. E per fare questo, Gesù abita con la Parola. È questa l’esperienza che ci qualifica come uomini. Dio Padre ha una parola, una sola: è Gesù, è suo Figlio. Non è un Dio silente che non fa sapere che cosa abbia nel cuore, si ri-vela. Lo ha fatto con i profeti, lo fa con Gesù e la sua Parola è la storia intera. Abita con noi fa-cendosi Luce. È immagine che parla da sola specialmente in questa stagione che è la più buia dell’anno. Se siamo in viaggio e la notte ci sorprende, rallentiamo subito, procediamo a tentoni, scompaiono i colori, si avverte il freddo, ma soprattutto, non si vedono le figure (Rut 3,14). Ma se arriviamo in una casa luminosa ogni incubo finisce, scorgiamo le cose, le persone, percepiamo le distanze, avvertiamo il calore circondarci. Gesù è la luminosità di Dio, quando si incarna viene finalmente svelato il volto del Padre e ogni cosa manifesta la sua verità. Tutto ritrova il suo vo-lume, la proporzione, il colore, ma soprattutto Dio appare come papà di Gesù e Padre degli uo-mini. Abita con noi come figlio. L’esperienza che fa la donna subito dopo il parto per sé è em-blematica: le consegnano una creatura nata da lei, che ha i suoi stessi tratti. Gesù è l’unigenito del Padre, ha tutti i suoi tratti. Gesù è colui mediante il quale l’Altissimo partecipa in tutto alla sua vita storica. Può piangere per il freddo come piangono tantissimi uomini e donne anche adesso; può avvertire compassione per la folla affamata di pane. Può toccare il lebbroso e farlo rientrare nella società; può con le sue mani guarire gli infermi. Può con parole d’uomo denuncia-re l’ipocrisia, la falsità di una religione esteriore, può sedere a mensa con gli amici anche se sono peccatori. Può sperimentare il tradimento, la solitudine, la morte. Natale è dunque questa ama-bilità di Dio che esprime il desiderio di comunione di vita con noi per sostenerci dandoci la forza di andare avanti. È presenza stabile e amica che consegna a tutti la forza di rigenerarsi, e se a questo appuntamento arriviamo appesantiti e con i cuori inquieti per l’incertezza che ci circon-da, non dobbiamo scoraggiarci perché il Natale ci porta la parola di speranza. Allora, farci reci-procamente gli auguri illuminati dalla Parola che si fa carne, ne vale davvero la pena. E ancora vorrei sottolineare come il Vangelo del giorno di Natale, mostri le pennellate di Luca che intro-ducono la venuta del Signore in mezzo a noi. Sono una sottolineatura della delicatezza dei gesti: «Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia». Luca da subito pone al cen-tro i gesti familiari che compie Maria, ma che compiono tutte le mamme. Così nasce l’essere umano, inizia la sua esistenza con un respiro che è anche un pianto e Maria lo avvolge in fasce (così si usava anche nei nostri paesi) e lo pone nel posto più riscaldato possibile

 
Non è quindi un apparire folgorante come si riscontra in tante religioni in rapporto alle divinità, è un mutamento sostanziale in Dio; è una discesa (Paolo ci dice “svuotamento” Fil 2,7) e non c’è nulla di simbolico, tutto è reale e misurabile: ai pastori viene dato questo segnale: «Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12), e così avvenne. L’umiltà di Dio si iscrive nel segno di grandezza di un censimento che vuole significare potere. La culla del Figlio di Dio è una mangiatoia, la sua casa è una stalla e il Figlio di Dio è registrato nell’anagrafe degli uomini di modo che per cercare il Signore, non sarà più necessario alzare gli occhi al cielo (Gn 15,5), ma basterà posare lo sguardo con amore sugli uomini (cfr Mt 25,31-45). Il Signore manifesta il suo volto e lo manifesta in modo definitivo, non è una visita regale fatta dal sovra-no, ma è Alleanza nuova, definitiva, irreversibile. È un mutamento di condizione per il Figlio dell’Altissimo. È qui raccolgo un altro tema che il Natale presenta e che anche l’arte esprime be-ne: lo stupore. Stupore di Maria e di Giuseppe, stupore dei poveri individuati nei pastori che ve-gliavano di notte i loro greggi e che si sono lasciati convocare. Sono loro che si stupiscono, sono gli emarginati, quelli che non contano nella vita, quelli della seconda o terza fila e forse questa categoria vede anche la nostra presenza perché anche noi ci sentiamo persone povere. Lo stupo-re di una Presenza inattesa e di una Presenza che si farà agli occhi di tutti, luminosissima luce. Credo che questo sia il regalo incomparabilmente bello che ci fa il Natale del Signore. E infine voglio cogliere ancora un segno; un inconfondibile segno che indica che il Natale del Signore Ge-sù, non è solo il momento della sua nascita ma l’inizio di un rimanere come solo Dio sa fare: è il segno del legno. La mangiatoia su cui viene adagiato il Signore è di legno, e sarà ancora un legno il suo trono: la Croce su cui Gesù consegnerà la sua vita al Padre per amore di tutti noi. Allora sono testi che ci dicono la determinazione commovente di Dio di voler abitare la nostra vita, abitare le nostre strade in ogni tempo e in ogni condizione. Celebriamo il Natale accettando di cambiare la nostra idea di Dio. Per Lui l’onnipotenza è capacità di amare sempre, per Lui il pote-re è quello di perdere la sua vita per riscattare tutti dalla schiavitù del peccato. Quindi, anche se questo Natale rischia di farsi sempre più difficile ed appesantito in cui le parole che dominano sono altre, ci fa bene sentire che comunque il Signore ci è accanto con la sua parola che non sta scritta altrove, ma è quella del Vangelo. La venuta di Gesù e tutta la sua storia saranno come una luce grande che caccia via il dio della nostra fantasia (che non esiste) porgendoci il volto del Padre che osiamo pregare come nostro; Dio vero (lo diciamo nel Credo) che viene in mezzo a noi e che morendo sulla Croce, non ci abbandonerà più. E allora, anche in questo deserto difficile nel quale tutti ci troviamo, sapere di avere al nostro fianco il nostro Creatore, ci fa provare stupore sincero e tantissima gratitudine. Sia davvero per tutti Buon Natale.

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