DOMENICA DOPO L’OTTAVA DI NATALE
Sir 24,1-16b; Sal 147; Rm 8,3b-9a; Lc 4,14-22

SiECompiutaQuestaScritturaÈ testo fondamentale quello del Vangelo, ci dice: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Il dono del Natale, il dono della presenza del Signore, il dono del suo venire tra noi è dono che illumina l’oggi. È importante la sottolineatura del termine “oggi”, è parola che sa dire e commentare la ricchezza del dono nel tempo, non è qualcosa che si recupera dal passato come fosse parola già archiviata i cui effetti sono già stati prodotti; no, la Parola è dinamica, at-traversa la storia e si dichiara Evento nell’oggi di ciascuno di noi. È nel momento in cui la si ac-coglie che si comunica a ciascuno di noi e a noi tutti insieme. Ed è bello che Luca con passione ci porti nella sinagoga dove Gesù si recava sin da bambino. Gesù però ci torna dopo aver ricevuto il Battesimo da Giovanni Battista, e aver trascorso un tempo di ritiro nel deserto per preparare la sua missione e aver superato le tentazioni del demonio. Apre il rotolo del profeta Isaia che gli avevano consegnato e legge: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio»; lì avverte che l’investitura a lungo preparata, in quell’«oggi» inizia il suo corso, e sempre da quell’«oggi», donne e uomini ormai compromessi e ingessati nell’esperienze fallimentari che li fanno affondare, incontreranno il “Logos”, il Verbo di Dio, la Voce di Dio che si è fatta carne, il Signore Gesù Cristo. Allora se riu-sciamo a far nostro il contesto vissuto nella sinagoga di Nazareth nel quale il termine «oggi» racchiude il senso di quell’ascolto, possiamo dire che la verità del Natale interessa anche noi perché quella profezia compiendosi è diventata Presenza. Noi dunque, non stiamo facendo il ri-cordo di una cosa antica e remota, noi ci riuniamo per celebrare la Parola che risuona nel nostro «oggi» come compimento per tutti anche per noi. Non è frequente nei vangeli l’utilizzo del ter-mine «oggi», ma in Luca compare per ben undici volte a sottolineare come quell’«oggi» non sia tanto e soltanto in riferimento alla situazione raccontata, ma sia attinente alla situazione perso-nale di ognuno che cammina nella storia. «Oggi», adesso, perché l’incontro con il Signore è sal-vezza oggi, non domani; allora un richiamo così ci aiuta ad entrare ancora di più nel clima vero del Natale, che vuole celebrare la Presenza salvifica che è Presenza sempre nuova che affratella tutti mediante il dono della sua vita. Partirà da quella sinagoga la sua missione; Gesù da quel momento annunzierà il Vangelo camminando per le strade della Galilea e della Giudea incon-trando, sanando, perdonando, confermando la fede che incontrava. Non parlerà però solo con le parole, parlerà con la sua presenza, parlerà con la sua vita, parlerà con le sue parabole, parlerà con il suo Vangelo. Questo è il dono che oggi riceviamo gratuitamente dalla bontà del Signore. Da qui incomincia l’esperienza del cammino di ciascuno e quell’annuncio potente che attraversa la storia del mondo, dice ancora ai perduti di ogni tempo: coraggio, non abbiate paura io sono la speranza nel momento della disperazione, io sono la forza nel momento della debolezza, io so-no il coraggio nel momento della paura, io sono la vita quando vi sentite la morte dentro, io so-no la verità mentre intorno vince la menzogna. Questi è Colui al quale indirizziamo la nostra fe-de. E Paolo conferma nella storia quanto è stato promesso da Gesù Cristo.


È veramente esaustiva l’espressione iniziale: «Dio, mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne»; è l’evidente sottolineatura del venire nella storia dell’umanità del Figlio di Dio che si fa carne per riscattare i perduti, coloro che con le proprie fragilità si sono smarriti. È testo, questo di Paolo, che nel Na-tale trova il suo aggancio. Scrivendo alla comunità cristiana di Roma, Paolo, percepisce come quell’annuncio del divenire carne del Figlio di Dio, provochi sottolineature nuove quali: “vivere secondo lo spirito o vivere secondo la carne”. È un ritornello che, nelle riflessioni di Paolo vuol far cogliere come la ricchezza infinitamente alta del gesto di Dio che si fa carne nel volto e nella persona di Gesù, debba poi provocare riflessi forti anche nella vita di donne e uomini chiamati a seguirlo. Dice Paolo che quello è il dono e la grazia che chiama tutti e che consente a tutti di es-sere capaci di vivere la novità del Vangelo. Proprio perché divenuto simile a noi prendendo di-mora tra di noi, adesso la nostra vita di uomini e donne in cammino nella storia, deve assumere davvero la forza e l’intensità di una vita che sa rinnovarsi alla luce del Vangelo. Allora non pos-siamo celebrare il Natale e rimanere fermi al vecchio schema di un mondo che di fatto è ormai superato; se abbiamo celebrato bene il Natale, abbiamo celebrato una Presenza viva, abbiamo celebrato Colui che bussa con forza alla porta della nostra vita e chiede che la relazione con Lui rinnovi totalmente la nostra vita. E anche il testo del libro antico del Siracide ci dice che la Sa-pienza vive dentro la storia. Fin dall’inizio la tradizione spirituale cristiana ha trovato in questo testo la profezia del Natale. La Sapienza è accanto a Dio creatore mentre sorgevano i nuovi con-fini della terra, delle acque, del mondo, degli astri del cielo; ma, e questa è la novità grande che il testo ci propone, viene invitata a fissare la tenda in Giacobbe e prendere eredità in Israele. Que-sta è la promessa di un farsi carne estremamente completo, un venire in un luogo preciso all’interno di quella terra e dentro la storia di quel popolo. E sarà questo lo stupore di una Chie-sa che si riconosce come terra visitata da Dio, lo stupore di un mondo che vede tra le infinite tende del suo sterminato campeggio di uomini e di donne, anche la tenda di Dio in tutta simile a noi. È parola che manifesta l’invito alla famigliarità profonda con il Signore che ha voluto pren-dere la tenda come la nostra e dimorare dove viviamo e abitiamo tutti. Come può dunque esse-re estraneo Colui che si è avvicinato e si è compromesso in tutto condividendo con noi anche la morte? Quella della Sapienza non è immagine che rimane lontana nello spazio e nel tempo; nel suo spogliarsi in quel modo, avvertiamo potente una delle sollecitazioni più belle e più intense del Natale. Oggi Gesù annuncia anche a noi la Buona Novella, cioè che Dio è per l’uomo, mette la creatura al centro e dimentica se stesso per lui. È così che ci indica come anche noi siamo pri-gionieri del nostro 'ego', prigionieri di noi stessi, della nostra immagine, delle nostre passioni e persino del nostro benessere. Oggi anche a noi Gesù dice di smettere di girare intorno a noi stessi tutto il tempo; chiede a tutti di aprirsi a Lui che è Dio con noi, così da essere aiutati a no-stra volta ad aprirci agli altri, a mettere davanti a noi stessi gli altri. Solo allora il nostro cuore chiuso e rannicchiato su noi stessi sarà liberato e si potrà espandere infinitamente assaporando la vera libertà: quella di amare senza misura. Quando il dono ha una vigilia così, capiamo che ci arriva infinitamente più carico, più denso di affetto e di bellezza e noi vogliamo dirti Signore, un grazie sincero e profondo, perché riconosciamo che anche per noi «Oggi si è compiuta questa Scrittura».


Orari celebrazioni


S.Maria Assunta
Poasco

Sabato
ore 17.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
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(streaming)

Settimanale
Lunedì e mercoledì
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Venerdì
ore 17.30: Adorazione Eucaristica e Vespro

Incarnazione
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Sabato
ore 18.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
ore 8.30 e 10: Santa Messa

Settimanale
Lunedì, mercoledì e venerdì
ore 18.00: Santa Messa

S.Maria Ausiliatrice
Via Greppi

Sabato
ore 17.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
ore 11: Santa Messa

Settimanale
Martedì e giovedì
ore 18.00: Santa Messa

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"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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